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Author: c.salvi

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Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari
Il dopo referendum nel caos delle proposte
Ecco cosa dicono i capilista in campagna elettorale.
Confronto teso, ma senza passi in avanti

CAGLIARI. C'è chi le vuole abolire in blocco lasciando in campo solo Regione e Comuni,
chi invece punta a salvare almeno le quattro “storiche”, chi dice che è meglio mantenere
l'elezione diretta del presidente da parte dei cittadini e chi invece pensa a organismi di
secondo livello composti di soli sindaci. Il dopo referendum ha registrato, sulle Province,
una notevole ricchezza di proposte ma una assoluta mancanza di sintesi. In nove mesi la
Regione non ha fatto un solo passo in avanti.
L’attuale campagna elettorale ha ripreso il tema ma non sta certo aiutando a individuare le
soluzioni: i partiti pensano più a insultarsi che a spiegare le riforme.
Prima che riprendesse lo scontro in Consiglio regionale sull’attuazione dei pronunciamenti
referendari, la questione è stata messa in campo dal coordinatore del Pdl, Settimo Nizzi.
Scottato dalla bocciature delle nuove Province e in particolare dalla sua di Olbia-Tempio, il
deputato uscente e ricandidato ha tagliato corto: «A questo punto aboliamole tutte e otto».
Per poterlo fare il gruppo del Pdl in Consiglio regionale, guidato da Pietro Pittalis, ha
presentato una proposta di legge costituzionale per cancellare anche Cagliari, Sassari e

Nuoro (previste dallo Statuto del 1949) e Oristano (nata nel 1970 con legge nazionale).
«L’attuale sistema amministrativo – ha soiegato Pittalis, è superato».
Il Pd, con il segretario e capolista al Senato Silvio Lai, prende atto dell’esito dei
referendum ma salva le quattro storiche: proponendo, però, un «riordino complessivo che
dia più competenze ai Comuni e che trasformi le Province un grandi Unioni di Comuni.
Nel Pd hanno proposte diverse i tre rappresentanti degli enti locali: Gianfranco Ganau, che
nel Consiglio delle autonomie rappresenta anche le Province, difende l’elezione degli
organi da parte degli elettori, mentre Cristiano Erriu (Anci, quindi solo i Comuni) preferisce
l’elezione di secondo livello: organismi provinciali composti di soli sindaci scelti dai
Consigli comunali). A sua volta Roberto Deriu, presidente dell’Ups, tuona contro i
referendum («ora c’è la prova, erano un bluff»)difende le quattro storiche e le votazioni dei
cittadini (ma il tutto in un nuovo sistema complessivo).
Pierpaolo Vargiu (Riformatori), capolista alla Camera della lista Monti, non ha dubbi: «I
referendum vanno rispettati, in attesa delle cancellazioni si facciano subito i
commissariaenti, senza rinvii e soprattutto senza tradimenti da parte della casta».
Dello stesso avviso è l’Udc, che fa parte dello schieramento Monti, che però si differenzia
dai Riformatori su un punto: «Manteniamo le quattro Province storiche».
La Base di Efisio Arbau è per l’abolizione di tutte le Province, da sostituire con
«assemblee di sindaci», mentre il leader di Sardigna Natzione, che si presenta nella lista
di Soberania, Bustianu Cumpostu, ribadisce: «Via tutte le residue strutture coloniali
italiane».
Infine il Movimento 5 Stelle: «Non ci siamo mai presentati alle elezioni provinciali – è detto
nel sito di Beppe Grillo – perché vogliamo abolire tutte le Province». (f. per.)

03 febbraio 2013


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