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Sei in: La Nuova Sardegna / Nuoro / Cronaca /
Il Movimento 5 Stelle si presenta ai nuoresi «Resettiamo tutto»
NUORO. Una Sardegna da riportare al centro delle politiche nazionali, un’economia che sfrutti le
vocazioni del territorio e una società civile protagonista dei propri destini. Il Movimento 5 Stelle...

di Francesco Pirisi

NUORO. Una Sardegna da riportare al centro delle politiche nazionali, un’economia che
sfrutti le vocazioni del territorio e una società civile protagonista dei propri destini. Il
Movimento 5 Stelle va ai motivi primi della politica per chiedere il consenso ai nuoresi nelle
elezioni del 24 e 25 febbraio. Lo fanno i candidati nella circoscrizione Sardegna Emanuela
Corda e Paola Pinna, cagliaritane, in testa allo schieramento della Camera, ieri in città per
un confronto con i simpatizzanti locali. Con loro l’avvocato algherese Alessandro Polese e
Manuela Serra, insegnante, anch’essa di Cagliari, che corrono per un seggio al Senato.
Per Palazzo Madama in lizza anche il nuorese Massimiliano Soddu. L’aria di Nuoro li porta
in maniera quasi naturale ad affrontare le questioni legate ad agricoltura e turismo, per i
quali pensano a «politiche regionali che ne valorizzino le specificità». L’industria? «No,
almeno quella conosciuta sinora. Pensiamo che in economia si debba resettare e
ripartire», aggiunge Pinna. Temi che i “grillini” annunciano e intendono tenere in caldo per
le prossime regionali, che per Emanuela Corda «sono l’appuntamento più importante».
Tanto tenuto in considerazione che già si pensa di uscire dall’organizzazione “liquida” per
qualcosa di più stabile, senza tuttavia la sovrastruttura dei partiti tradizionali che è oggetto
anch’essa delle critiche del Movimento fondato dallo showman Beppe Grillo. Intanto però
c’è da affrontare il voto prossimo, per il quale i candidati spiegano di avere in previsione un
15% di consensi nel Belpaese, «ma vi sono elementi che portano a pensare che il limite
odierno sarà superato». C’è l’impegno a portare avanti le battaglie chiave: la denuncia del
malcostume politico, la legalità, la lotta contro il nucleare e le servitù militari. In economia,
si parte da un caso specifico: «Va chiusa la stagione di Equitalia, un ente di esazione con

poteri da autorità giudiziaria, senza tenere conto delle conseguenze per cittadini e
imprese».

10 febbraio 2013

Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari / Cronaca /

Donne, voglia di contare di più
Confronto tra le candidate alle politiche
su lavoro, welfare e rappresentanza

SASSARI. L’interrogativo è antico: ma le donne perché non votano le donne? È in questo
irrisolto nodo, proposto da Melania Fadda (Futuro e Libertà) che forse si è giocata e
continua giocarsi la scarsa rappresentanza rosa in Parlamento. Quesito che ritorna quanto
mai attuale a pochi giorni dall’apertura delle urne. Competenze, capacità, idee del genere
femminile messe in ombra nel mondo della politica (e purtroppo non solo )dai soliti
«maschi». C’è qualcosa che non funziona se una donna, abituata a districarsi tra lavoro e
famiglia con ritmi da wonderwoman e sacrifici personali misconosciuti (basta pensare al
virtuosismo quasi funanbolico di dare contemporaneamente la poppata al bambino,
prendere l’appuntamento dal medico per il marito e avviare la lavatrice) non riesce poi ad
incidere se non parzialmente nel progetto di creare una società migliore e che sia più a
misura anche delle sue esigenze. O magari, appunto, è anche per questo: se ci si occupa
del nonno con l’Alzheimer come del cane di casa, che tempo resta?
Su queste riflessioni si è svolto venerdì sera alle Messaggerie, promosso dalle
associazioni “Se non ora quando” e “Noi Donne 2005”, il confronto tra le candidate alle
politiche del 24 e 25 febbraio. Lavoro, welfare e rappresentanza i temi cardine. E,
nemmeno straordinariamente, nonostante collocazione politica, esperienze ed età diverse,
tutte si sono trovate d’accordo sul fatto che bisogna cambiare un sistema in cui la donna
da invisibile angelo del focolare possa diventare protagonista determinante e consapevole
della propria forza . «Se vogliamo contare di più dobbiamo cominciare in famiglia – ha
detto la radicale Maria Isabella Puggioni –. È drammatico che dopo aver vinto tante e
grandi battaglie femministe ci ritroviamo al punto di partenza». Concorde Claudia De Lucia
(Fratelli d’Italia): «L’educazione dei figli, ecco da dove partire. Troppo spesso ci sentiamo

onnipotenti e vogliamo essere onnipresenti». «Come casalinghe svolgiamo un lavoro che
non è inferiore a quello di un manager – ha chiosato Liliana Lorettu, (Scelta civica per
Monti) – . E allora cerchiamo di convincerci che possiamo cambiare le cose». Però siamo
di fronte ta difficoltà oggettive. «Il sistema sociale non ci garantisce sostegno – ha
affermato Sabrina Serra (Pdl) –. Le donne madri non hanno a disposizione asili nido a
sufficienza, e i nonni continuano a coprire i buchi di un welfare che non funziona». Una
riflessione condivisa anche da Claudia Firino (Sel): «Lo Stato sociale è stato depauperato
e si fa sempre più pressante la necessità di conciliare tempi di lavoro e tempi familiari. In
Germania e nei Paesi scandinavi , dove questo avviene, è aumentata la produttività». «E’
bene che si riprenda la discussione avviata negli Anni Ottanta e Novanta sui “ tempi della
città”, senza trascurare altri stumenti , come il bilancio sociale e il bilancio di genere», ha
concordato Alba Canu (Pd). Per la quale »se noi non riusciamo a costruire una società in
cui le donne partecipano alla politica il Paese non cresce». E la compagna di partito
Giovanna Sanna: «Noi donne dobbiamo essere convinte che ci possiamo misurare su
questo terreno. Parlo per esperienza personale: il paese di cui sono sindaco non ha avuto
difficoltà a votarmi. Quindi la maturità dell’elettorato c’è». «Resta il fatto che nei ruoli
apicali, in Parlamento come nella sanità, non riusciamo ancora a contare, il potere resta in
mani maschili», ha detto Noemi Sanna (Scelta Civica per Monti).
E Sabina Aranzanu (Fare per fermare il declino): «Tagliamo le spese superflue del bilancio
statale, concentriamo risorse per dare incentivi a donne e giovani». «Noi del Movimento 5
Stelle abbiamo messo in lista il 55 per cento di donne – ha ricordato Ellinor Muresu –. Vuol
dire che ci crediamo».

10 febbraio 2013


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