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Author: c.salvi

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Tv: perché ha storicamente ragione Grillo;
e torto marcio gli altri
Martedì, 19 Febbraio 2013

di Alessandro Cisilin – Megachip.
Non voterò Grillo, per alcune ragioni di contenuto. E sono un giornalista, che
si irrita quando Grillo chiede ai colleghi di tenersi alla larga. Premesse di
retorica per far rilassare alla lettura i Guelfi e i Ghibellini, ovvero ai fan dei
due-tre principali protagonisti di questa effimera campagna elettorale zeppa di
retaggi giovanili di schieramento oramai solo feudali, in quanto svuotati di
sostanza dagli stessi protagonisti. Al “centrosinistra” quanto al “centrodestra”.
E tra i temi svuotati c’è proprio l’apparente effimero, ovvero la
comunicazione. C’è stata di recente una battuta di Bersani sulla priorità del
“conflitto di interessi”, e tutti ridono, così come risero quando Veltroni rilanciò il
tema all’indomani delle dimissioni dalla segreteria, visto che non se ne sono
mai concretamente occupati.

Su questo non solo non c’è come al solito memoria, ma neppure c’è stata come
al solito informazione. Nel 2003, ad esempio, mi trovai a dare una mano a un
paio di “comunisti” dell’europarlamento, quelli “fuori dalla storia” (il giornalista
Manisco e l’ex magistrato antimafia Di Lello), che si sbattevano per fare un
dibattito in assemblea sul problema gravissimo della concentrazione dei
media in Italia.
Nessuno degli allora Ds e Margherita mosse un dito, anzi osteggiarono
l’iniziativa, a iniziare dai più illustri deputati, quali Giorgio Napolitano e
Francesco Rutelli.
La motivazione “politica” e “nobile” era che “le battaglie si fanno quando si
possono vincere”, e che “poi ci accusano di portare in Europa i problemi interni
su cui l’Europa non ha competenza”, dato peraltro smentito dai giuristi europei.
Sta di fatto che non solo vincemmo, ma addirittura stravincemmo, con una
risoluzione votata quasi all’unanimità che deplorò l’Italia per il conflitto di
interessi minacciando perfino l’esclusione dal Consiglio Europeo qualora non
fosse posto rimedio. In poche parole, furono decisivi gli stranieri, perfino del
centrodestra, ma poi, compresa l’antifona, a presentarsi trionfanti in
conferenza stampa furono i Rutelli e i Ds, quali campioni della battaglia
per la libertà e il pluralismo dell’informazione. Gli stessi che poi non mossero
appunto un dito per accogliere la richiesta europea, neppure quando disposero
a Roma della maggioranza parlamentare.
C’è però un’idea che serpeggiava nelle cosiddette seconde linee
dell’immaginifico “centrosinistra”. “Per combattere il monopolio di B.
bisognerebbe non andare in tv”. Sacrosanto. Salvo che non è mai successo,
ovvero è successo il contrario. Tutti a sgomitare per avere un posto nei salotti
televisivi.
Non tanto le seconde linee, che vorrebbero farsi conoscere, ma le prime, quelli
che la linea la dovrebbero dare. Sono sempre là, da vent’anni. Da Vespa. Con il
contraltare di Mentana e Santoro che (aldilà della ben altra stima individuale e
professionale che meritano) restano funzionali, come vent’anni fa, a dare al
sistema della comunicazione una parvenza di pluralismo. E a sorprendersi e a
fare sociologia sul fatto che il monopolista della comunicazione un’altra volta si
trovi a rimontare.

Ma dalla sorpresa emerge tra gli altri un colpevole: Grillo, ovvero chi non va in
tv per fare la battaglia che voi non avete avuto il benché minimo coraggio di
fare, allo scopo di conservare qualche spicciolo di visibilità e dividendo feudale.
E allora, excuse my french, vergognatevi: della battaglia fondamentale che non
avete mai fatto; e del fatto di prendervela ora, quotidianamente, a iniziare dai
giornali “amici”, con chi invece sta avendo le palle di farla.


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