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Storia dell'architettura I Lezione 1 .pdf



Original filename: Storia dell'architettura I - Lezione 1.pdf
Title: Storia dell'architettura I - Lezione 1
Author: Andrea Tetti

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Storia dell’Architettura I - Lezione 1 (29/09/2011)
“Storia dell’architettura, Alberti e Cacciari”
Per poter parlare di storia dell’architettura prima bisogna capire cosa significa storia e cosa
significa architettura.
Cos’è la storia? - La storia, secondo il “nomen” della terra, coincide con la defizione del
diritto (teoria espressa da Karl Smith, figura discutibile poichè elemento di spicco del
nazionalsocialismo tedesco). Cossiga, uno dei maggiori costituzionalisti italiani, alla
richiesta di un parere relativo a una qualsiasi modifica alla costituzione italiana risponde di
non porsi neppure il problema prima di aver letto Kelsen.
Smith e Kelsen, pensatori tedeschi, sostengono come il 1914 rappresenti una svolta
decisiva nel modo di intendere la storia, che da tale data verrà appunto intesa come poststoria.
Lo stesso diritto romano, base del moderno diritto internazionale è determinato dal rispetto
del senso del confine, un diritto che a detta di Smith è applicabile fino al 1914, fin quando
cioè il confine risulta ancora rispettato, fin quando cioè la guerra viene condotta
dichiarandola, lasciandosi riconoscere da uno stendardo per esempio. Non esiste nessun
crimine di guerra accettato dal diritto internazionale, nessuna violenza sui civili, nessuno
stupro, nessun genocidio, nessun saccheggio può essere accettato. Successivamente al
1914 i limiti, i confini risultano molto meno definiti, molto più labili. La stessa distinzione tra
popolazione civile e popolazione militare non è più netta. I gas, di cui si inizia a far uso in
questo periodo valicano confini in modo non definito ne dichiarato, gli attacchi aerei
colpiscono civili e militari senza ben netta distinzione... in tale situazione non è più
possibile inserirsi nel diritto internazionale.
Tale diritto non era già più considerato applicabile nel 500’ quando i gesuiti affrontando il
problema del genocidio degli Indios, discutevano se la guerra fosse più o meno giusta e
legittima. Salito sul soglio papale, Francisco de Victoria esaudì la richiesta del movimento
religioso, che forse più di altri sentiva il dramma del genocidio per l’opera di
evangelizzazione che stava portando avanti in quelle terre, enunciando 7 motivazioni per
le quali la guerra può essere considerata legittima e 7 per le quali questa non può esserlo.
Possiamo permetterci di effettuare un’ulteriore distinzione con l’attacco alle Twin Towers
del 2001, che ha dato il via a una guerra detta “infinita” poiché preventiva la guerra al
terrorismo, nemico labile e indefinito. Né Afghanistan né Iraq dichiararono effettivamente
guerra agli USA, quindi quest’ultimo in quanto aggressore non può che essere il criminale
ed essere processato come tale al tribunale dell’Aia. Fin quando non convinco il nemico
che la mia causa è quella giusta la guerra non può avere fine, posso uccidere il nemico
ma non vincerlo. Smith identifica nella psicanalisi (Freud 1913) e nella pittura astratta
( Kandinsky 1913) le due cause della perdita del confine. Freud per primo capisce come
almeno una parte delle azioni umani esuli dalla volontà, basti pensare alla fase onirica. La
pittura astratta, opponendosi alla pittura oggettiva, scinde il rapporto tra soggetto e
oggetto, perdendo la reale coerenza con la sensibilità. In questo modo la realtà risulta
definibile in modo infinito.
Quindi, rispondendo alla domanda di cosa sia la storia, si può dire che questa è il variare
del concetto di confine nel tempo.
Cos’è architettura? - La concezione dell’architettura viene ricollegata (più o meno
legittimamente) a Vitruvio (33 a.C.). Quella del fingere una fantomatica traduzione di autori
classici per legittimare le proprie idee è una pratica consueta nel periodo rinascimentale, e
proprio da Leon Battista Alberti in quegli anni viene impiegata.

