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Author: c.salvi

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Sei in: La Nuova Sardegna / Cagliari / Cronaca /
Centrosinistra avanti ma ora il Pdl sogna il sorpasso
Gli ultimi sondaggi danno nell’isola sia il Pd sia Beppe Grillo
sopra la rispettiva media nazionale. La partita del Senato
di Filippo Peretti

CAGLIARI. L’ultimo sondaggio conferma che in Sardegna il centrosinistra ha un vantaggio
di ben oltre quattro punti sul centrodestra. «Siamo una delle prime cinque regioni rosse,
una di quelle in cui la vittoria di Pierluigi Bersani viene data per sicura», esulta il segretario
del Pd, Silvio Lai, citando la rilevazione fatta ieri da Tecnè per Sky. Ma il coordinatore del
Pdl, Settimo Nizzi, non ci sta e ribatte: «Ho ragione di credere che qualcuno avrà una
brutta sorpresa dalle urne». Nella battaglia sui sorpassi c’è però un terzo incomodo: il
Movimento 5Stelle di Beppe Grillo. Che nell’isola, se il trend dovesse proseguire, potrebbe
superare il Pdl. A dirlo, per smentire l’ottimismo di Nizzi, è Silvio Lai: «Il Pd nell’isola è dato
due punti sopra la media nazionale, l’altra crescita riguarda Grillo, che qui ha il terzo
miglior risultato tra le venti regioni». La media nazionale di M5S è di circa il 16 per cento,
nell’isola – secondo il Pd sardo che cità proprio Tecnè – sarebbe oltre il 18 per cento.
Quindi non lontano dal conquistare il secondo posto tra i partiti isolani.
Andiamo con ordine e partiamo dall’ultimo sondaggio di Tecnè per Sky.La Sardegna è
presa in considerazione per il Senato. Il centrosinistra è datoal 41,9 per cento (5 seggi), il
centrodestra al 28,5 per cento (2 seggi), Lista Monti al 13 per cento (un seggio), M5S
all’8,7 per cento (nessun seggio), Ingroia al 4,5 per cento. Incerti o non voto: 45 per cento.
Il dato di Grillo al Senato è, secondo Tecnè, molto più basso di quello che viene indicato
per la Camera e a giustificare la differenza forse non c’è solo il fatto che i grillini sono il
primo partito tra gli elettori che hanno meno di 18 anni, e che cioé non votano per Palazzo
Madama. Sempre stando alla fonte del Pd sulle ultime rilevazioni, Lai afferma che il dato
politico del M5S è oltre il 16 per cento.

«In questi giorni di campagna elettorale – dice il segretario regionale del Pd – il clima si sta
delineando chiaramente. La Sardegna è stanca del centrodestra di Berlusconi e di
Cappellacci e vuole cambiare pagina. E sta premiando il Pd come forza di governo. Del
resto il centrosinistra è l’unico schieramento che ha presentato una vera e propria
proposta programmatica, visto che gli altri si stanno limitando a impedire al Pd di
governare». Quanto a Grillo, come hanno dimostrato anche i bagni di folla a Sassari,
Carbonia e Cagliari, «sta intercettando – dice Lai – quasi per intero il voto di protesta».
Dice di non essere di questo avviso Settimo Nizzi. «Non posso nascondere – afferma –
che eravamo depressi, sfiduciati. Poi il ritorno in campo di Berlusconi ci ha galvanizzati e
ora siamo ottimisti, c’è chi parla di sorpasso e io dico che possiamo farcela. C’è ancora un
alto numero di indecisi, pochi punti in percentuale non sono nulla per Berlusconi, che si è
di nuovo sintonizzato con gli elettori». Secondo Nizzi le proposte su Imu, Irap e condono e
Equitalia «sono le cose che chiedono gli italiani, le famiglie e le imprese, sono cose che
vanno fatte obbligatoriamente altrimenti il Paese non ce la farà a reggere».
Nizzi dice di non poter citare i sondaggi del partito ma conferma, citando quello delle
società di rilevamento che alla Camera danno un distacco di quattro punti tra
centrosinistra e centrodestra. «E – conclude – mancano ancora due settimane di
campagna elettorale. Consideriamo che in Sardegna siamo quasi 3 punti avanti rispetto
alla media nazionale». E qual è la media nazionale vera? «Non posso dirlo». C’è chi dice
che è del 16 per cento. «Quello era il dato di dicembre, ma ormai è archeologia. E’
cambiato tutto».
In campagna elettorale chiunque è portato a spararla grossa per dare fiducia ai propri
elettori e per conquistare gli indecisi. L’impressione, incrociando i sondaggi nazionali e
quelli (davvero pochini) regionali è che la situazione sia davvero molto incerta e che la
partita deve essere combattuta. Come non mai i partiti maggiori avvertono di dover fare i
conti con una protesta, quella intercettata da Grillo, che si fa sentire, mentre da qualche
anno il dissenso si rifugiava nell’astensionismo. «Una cosa è riempire le piazze – afferma
Nizzi – un’altra cosa è il voto. Io penso che molti vadano a vedere Grillo per curiosità». Per
il Pd, come dice Lai, il fenomeno del grillismo sta prendendo piede sino a diventare (quasi)
il secondo partito. E per questo che il segretario democratico non demonizza l’avversario
ma avverte gli elettori: «Non basta gridare e indignarsi, bisogna votare le proposte più
credibili, i programmi davvero realizzabili e in grado di assicurare un governo al Paese».

