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Author: c.salvi

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Sei in: La Nuova Sardegna / Cagliari / Cronaca /

Grillo a Cagliari: «Mandiamoli a casa»
Ventimila sotto il palco del Movimento Cinque Stelle per il
«concerto in onore di una nuova democrazia partecipata»
di Umberto Aime

CAGLIARI. La piazza dei Centomila, quella dei Papi, l’ha riempita. C’è riuscito, il Beppe.
Sold out, tutto esaurito. Grillo, a Cagliari, ha messo assieme ventimila non paganti: liberi,
esultanti, presi per la pancia, arringati, chiamati a raccolta fra moccoli, bombe, accuse,
qualche confusione e tanti sketch. Quaranta minuti abbondanti di spettacolo, a cielo
aperto, che lui chiama concerto «in onore della democrazia partecipata». Che domina: fa il
domatore, è un istrione. E’ il suo momento e lui lo sa, anche se si prende in giro in
quell’altalena fra demagogo, populista e megalomane che si fa urlare in faccia dalla folla. Il
mondo che ha sotto lo segue, come una gigantesca ombra, nel canovaccio del Movimento
Cinque Stelle: dentro i suoi cannoni ci mette di tutto. A cominciare dalla Sardegna: «E’ un
paradiso e i ladri della politica ve l’hanno trasformata nella terra della disperazione.
Ribellatevi». E’ un fiume in piena: «Basta – grida – mandiamoli tutti a casa. Ridiventiamo
una comunità, ritorniamo a essere Stato. Quello che non ammazza la gente ma l’aiuta e
con il nostro reddito di cittadinanza non lascerà nessuno a terra». Racconta subito del
Sulcis e dice: «Voglio che il mondo veda quanto soffrono gli operai che occupano la
miniera. Mettiamo una web-cam davanti a quel buco, a quelle facce, ventiquatr’ore su
ventiquattro, e così tutti sapranno cos’è la vera sofferenza» Non c’è un filo che lega un
minuto del monologo all’altro: sono sciabolate, a raffica. Anche quando se la prende col
Pd perché domenica avrebbe votato in Parlamento il raddoppio della base di Quirra,
anche se nelle cronache politiche non c’è traccia di quel sì, ma qualche errore è possibile.
Perché la stanchezza dello Tsunami tour comincia a pesare sulle spalle del Beppe, che

dovrà ricaricarsi prima del gran finale, il 22 febbraio, in Piazza San Giovanni, a Roma.
Comunque dove va dà sempre il massimo, soprattutto quando spara ad alzo zero sulla
Banda dei Quattro, i soliti mascalzoni: Berlusconi, il nano bugiardo ammorbidito col
coccolino, Bersani-Gargamella, che non sbrana ma succhia, Monti, l’esorcista al contrario,
Napolitano, quello che «implora la privacy sugli sporchi affari:ni: Re Giooorgio è
scandaloso». Ed ecco i fattacci di casa nostra, in carrellata: dalla Parmalat alla Telecom
fino al Montepaschi. Prova e fa provare disgusto, maledice i bancarottieri della morale: fa
tabula rasa della Repubblica. C’è riuscito in Sicilia, lì M5S, è diventato il primo partito dopo
le Regionali, ha vinto a Parma. Ora vuole sfondare in Sardegna, anche se nelle
amministrative del 2012 il successone che si aspettava, nell’isola non c’è stato. Ma quella
delle Politiche è un’altra storia, che vuole vincere «con questi ragazzi dalle facce pulite,
gente come voi, State sicuri sono di quelli che in Parlamento non si dimenticheranno da
dove arrivano. Mai». E’ un crescendo, a metà del cammino, quando scarica addosso
l’impensabile sul redditometro, l’Agenzia delle Entrate, Equitalia e le leggi disoneste votate
da farabutti, altri suoi storici cavalli di battaglia. Continua con l’università, le scuole
pubbliche, la giustizia: strappa applausi in ogni passaggio, mentre sulle scalinate c’è chi lo
contesta. Con due fumogeni rossi e uno striscione, sono gli antifascisti che vogliono fargli
arrivare il messaggio: «Grillo apre ai fascisti, noi no». Ma fra loro e il palco c’è una
muraglia che al momento clou («Siamo pronti per governare. Se non ora fra un anno», è la
miccia») salta di gioia e sogna. E lui affonda i colpi, senza promettere, perché dice:
«Hanno fulminato il nostro futuro ma ora che non abbiamo più nulla da perdere, ci hanno
rubato tutto, rimettevi in gioco e se credete nel nostro programma, limpido e chiaro, il
lavoro non sarà più un ricatto, nei call center andranno a lavorare i figli della Fornero fino a
liberarci di questi rompiballe». Dando così una risposta in differita al segretario del Pd
sardo, Silvio Lai, che in serata aveva scritto: «La politica non si fa con le battute, servono
proposte». E lui, Beppe, di rimando fa sapere che accorperà i piccoli Comuni, lancerà il
micro-credito, obbligherà i ladri di questi partiti marci ai lavori socialmente utili: «Devono
restituirci subito il maloppo». Poi rilancia l’agricoltura, la pastorizia e in generale «quel
senso delle cose che abbiamo sotto casa ma di cui non sappiamo più nulla». E’ un boato,
quando legge i sondaggi alla sua maniera: «Altro che terza forza, a fine febbraiosaremo i
primi». Mani al cielo, il resto lo diranno le urne.

