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 Democrazia nella comunicazione
Sabato, Febbraio 16, 2013

La trasformazione di Beppe Grillo
Scritto da Massimo Mazzucco Venerdì 15 Febbraio 2013 11:46

di Massimo Mazzucco - luogocomune
Quattro anni fa Beppe Grillo era incazzato, era acido, era forse anche
profondamente demoralizzato.
Dopo la grande impennata dei primi anni, con il successo dei "V-Day",
le forze politiche avevano intuito il pericolo rappresentato da Grillo, e si
erano coalizzate contro di lui, riuscendo ad appiccicargli addosso - con
la compiacenza dei media a loro asserviti - la peggiore etichetta
possibile: "antipolitica".
In un attimo, sembrava tutto finito. Il sistema si era accorto del corpo
estraneo, ed aveva scatenato la reazione immunitaria per espellerlo al
più presto, prima che contagiasse tutto l'organismo.

Nel 2009 scrivevamo:
"Fa male al cuore vedere Grillo che parla oggi alla piazza, con la stessa
grinta di prima, ma con un sapore completamente diverso nelle parole
che gli escono dalla bocca. Quella che ieri era la rabbia, travolgente e
propositiva, di chi crede di poter abbattere il Palazzo, oggi è la rabbia
rancorosa di chi ha capito che il Palazzo lo ha fregato, che lo ha reso
innocuo, e che da oggi ormai non deve più temere nulla da lui. E’
avvenuto tutto nell’arco di poche settimane, l’anno scorso, quando lo
scontento popolare sollevato da Grillo rischiava di raggiungere la
famosa “massa critica” da cui non c’è più ritorno. A quel punto tutti i
giornalisti, i politici, gli industriali, i personaggi pubblici, e chiunque
sentisse in qualche modo minacciati i propri privilegi da questa ondata
di furia popolare, si sono instintivamente compattati in una muraglia
d’acciaio contro la quale lo sperone di Grillo si è frantumato in mille
pezzi. In quel periodo non trovavi un'anima disposta a spendere una
sola parola per lui. Grillo stesso, probabilmente spiazzato da questa
reazione compatta e virulenta, ...
...non ha saputo rilanciare, e si è chiuso in un rancore che sembrava
indicare l'inizio della fine. Beppe Grillo infatti è un comico, non è un
attore, e non è capace di fingere che tutto vada bene quando non è
vero. E’ lui stesso a riconoscere, traboccante di amarezza, che “oggi
siamo in una piazza dove Previti ci guarda, agli arresti domiciliari, e se
la sta ridacchiando”. E’ lui stesso a dire “Noi siamo quelli che alla
catastrofe ci arrivano con ottimismo”, dipingendo un’immagine
dell’Italia che purtroppo non sorprende più nessuno."
Ma evidentemente c'era qualcosa di più profondo che covava in lui:
c'era la consapevolezza di avere comunque ragione, e questa diventa
una forza inarrestabile quando si unisce alla consapevolezza di non
avere nulla da perdere. Come continua a ripetere Grillo nel suo
tsunami-tour, "io potevo starmene tranquillamente a casa mia, in
pantofole, e vivere sereno il resto dei miei giorni".
Invece non lo ha fatto. Grillo è uscito dalla sua amarezza ed è ripartito
a testa bassa, ed in quel momento si è accorto di non essere affatto
solo, poiché nel frattempo aveva creato quella rete di Meetup in tutta
Italia, che ora esisteva ed era pronta a combattere con lui fino in
fondo.
Quando risvegli nel cittadino la coscienza di una certa situazione, non

puoi più fare marcia indietro. Quando una persona capisce una certa
cosa, non puoi più pretendere che se la dimentichi. Il suo movimento
esisteva già, prima ancora che gli desse ufficialmente un nome. Erano
migliaia di persone oneste e pulite, in tutta Italia, che aspettavano
soltanto di poter trasformare la propria frustrazione e la propria
conoscenza in qualcosa di utile e costruttivo.
Ed è proprio qui che è avvenuta la grande trasformazione di Beppe
Grillo. Da grande distruttore è divenuto un piccolo costruttore. Il facile
populismo ha lasciato lentamente il posto ad un sano pragmatismo. Le
proposte diventavano man mano più concrete, e il criterio di fattibilità
iniziava a prevalere su quello della spettacolarità.
Ora la gente non vedeva più soltanto la protesta, ma iniziava ad
intravvedere anche delle possibili soluzioni. Soluzioni concrete, reali,
fattibili. Soluzioni che rimettono sistematicamente il cittadino al centro
del problema, e gli restituiscono i suoi diritti, naturali e costituzionali, di
essere umano.
Nel dicembre del 2012 scrivevamo:
"Beppe Grillo sembra molto cambiato, ultimamente. Sembra aver
assunto un tono nuovo, pragmatico, lucido, consapevole delle
responsabilità che si è assunto, e delle potenzialità che il suo
Movimento rappresenta in questo particolare momento politico."
Parallelamente alla crescita e alla definizione della sua proposta
politica, c'è stato anche un ridimensionamento interiore nella figura di
Beppe Grillo: il suo protagonismo personale ha lasciato il posto ad una
umiltà messa al servizio del collettivo. Più il movimento cresce ed
impara a camminare da solo, più Grillo sembra intenzionato a farsi da
parte. Ora non cerca più l'applauso come misura del proprio successo
personale - cosa decisamente non facile per un uomo di spettacolo ma lo cerca come misura del successo delle idee che va proponendo.
A Grillo non interessa più sentirsi gridare "Beppe sei grande"- anzi
sembra quasi che la cosa gli dia fastidio, a volte - mentre dimostra
chiaramente la sua soddisfazione quando sente che un concetto da lui
espresso è arrivato al cuore della gente.
Sono giunto a queste conclusioni dopo aver guardato su Youtube
svariati comizi tenuti da Grillo nel suotsunami-tour, ed invito tutti a fare
la stessa cosa (oppure a guardare il video che segue), per arrivare a

farsi un'idea più completa e documentata della grande trasformazione
che ha vissuto quest'uomo negli ultimi anni.
Se anche tutto dovesse crollare, e le cose dovessero andare nel modo
peggiore possibile, Beppe Grillo avrà comunque ottenuto qualcosa di
importante ed irreversibile: ha mostrato a tutti che è possibile
cambiare, ed ha indicato la strada per farlo.
Il resto, come dice lui stesso, sta a noi realizzarlo.


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