08 febbraio 2013

Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari /

Soltanto 15 candidati possono dirsi sicuri
La corsa per i 25 posti in Parlamento, la trepidazione
per i sondaggi, la ricerca degli indecisi

CAGLIARI. Su cinquecento candidati sono poco più di quaranta quelli che hanno concrete
possibilità di conquistare i venticinque seggi assegnati alla Sardegna in Parlamento. E
sono appena una quindicina quelli che possono dirsi sicuri di essere eletti. Le variazioni,
soprattutto nelle liste del Pd e del Pdl, dipendono dalla coalizione vincente. Al momento,
anche secondo i sondaggi diffusi ieri dalle televisioni, il favorito resta il centrosinistra di
Pierluigi Bersani. Partiamo quindi da questo scenario.
La vittoria anche nell’isola assicurerebbe al centrosinistra 14 seggi: 9 alla Camera (che
potrebbero diventare 10 con il gioco nazionale dei resti) e 5 al Senato. Alla Camera
sarebbero eletti i primi 8 del Pd (Emanuele Cani, Romina Mura, Giovanna Sanna, Raffaele
Di Gioia, Caterina Pes, Francesco Sanna e Siro Marrocu) e il capolista di Sel (Michele
Piras). Col resto nazionale al Pd sardo (se dovesse superare di due punti la media
nazionale) andrebbe a Montecitorio anche Gavino Manca. Un resto nazionale potrebbe
essere utile anche a Centro democratico per eleggere il capolista Roberto Capelli.
Per il Senato la vittoria del centrosinistra darebbe quattro seggi al Pd (Silvio Lai, Giuseppe
Luigi Cucca, Ignazio Angioni e Luigi Manconi) e uno a Sel (per il capolista Luciano Uras).
Un ottimo risultato del Pd sardo, come nel caso della conquista di un resto alla Camera,
potrebbe togliere il seggio a Uras per darlo a Paolo Fadda.
Alle coalizioni o liste perdenti resterebbero 8 seggi alla Camera e 3 al Senato. Per la
Camera, sulla base dei sondaggi nazionali, si fanno queste ipotesi: 3 o 4 seggi al Pdl
(Mauro Pili, Salvatore Cicu e Paolo Vella, ma il partito è convinto anche dell’elezione di
Settimo Nizzi), 2 al movimento 5 Stelle di Beppe Grillo (Emanuela Corda e Andrea
Vallascas), uno a testa a Udc (Giorgio Oppi), Lista Monti (Pierpaolo Vargiu) e Lista Ingroia
(Antonello Pirotto). Udc (per Sergio Milia) e Monti (per Giorgio La Spisa) puntano però a
due seggi.

Ma ci sono anche Fratelli d’Italia (per Antonello Liori) e Fli (per Ignazio Artizzu) che
concorrono alla ripartizione dei resti.
Per il Senato i posti alle minoranze sono appena 3: il Pdl è convinto di conquistarne 2
(Emilio Floris e Fedele Sanciu) e in questo caso il terzo andrebbe a M5S (Manuela Serra),
lasciando fuori la Lista Monti con l’esclusione di Mario Sechi. I centristi sono però sicuri del
seggio del giornalista e pensano che a perderlo (quello di Sanciu) sarebbe il Pdl.
Le incognite sono parecchie perché la situazione è in movimento. Il Pdl sardo spera
nell’impresa di Silvio Berlusconi sino al sorpasso. Ma se il recupero del Cavaliere si
dovesse arrestare, lo stesso Pdl si dovrebbe guardare anche in Sardegna da Beppe Grillo,
che è dato di nuovo in forte ascesa. Per cui nell’isola M5S punta anche al terzo seggio alla
Camera (per Paola Pinna) e al secondo al Senato (per Roberto Cotti).
In caso di vittoria del centrodestra, ipotizzata almeno per il momento solo dal Pdl per il
Senato la situazione si ribalterebbe. Il Pdl oltre a Floris e a Sanciu eleggerebbe anche
Carmelo Porcu, Silvestro Ladu e Francesco Onnis, mentre il Pd perderebbe due seggi (o
uno solo se l’altro dovesse essere tolto a Sel).
Sin qui le previsioni. Nelle settimane scorse ci sono stati forti cambiamenti, ora gli ultimi
quindici giorni saranno davvero decisivi. (f. per.)

08 febbraio 2013


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