06 febbraio 2013

Sei in: La Nuova Sardegna / Cagliari / Cronaca /

Cagliari, Grillo contestato dagli antifascisti
CAGLIARI. Hanno acceso due torce rosse e hanno esposto uno striscione con la scritta
"Grillo apre ai fascisti noi no": la contestazione è arrivata in piazza dei Centomila a Cagliari
da un gruppo di giovani antifascisti che bocciano ogni possibile apertura del movimento a
Casa Pound. «Non contestiamo il politico in quanto tale - spiegano - ma solo le sue parole
che sono inaccettabili» (video Mario Rosas)

mercoledì 06.02.2013

Sei in: La Nuova Sardegna / Carbonia / Cronaca /

Grillo agli operai in occupazione: «Uscite subito»
Il leader del Movimento 5 Stelle nel Sulcis:
«Vi hanno rovinato vent’anni di politica marcia. Noi
siamo pronti a governare e a mandarli tutti a casa»

CARBONIA. «Il nostro movimento è pronto a governare, abbiamo candidato persone
meravigliose, architetti, ingegneri, insegnanti, madri di famiglia, questa è la vera
rivoluzione». Lo ha detto Beppe Grillo, incontrando gli operai e i sindacati delle imprese di
appalto dell’Alcoa, prima del comizio di questo pomeriggio a Carbonia. Chi sarà premier?
«Non ci sarà un premier - ha risposto Grillo - bisogna cambiare mentalità, votare l’idea,
non la persona, avremo un portavoce del movimento e io sarò il garante».
«Dovete uscire immediatamente da qui, dovete pensare alla famiglia». È l’invito che
Beppe Grillo ha rivolto agli operai delle imprese d’appalto dell’Alcoa, che da un mese
occupano una galleria della Grande Miniera di Serbariu. Al suo arrivo nel Sulcis, Grillo è
stato accolto da applausi e ha indossato un caschetto donatogli da un operaio in cassa
integrazione. «Non sono qui per fare promesse - ha detto Grillo - ma vi garantisco che se
vinciamo mandiamo tutti a casa. Vi hanno rovinati 20 anni di politica marcia».

