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Author: c.salvi

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Sei in: La Nuova Sardegna / Cagliari / Cronaca /

Di Pietro: «Rivoluzionari di governo»
Il leader dell’Italia dei valori e della lista Ingroia: «A Bersani
dico di non farsi azzannare da Monti, con noi può trattare»
di Umberto Aime

CAGLIARI. L’ultimo bowling rivoluzionario di Antonio Di Pietro ha una sola regola: non
salvare neanche un birillo. A fine mese spera in uno strike clamoroso, anche se da leader
d’Italia dei valori ha lasciato l’ultimo tiro, quello decisivo, nelle mani dell’ex magistrato
Antonio Ingroia. Li immagina tutti a terra, i vecchi birilli, seppure per motivi diversi:
Berlusconi da sempre, Monti perché «è uomo delle lobby» e «Bersani? «Ingolosito dalla
voglia di potere, il segretario del Pd ha preferito correre da solo. Senza capire che lo
vogliono obbligare a stringere un patto col diavolo, che poi è il Professore, e sarà questa la
sua rovina». Di Pietro non è cambiato: attaccante era e centravanti di sfondamento è
rimasto, con o senza fascia di capitano al braccio. «Ma sia chiaro – ha detto a Cagliari –
noi di Rivoluzione civile non vogliamo entrare in Parlamento per sfasciare tutto». Il compito
del demolitore sa che se l’ è preso Grillo, «e io lo rispetto in questa sua scelta di non
allearsi con nessuno», mentre per sè ha immaginato quello del tessitore. «Quando
Bersani si renderà conto che Monti è solo un traditore mascherato, con noi dovrà costruire
per forza un’alleanza e quella sì che sarà una coalizione trasparente e di centrosinistra». Il
resto – a detta di Di Pietro – «saranno solo ricatti, pasticci e porcherie», perché tutti, a
cominciare dagli elettori, sanno benissimo che «Monti è l’espressione di troppi poteri forti,
e le banche o la massoneria sono da sempre in antitesi con i valori che invece dovrebbe
avere il Pd». Insomma, Di Pietro non vuole continuare a essere partito di opposizione –
«L’abbiamo fatto da soli per oltre un anno e mi hanno dato del populista» – «puntiamo
diretti al governo, per sconfiggere finalmente i i venditori di fumo e le nuove destre che
hanno azzannato sempre gli stessi, mai i ricchi». Per la sua rivoluzione, Di Pietro questa
volta si è messo nelle mani della società civile fino a essere contestato da una frangia
dell’Italia dei valori, che si è sentita scaricata: «A loro dico che molti di noi, anche quelli più
preparati, hanno avuto il coraggio e l’umiltà di lasciare spazio a operai, disoccupati e
soprattutto ai lottatori pubblici e dichiarati contro le mafie, i patti scellerati e gli inciuci». Per

poi ripetere: «Forti di questo cambiamento epocale, da subito abbiamo proposto a Bersani
un patto scritto per governare insieme, ma lui ha rifiutato e ora vediamo come andrà a
finire». Certo, per lui «è incredibile» che l’Italia continui a dare credibilità a Berlusconi:
«Come fa a promettere ancora condoni? Come fa a dare voce ai criminali che non pagano
le tasse, o a incentivare i cittadini a tradire lo Stato, tanto poi qualcuno abbuonerà il reato
commesso? No, è impossibili che gli italiani ci caschino un’altra volta». Poi c’è Monti, il
nuovo bersaglio: «Altro che salvatore della patria, è lui il pericolo pubblico numero uno. È
stato capace di depredare ancora una volta i poveretti, mentre, nelle stanze del potere,
non ha smesso di fare favori a quanti lo teleguidano». Per questo, secondo Di Pietro,
«Bersani dovrebbe riflettere subito, prima che sia troppo tardi». Anche perché il Pd l’Imu
l’ha votata in Parlamento ed è persino andato dietro al governo dei Professori nella
Vertenza Sardegna: «Spero che i democratici si siano resi conto di come gli ultimi ministri
hanno trattato l’isola: era a pezzi, hanno continuato a sbranarla». Per Di Pietro è arrivato il
momento di ritornare in fretta allo «Stato dove tutti pagano le tasse, dove c’è un senso
vero della solidarietà, dove non esistono più cittadini gettati in una discarica sociale di
stampo medioevale». Con un ultimo appello lanciato ancora a Bersani: «Non venderti
l’anima per trenta denari, non farti accoltellare alle spalle». Per chiudere con una delle sue
celebri metafore: «Non gli auguro di finire ostaggio di una moglie (Monti) che prima o poi lo
prenderà a martellate».

12 febbraio 2013

Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari / Cronaca /

«Noi, coscienza sana della sinistra»
Parla la lista Ingroia: «Gli unici a dire 50 volte no alle nefandezze di Monti»

SASSARI. Non c’è Antonio Di Pietro, ammaliato dagli occhioni della D’amico e soprattutto
dal palcoscenico nazionale del suo programma Sky. Al suo posto, a tirare la volata ai
candidati della lista Ingroia, si è presentato all’hotel Grazia Deledda il parlamentare
dell’Italia dei Valori e attuale candidato in “Rivoluzione Civile” Ignazio Messina. Dice: «Per
essere in Sardegna alle 2 del pomeriggio mi sono dovuto alzare alle 4 del mattino: è
evidente che qualcosa in questo sistema non vada per il verso giusto». Se la prende
subito col sistema elettorale: «Pessimo e da rifare completamente. Il Parlamento è già
bello che confezionato, e anche questa volta si siederanno persone che per tutta la
legislatura non saranno capaci di aprire bocca». Rivendica l’unicità della lista Ingroia, «la
sola in grado di dire 50 volte no ai provvedimenti di Monti. Noi siamo la coscienza sana del
Pd, e per questo Bersani ci attacca di continuo. Se Grillo avesse accettato di correre
assieme a noi, invece di isolarsi nella sua sterile protesta, saremmo diventati un partito di
governo». Mai e poi mai, invece, scendere a patti con Monti: «Andare con lui significa
accodarsi e proseguire la sua linea di governo, non avere un confronto alla pari». Federico
Palomba, senatore uscente Idv, sottolinea come in queste elezioni ci sia una corsa al
disconoscimento delle leggi Monti: «Tutti le hanno votate ma nessuno riconosce la
paternità. Gli unici a essere contrari siamo stati noi. Solo noi possiamo inchiodare gli altri
alle loro responsabilità». E tra le principali «nefandezze del governo Monti» – dice la
candidata alla Camera Patrizia Marongiu, 52 anni, ricercatrice precaria – «c’è l’erosione
dei diritti dei lavoratori. Ci stanno facendo credere che lo smantellamento dei diritti del
lavoro sia una misura necessaria per risanare l’economia. Niente di più sbagliato». Invece
il candidato al Senato Giorgio Spanedda, 67 anni, si sofferma su un’analisi economica a
360 gradi. «Il sistema fiscale è totalmente distorto, non c’è ridistribuzione del reddito, la
progressività delle imposte è da rivedere. C’è troppa evasione ed elusione, centinaia di
milioni di euro vengono sottratti al welfare». La chiusura dell’incontro spetta naturalmente
a Messsina: «Preferiamo votare dei magistrati in politica, piuttosto che dei politici
imputati». (lu.so.)

12 febbraio 2013


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