Egli, discendente della nobile famiglia fiorentina degli Alberti, caduta in disgrazia ed
espropriata dei propri averi, trascorrerà la propria vita nel tentativo di riacquistare dignità e
proprietà. Pur non essendo credente si fa ecclesiastico, il modo migliore per accedere allo
statuto di intellettuale (infatti padroneggia latino e greco). Ha come obbiettivo il risorgere
della classicità, di Roma, della Chiesa. In quei secoli Roma, trascurata, martoriata dalle
continue esondazioni teverine che ne distruggono arte e spirito.
Alberti studia per raggiungere la carica di abbreviatore apostolico (un’importante figura in
ambiente ecclesiastico, il cui ruolo è quello di relazionare papato e credenti traducendo dal
volgare al latino ecclesiastico.
Sfruttando questo ruolo chiave tra la Chiesa e la gente comune, inizia a intendere
l’architettura in modo nuovo, ponendo l’accento non solo sui suoi termini “fisici” ma anche
su quelli morali e spirituali.
Come architetto lavora per la famiglia dei Ruccellai, importante famiglia romana di
banchieri. Nonostante i grandi benefici economici che avrebbe potuto trarne, preferisce
semplicemente che il committente possa dargli carta bianca sul progetto (“non ti chiedo
alcun compenso, ma permettimi di progettare secondo i miei gusti”, quindi palazzo
Ruccellai venne edificato seguendo esclusivamente le direttive artistiche di Alberti).
Alberti rivoluziona l’architettura in quanto pone fine all’architettura spontanea,
introducendo il progetto quotato, che fino ad allora non era contemplato in un cantiere.
Inoltre separa nettamente il ruolo dell’artigiano, del magister murario, e quello appunto
dell’architetto. Quest’ultima figura, da lui teorizzata (e per la prima volta da lui messa in
pratica) prevede un contatto minimo col cantiere, con l’operaio e con tutto quel che
prevede il “sporcarsi le mani” (preserva cioè la sua dignità intellettuale). Si interfaccia solo
con un intermediario (Matteo de Paschi nel suo caso) che non avrà comunque mai la
libertà di gestire misure, materiali e altri dettagli relativi alla messa in opera, ma dovrà
attenersi alle precise direttive del suo superiore. Dopotutto l’architetto, a differenza
dell’operaio, deve eseguire un lavoro intellettuale, il che risulta poi decisivo nel mantenere
quella musica, quell’armonia che contraddistingue l’arte, armonia fatta di equilibri tra
elementi piccoli e grandi. Tutto ciò può essere riassunto in un numero, la costante di Fidia,
calcolato in base alla sezione aurea,un numero irrazionale (0,61...) secondo cui si
costruiscono non solo le strutture artistiche umane, ma anche quelle naturali. Il fatto che
tale numero ricorresse in tutto quel che poteva esser definito architettura portò a pensare
le sue origini come divine. A proposito di ciò Pacioli scrive il “De Divina Proportione”,
basata su una conferenza che egli tenne, destinata per lo più a banchieri e altre figure del
mondo economico, ecclesiastico e politico del tempo, con l’intento di farli coesistere.
Anche nell’ambito cittadino i centri politico e ecclesiastico, tendenzialmente distinti
vennero messi in relazione (Venezia, ponti e altre infrastrutture vennero ideate per
collegare Piazza San Marco (Venezia ecclesiastica) al palazzo del Doge (Venezia
politica)).
L’architettura è musica congelata, la musica è architettura liquefatta. Ciò è detto proprio in
riferimento al suo senso di armonia, armonia celeste, armonia esoterica.
Di questo genere fa parte l’architettura egizia delle piramidi, il cui compito era quello di
convogliare l’energia astrale e donarla al Faraone concedendogli la vita eterna. Quindi
architettura come relazione cielo e terra. Importante in questo caso è il saper orientare
l’edificio nello spazio circostante. L’architetto si scopre astronomo, astrologo, antiquario.
Scienziato, esoterico che sappia inserirsi nel contesto classico. Una dimora all’altezza di
chi abita è ciò che spinge l’architetto nel suo lavoro intellettuale di fare architettura.
Riassumendo, architettura è lavoro intellettuale destinato a una trasposizione fisica, a una
concretizzazione armonica che ne sia all’altezza.
Chi è l’architetto? - colui che con metodo intellettuale e progettuale consente
l’edificazione sfruttando il carpentiere, che ne rappresenta il lato strumentale. A Roma la