06

febbraio 2013

Sei in: La Nuova Sardegna / Cagliari / Cronaca /

I partiti: tutta da rifare l’agricoltura sarda
Elezioni, le proposte dei vari esponenti politici:
dal marchio di qualità all’università del gusto
di Giampaolo Meloni

CAGLIARI. Come affrontare i nodi del sistema agricolo sardo in ginocchio su tutti i fronti?
Le formazioni che si presentano alle elezioni politiche hanno varie ricette ma la cura,
almeno negli annunci di programma, trova tutti concordi: è urgente una rivisitazione
profonda. Sostegni certi alle imprese per fare sì che chi lavora sulla campagna conquisti
un ruolo nuovo nelle capacità produttive, nella costruzione dell’economia e di un lavoro
moderno.
La qualità del prodotto è l’obiettivo che Giovanna Sanna (Pd), candidata alla Camera,
indica: «Vini, olio, formaggi a denominazione di origine. Per il settore suino occorre
puntare soprattutto all’eradicazione totale della peste suina, altrimenti non si può
rilanciare. Pensiamo alla sistemazione della filiera del grano duro e del carciofo spinoso,
importanti per la nostra agricoltura. Proponiamo un marchio collettivo di qualità per
certificare e difendere le nostre produzioni». C’è poi il nodo degli strumenti operativi: «È
necessario – dice Sanna, nota docente di Sassari – rilanciare le funzioni delle Agenzie
agricole che in Sardegna sono state mortificate con i commissariamenti, e che devono
esercitare funzioni di controllo e formazione che sono loro proprie. Su questi percorsi si
può restituire vitalità alle imprese, soprattutto per i giovani ai quali deve essere consentito
un futuro lavorativo».

Franco Cuccureddu (Camera, Grande Sud, Mpa) ritiene che «l’agricoltura abbia una
funzione strategica ma che possa averla solo se legata al nuovo modello di sviluppo
impostato su turismo e ambiente non più sull’ assistenzialismo, come oggi avviene
attraverso i soldi della Regione. Un ruolo chiave si potrà costruire con la riscoperta delle
attività tradizionali più legate al territorio, dal vitivinicolo all’oleario, dalle orticole fino
all’allevamento. Prevediamo che la Regione si limiti a regolare i progetti non a risolverli».
Un esempio? «L’Ente foreste – dice Cuccureddu, già sindaco di Castelsardo e consigliere
regionale – dovrebbe sparire e le funzioni assegnate ai Comuni. A quel punto, è
essenziale riconoscere agli agricoltori una funzione sociale, fino a ritrovare la
remuneratività del settore». Campi e pesca stanno uniti secondo Antonello Pirotto
(Camera, Rivoluzione civile): «Mare inquinato, eppure abbiamo il transito del pregiato
tonno rosso ma non è possibile pescarlo perché l’Europa ci impone le quote, ridotte, e
quelli che passano di quà li dobbiamo portare a Malta per l’ingrasso. Non solo ci tolgono
l’industria, non solo la crisi dell’agricoltuta ma non possiamo utilizzare neppure quello che
ci dà la natura. Anche la pesca del tonno può dare occupazione e fare economia. Siamo al
paradosso, alla vergogna». La campagna va recuperata anche su altri fronti, dice l’operaio
dell’Eurallumina, simbolo della protesta sulcitana con il suo elmetto grigio: «Troppi spazi
dell’interno e sulle coste dell’isola sono rubati all’agricoltura e al turismo perchè destinati ai
poligoni militari. Noi siamo contrari agli armamenti e queste aree devono essere restituite
all’utilizzo e a beneficio dell’agricoltura, dopo essere state opportunamente bonificate».
La sovranità alimentare come elemento di difesa dell’Autonomia speciale, è la strada
indicata da Emanuela Corda (Camera, Movimento 5 stelle): «Accanto – spiega la
candidata scaturita dalle “parlamentarie” del movimento di Grillo – ci sono il turismo
ecologico e la chiusura dei poligoni militari per riconquistare spazi per le attività agricole
locali. Obiettivo è la filiera produttiva corta, del chilometro zero, per dare sostegno
all’economia locale. Non un aiuto alla grande distribuzione ma al consumo consapevole».
L’Agenda Sardegna del Movimento 5 stelle integra anche nel miglioramento
dell’agricoltura il No al progetto Eleonora, ossia le trivellazioni per la ricerca del gas
naturale previste dalla Saras nell’Oristanese.
Al binomio terra e scienza pensa Bruno Murgia (Camera, Pdl): «La mia fissazione è che
a Nuoro possa nascere l’Università del gusto, del turismo e dell’agroalimentare, a
beneficio dell’intera isola. Sul modello di quella del Piemonte. È questa la chiave di volta
per valorizzare la cultura, potenziare e ammodernare l’assistenza tecnica, insomma
l’Università sarebbe un’istituzione importante per costruire il nuovo concetto
dell’agrolimentare in Sardegna». Già consigliere regionale, un padre direttore per 35 anni
dell’Unione coltivatori, Murgia afferma: «Ricerca, innovazione, studio, istruzione sono gli
elementi su cui puntare. Non credo si possa uscire dalla crisi del settore investendo le
solite risorse a pioggia. Dobbiamo favorire la nascita di un cibo con il marchio della
Sardegna».
Pensa a un cambio radicale del sistema Andrea Prato (Senato, Psd’Az): «La nostra
proposta si chiama riforma agraria. Per riformare l’agricoltura ci sono due parole chiave:
aggregazione e diversificazione, processi che la modificano sostanzialmente. Attraverso
ciò il mercato sarà pronto a recepire ben più di quel che si consuma. Finché le aziende
saranno divise gli operatori preferiranno acquistare da fuori». Come fare aggregazione?
Insieme per affrontare il mercato, è il messaggio alle 34 aziende sarde produttrici ma
sempre divise, che arriva dall’ex assessore regionale dell’Agricoltura: «La
diversificazione? In Sardegna abbiamo due tipologie di formaggi prodotti con il 70 per

