Proposta di Legge Regionale del 2009.pdf


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Associazione nuovo centro storico di Lecce

pubblici per il restauro ed i susseguenti riutilizzo e reimmissione sul mercato a prezzi molto alti
- per non parlare dei mutui e del rialzo delle quotazioni immobiliari...) hanno estromesso famiglie,
laboratori di produzione artigianale e piccolo commercio, accogliendo studi legali, sedi di Istituzioni pubbliche, attività di ristorazione e pub fin negli angoli più silenziosi o caratteristici delle stradine
settecentesche.
Quanto fin qui detto e la scarsa attenzione verso lo “snaturamento” funzionale delle unità locative
(reso possibile dall’assenza o dall’infrazione di piani regolatori generali, particolareggiati e norme
tecniche di attuazione) hanno portato a vari eccessi:
- l’utilizzo intensivo e concentrato in poche ore della giornata delle strade di accesso o interne al
centro storico da parte delle “utenze” degli uffici e di ristoranti e pub (con gli onnipresenti tavolini,
posizionati su marciapiedi, strade e piazze),
- il semplice “non utilizzo” dei centri storici per il resto della giornata (quindi le lunghe sequenze di
porte chiuse e saracinesche abbassate di ristoranti, pub e loro depositi) - grave e controproducente,
in termini di accoglienza e sfruttamento del turismo, nonché per la stessa “vivibilità” urbana,
- il rialzo dei canoni di affitto dei locali affacciati sulla strada, passati dai vecchi 150 o 250 euro agli
attuali 750, 1200 o 2700 euro (per 20 m2 in zone più centrali...), assolutamente non alla portata degli
artisti e di quei commercianti già in svantaggiosa concorrenza con la media e grande distribuzione,
- in alcuni casi, nelle zone di più alto pregio, la politica commerciale di espansione dei marchi di
franchising (o delle “catene” dei circuiti manifatturiero, alberghiero, bancario, della ristorazione) ha
letteralmente drogato il mercato delle locazioni, imponendo una (legittima, ma brutale) “asta” su
valori palesemente estranei da ogni logica di mercato: migliaia di euro di canone di affitto rendono
negativo il bilancio commerciale della singola attività, ma i gestori accettano una tale situazione di
“perdita” (ove non vi sia attività di riciclaggio di danaro di provenienza illecita) per esclusive ragioni
di “immagine” e rappresentanza del marchio stesso.
In più, in molti centri storici, i piccoli operatori hanno dovuto affrontare (con i loro pochi mezzi)
sia i danni derivanti dalla chiusura al traffico (fatta senza la contemporanea creazioni di parcheggi
di scambio, strutture e infrastrutture di supporto e servizi alternativi di mobilità...), che la cantierizzazione di opere stradali ed edilizie (fatte senza prevedere alcuna forma di indennizzo - a fronte di
disagi protratti per mesi, quando non per anni...).