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Author: c.salvi

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Sei in: La Nuova Sardegna / Cagliari / Cronaca /

In cerca di una cura per l’isola senza lavoro
I partiti espongono le strategie su come arginare l’emorragia di occupati e
trovare forme per far uscire dalla precarietà decine di migliaia di sardi
di Giuseppe Centore

CAGLIARI. Lavoro. È la prima emergenza che i nuovi onorevoli si troveranno ad af
frontare. Cresce di giorno in giorno e a nulla servono le azioni-tampone messe in atto da
governo e Regione. Occorrono ricette anche innovative e coraggiose, per fermare
l’emorragia e dare certezze. Dai candidati arrivano idee, progetti, opzioni diverse. I numeri
dicono che oggi un lavoratore su cinque vive in una condizione di assistenza al reddito
temporanea (cioè potrebbe rientrare in attività) o definitiva, espulso dal ciclo produttivo e
ha rotto i legami con la sua azienda: 30mila lavoratori ricevono gli assegni in deroga,
50mila il sussidio di disoccupazione, 24mila la cig. Un solo dato per capire come questa
marea di disperazione cresca ogni giorno: la cig in deroga (sussidio concesso ai lavoratori
di aziende con meno di 15 dipendenti) registra 30mila pratiche istruite: a gennaio le
domande sono cresciute di 612 unità.
A fronte di questa catastrofe, un vero e proprio tsunami che ha investito tutte le famiglie
sarde, vittime se non della disoccupazione della precarietà e dell’incertezza acuta sul
domani, la politica ha balbettato, e quando ha parlato chiaro lo ha fatto con risposte non
sempre all’altezza. Tutti i candidati ammettono che la bacchetta magica non esiste, che i
soldi per tamponare l’emorragia non sono infiniti, che bisogna trovare soluzioni coraggiose
e innovative per affrontare il mostro della disoccupazione, la cui corsa inarrestabile dal
2007 ha mietuto decine di migliaia di posti di lavoro. Tante le ricette, alcune anche
originali, soprattutto se riferite alla matrice culturale dei proponenti; e così per un
centrodestra che riscopre la validità delle politiche keynesiane (più spesa pubblica per
interventi infrastrutturali come precondizione per lo sviluppo e per creare lavoro) ecco un
centrosinistra che ribatte con la ricetta più liberista di riduzione della pressione fiscale. Se

tutto ciò sia solo un gioco delle parti o contenga in sè elementi utili per governare la crisi,
lo diranno i prossimi mesi.
«Ma non è stata solo la crisi a ridurci così – ammette Lilli Pruna, Senato, Sel – siamo noi
ad avere in questi anni sbagliato priorità: dobbiamo incentivare il lavoro di buona qualità,
rafforzando diritti oggi spesso negati, come la maternità, la tutela della malattia, e mettere
risorse nei tirocinii e nell’apprendistato, non come ha fatto la Regione, con quel ridicolo
bando, che doveva essere destinato solo alle imprese artigiane, che reggono il nostro
sistema produttivo, per sostenere l’occupazione e formare i giovani».
Dove trovare i soldi per questa manovra? Secondo Roberto Capelli, Camera, Centro
Democratico, la soluzione passa per lo sblocco del patto di stabilità e l’applicazione degli
accordi già siglati e non rispettati col governo. «Non servono soldi nuovi: basta che ci
lascino applicare la fiscalità di vantaggio già deliberata. Ma per far questo serve una
classe dirigente locale in grado di dialogare in modo autorevole con il governo: proprio
quello che in questi anni è drammaticamente mancato». La nuova pattuglia di parlamentari
pensa però anche a strumenti specifici per aumentare il numero degli occupati, oggi
intorno ai 600mila, e abbattere il tasso di disoccupazione, oggi vicino al 15 per cento.
«Il primo obiettivo – precisa Giovanna Sanna, Camera, Pd – è ridurre il cuneo fiscale per
le nostre aziende: meno tasse, più potere di acquisto per i piccoli artigiani, recupero del
patrimonio edilizio, per favorire le imprese sarde. Il nord Sardegna è stato abbandonato
dalla politica regionale; anche il progetto della chimica verde avrà un senso solo se
collegato al territorio e inserito nel piano energetico regionale: ciò che adesso non è stato
fatto, così come non si è investito nella scuola. È lì il nostro futuro».L a strada di un nuovo
piano di Rinascita è invece auspicata da Fedele Sanciu, Senato, Pdl, che spera in un
focus unitario sui problemi dell’isola. «Il primo punto è il definitivo riconoscimento della
condizione di insularità per garantire il diritto alla mobilità per persone e cose senza oneri
aggiuntivi. Non servono soldi, sempre pochi, l’importante è che non ci siano difficoltà
burocratiche. Le stesse che rischiano di far saltare il Galsi: se non si dovesse più fare, che
almeno si faccia il collegamento alla rete nazionale. Non possiamo perdere occasioni
uniche, come gli investimenti in Costa, che da soli faranno balzare in avanti gli occupati
del nord Sardegna».
Di fronte però all’aumento esponenziale dei sussidi per chi perde il lavoro servono anche
ricette forti, choc, come quelle che propone Emanuela Corda, Camera, 5 Stelle, seconda
la quale il reddito di cittadinanza è applicabile da subito. «Esiste in altri paese, i soldi si
trovano: tagliando le pensioni d’oro, riducendo le spese militari, eliminando enti inutili
come le province, e per la Sardegna attivando le bonifiche ambientali; se ciò aggiungiamo
sgravi fiscali solo per le piccole imprese, ricaviamo un massa manovrabile che crea
ricchezza, lavoro e solidarietà».
Cercare strumenti per attrarrre investimenti è la direzione seguita da Massimo Cugusi,
Camera Psd’Az, secondo il quale solo un nuovo rapporto con lo Stato, dal punto di vista
istituzionale e quindi fiscale potrà fornire le leve necessarie. «Zona franca, ma intelligente
e diffusa, e progetti credibili, non come questo piano Sulcis».
@gcentore

07 febbraio 2013


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