cento del latte sardo. Un formaggio nuovo, duro e delicato che riprenda la fetta degli
acquisti orientata sul grana padanoreggiano».
La svolta è nella Zona franca, secondo Antioco Patta (Camera, Lega Nord):
«Innanzitutto deve essere coinvolta l’Unione europea, per ovvie ragioni di aiuti e sostegni
e vanno individuati assi di lavoro con altri Paesi per risollevare la grande tradizione
dell’Italia in questo settore. Ma occorre cambiare qualcosa rispetto alla situazione attuale:
la Zona franca, il turismo possono essere due strade. Va allargato il campo d’azione,
puntare alla qualità, alla salubrità». Cosa deriverebbe dalla Zona franca? «Cambierebbe il
versante dei costi: aprirebbe le porte verso i mercati e il potenziamento interno». Patta,
segretario della Cisl oristanese, indica un versante nuovo nel Mediterraneo, «con le grandi
potenzialità di esportazione verso i Paesi musulmani che hanno grande bisogno dei nostri
prodotti dell’agrozootecnia», con anche «l’importante rilancio per il sistema dei trasporti».
Bustianu Cumpostu (Senato, Indipendenza per la Sardegna Soberania) sposta i
tasselli del mosaico tradizionale: «L’agricoltura è uno dei settori nei quali crediamo si
possa investire tanto e progettare per trasformare i lavoratori delle aree di crisi in nuova
impresa. Oggi importiamo nell’isola l’80 per cento dei prodotti agricoli, basterebbe coprirne
da noi il 50 per cento per avere un risultato apprezzabile» Come fare per agevolare le
imprese? «Occorre – risponde Cumpostu – una fiscalità di vantaggio che riesca a coprire
le diseconomie che ci sono nel settore. Una misura articolata e finalizzata alla copertura
delle sofferenze. Questo permetterebbe non solo di risollevare l’agricoltura ma sarebbe
anche uno sfogo per la crisi del settore industriale». In che modo arrivare
all’alleggerimento fiscale? «Dovrebbe essere la Regione – dice Cumpostu – a chiedere
allo Stato l’adozione delle misure di agevolazione. Non si capisce perchè nelle regioni
ordinarie la fiscalità di vantaggio sia riconosciuta e applicata mentre in quelle a Statuto
speciale no».

06 febbraio 2013


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