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Elezioni politiche 2013 / Politica
Grillo si fa capire, il centrosinistra no!
Perché il Pd e Sel snobbano la lezione
di Luciano Lama e Syriza?
3 febbraio 2013 alle 23:26

Cerchiamo di capirci: ogni promessa elettorale dovrebbe essere credibile. Però ogni
promessa, anche la più incredibile, regala suggestioni e contribuisce a far comprendere agli
elettori quali sono gli obiettivi generali di ciascun partito. Ad esempio: Berlusconi
annuncia che, in caso di vittoria, rimborserà l’Imu agli italiani. Si può fare? Chi lo sa, non è
questo il punto. Perché un annuncio del genere serve soprattutto a far comprendere qual è
il messaggio forte del Pdl: meno tasse, a qualunque costo.
E Monti? Il presidente del Consiglio è fissato con l’Europa, con il rigore, con la necessità
di tagliare la spesa pubblica. Ogni tanto prova a sintetizzare questo obiettivo, della serie “le
scuole resteranno chiuse solo un mese”. Poi rettifica, ma il messaggio passa lo stesso: il
problema dell’Italia è la spesa pubblica. Gli elettori lo hanno capito bene.
Grillo si è evoluto. Inizialmente puntava tutto sull’economia (“la soluzione è uscire
dall’euro”), poi ha articolato il suo pensiero. I dieci punti proposti qualche giorno fa sono
un esempio di ottima comunicazione politica, oltre che un interessante programma
elettorale. Ribadisco: probabilmente il Movimento Cinque Stelle non riuscirà a mettere in

pratica nulla, ma questo è il momento delle promesse, non dei fatti. E in ogni caso in
politica le promesse sono oggettivamente un fatto, il primo che gli elettori si attendono.
E Bersani? Quali sono le suggestioni che ha lanciato finora? Che cosa promette il Partito
Democratico? Fate uno sforzo di memoria: cosa vi ricordate? Io poco o nulla. E il Pd,
seguendo l’esempio di Grillo, riesce a mettere in fila almeno dieci obiettivi che si propone
di perseguire una volta arrivato al governo?
Ecco il programma del Pd: dategli uno sguardo e dategli un voto. Il mio è zero. Zero
spaccato. Chi lo legge un documento di questo genere? Chi? Chi c’ha il tempo per farlo? Un
elettore normale cosa ci capisce? Quali sono le priorità che il partito pone? Non si capisce
nulla, confusione totale.
E Vendola? Lo avete visto il programma di Sel? Una quarantina di pagine, anche in
questo caso senza alcuna indicazione delle priorità. Una follia.
Molto meglio la pagina delle idee, con i sei punti cardine del programma di Sel. Ma
l’impressione è quella di una comunicazione non efficace, se non proprio scadente.
Quindi il centrosinistra ha solo dei problemi di comunicazione? Non direi. “In politica non
esistono problemi di comunicazione, esistono problemi di democrazia”: è una frase che
qualche anno fa lessi in un pezzo di Carlo Arthemalle (sindacalista cagliaritano degli anni
’70 e ’80) e che mi aiuta sempre a capire le dinamiche della politica.
Mentre entriamo nella fase decisiva della campagna elettorale, abbiamo difficoltà a
comprendere quali siano le idee forti che il centrosinistra mette in campo. Perché forse non
ne ha, perché forse (ancora una volta) non sa decidere le priorità.
E il problema purtroppo arriva da lontano.
Vi ricordate Luciano Lama? Fu segretario della Cgil dal 1970 al 1985. Lasciato l’incarico,
riassunse parte delle sue analisi in un libro, “Intervista sul mio partito”, a cura di
Giampaolo Pansa (fatevi un regalo e compratevelo).
Lama spiega tante cose, soprattutto gli errori (tragici) di Enrico Berlinguer; ma in una
parte del libro dal titolo “Qualche vizio del mio partito” (che era il Pci), Lama ci fa
comprendere perché oggi gli eredi di quella tradizione politica ricadano negli stessi errori.
All’aggettivo “comunista” sostituite “di centrosinistra” e l’analisi vale anche oggi.
Dice Lama:
“La caratteristica di fondo del comunista conservatore è il rifiuto di fare scelte coerenti.
(…) Non possiamo fare discorsi vaghi, non possiamo affermare A e B nello stesso
momento. Non possiamo rappresentare tutti i segmenti della società, anche quelli più in
contrasto fra di loro. Non possiamo, di volta in volta, correr dietro a interessi anche
contrastanti che aspirino ad una copertura politica. Sì, un partito di sinistra
democratica, riformatore, non può essere una spugna, porca miseria!, una spugna che
assorbe qualunque cosa: acqua, vino, un po’ di acqua sporca, e tutto quello che viene su,
viene! Non può essere così un partito progressista, che voglia governare meglio questa
società e anche cambiarla, ma cambiarla dove va cambiata!”.

Chiede Pansa: “Da dove deriva questa incapacità programmatica del Pci?”. E Lama
risponde:
“Il programma del Pci non viene perché è difficile farlo. È difficile perché fare un
programma, e qui torniamo al solito punto, vuol dire fare delle scelte. Il problema è
sempre quello: dire dei “sì” e dire dei “no”. (…) Il Pci deve rendere più esplicite le proprie
scelte. E dire con chiarezza, settore per settore, questione per questione, che cosa farebbe
se andasse al governo”.
Oggi le priorità del centrosinistra che aspira ad andare al governo del paese non si
conoscono. E nella predisposizione del programma elettorale la lezione di Syriza non è
servita. Ricordate il partito della sinistra greca? Alle ultime elezioni presento un
programma per punti, poi risultato molto efficace. Bastava copiare quella modalità (ne
parlai su questo blog lo scorso 20 giungo in un post dal titolo “Chiaro, semplice, alla
portata di tutti: il programma del partito greco Syriza è un modello per il
centrosinistra italiano. E per quello sardo”) e tutto sarebbe stato molto più
semplice e comprensibile.
Invece ci ritroviamo dei programmi illeggibili. E che poi nessuno si lamenti se Berlusconi
e Grillo incrementano i loro consensi e il Pd e Sel invece no.


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