figura del sacerdote e dell’ingegnere bellico coesistevano (Vitruvio ne è un esempio). Non
esisterebbe alcun valore in un generale se alle spalle non esistesse un parimenti valido
architetto, per questo l’architetto ricopre un ruolo che si pone sopra quello politico (il
principe) e quello ecclesiastico (il sacerdote), e mira a preservare entrambi, il loro onore e
la loro sicurezza. Infatti il potere risiede nel sapere, non nel potere stesso. La borghesia
trae qui le basi della sua ideologia intellettuale.
“Pensare e Costruire” di Massimo Cacciari
Ne gli dei ne gli ignoranti filosofeggiano. I primi non ne hanno bisogno, i secondi credono
di non averne. I cultori di Eros desiderano la sapienza e tendono alla bellezza. Chi non sia
ne ignorante ne sapiente è il cosiddetto “aoikos” (senza casa). Il suo continuo moto in
cerca della conoscenza rende impossibile individuare una dimora. Inoltre l’”aoikos” rifugge
la dimora, poiché spinto dal “diaporein” (analisi critica); la casa è una prigione, un’ “aporia”.
Ma il filosofo anela sapienza. Ma in preda alla follia (follia di tipo bacchico), desidera notte
e giorno la casa della sapienza, una seduzione che dovrebbe rifuggire, una trappola.
Quindi amore per la sapienza. Quindi amore per la casa, casa in cui chi non ama la
sapienza non può dimorare. Il dio dimora perché perfettamente sapiente, i filosofi invece
sono semplicemente ricercatori di sapienza, quindi aspirano alla casa. L’architettura
rappresenta un ruolo superiore cui le altre “tecne” (mestiere, arte) non possono assolvere
proprio perché ricopre una suprema funzione, quella di fingere l’”oikos” (casa), crearlo,
presupporlo. Essa ha gli strumenti per dare forma alla casa della “sofia” (sapienza) cioè il
tempio, dove dimora il dio (e la sapienza).
I “neoteopoioi” sono coloro che adorano ciò che è nuovo (cioè la sapienza). La volontà di
potenza dei “neoteopoioi” non può essere ostacolata dalla casa.
La città è vista in movimento, costituita da “civis futurii”.
La casa, nella sua dimensione idolatrica turba, stravolge il movimento tendente alla
sapienza. Così la casa assume un significato escatologico (cioè relativo al destino ultimo
dell’essere). Ma la necessità di abitare non necessariamente conduce all’accusa di
idolatria, di andare fuori strada. Solo sorpassando i limiti della città, che costringono alla
staticità e all’impossibilità di perseguire la ricerca del sapere, si distorce il concetto di casa
in quello di nave. Questo è il luogo dell’architettura attraverso cui la città si fa strade, ponti,
mezzi, arsenali, tutti luoghi destinati a un temporaneo passaggio. Così è necessario
costruire dimenticandosi di ogni radice terrena. L’architettura non può rinunciare a
imprimere sul terreno una forma che altrimenti forma non avrebbe. Può l’architettura
rifuggire il terreno naturale? Per questo elevarsi dell’architettura verso il celeste, la sua
epistemologia filosofica può rifuggire il suo vincolo terreno. E’ necessario per questo
presupporre un “etos” (uno statuto formale).
In conclusione per Cacciari architettura è quindi pensare, soffermare, ricordare la casa,
senza determinare indugio nel procedere verso la conoscenza.
La relazione tra musica e architettura è dettata dalla lira di Apollo, ciò che è fuori dalla lira
è appunto delirante, e il costante suo superamento è talvolta imposto dall’architettura
stessa. Dedalo, architetto, aviatore, inventore, concede il labirinto così come concede la
possibilità di fugarlo. Se siamo filosofi abbiamo il compito di fugare la staticità , in politica
come in musica, rendere armonico ciò che è discorde, spingendoci oltre l’equilibrio in
nome di un progresso.


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