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Author: c.salvi

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Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari / Cronaca

Nell’isola Cinque Stelle alza il tiro
Tour de force in Rete e nei banchetti. Parlano i candidati:
«Subito le bonifiche industriali»
di Pier Giorgio Pinna

CAGLIARI. Nel ricco piatto della politica il MoVimento punta al poker: può piazzare in
Parlamento 4 militanti sardi. «Ma è preferibile essere cauti: faremo una valutazione solo
dopo il 25 febbraio», si limitano a dire vecchi e nuovi amici di Grillo. Tutti preferiscono non
commentare le intenzioni di voto pubblicate prima dello stop imposto dalla legge. Allora i
sondaggi più favorevoli li accreditavano addirittura di un quinto seggio, il punteggio più alto
tra le loro possibili chance sul tavolo. Di fatto, l’equivalente di una scala reale. Servita a
puntino: simbolicamente, di quadri, quasi a richiamare il logo di questa coalizione
emergente. «Nel nostro caso, comunque, sarà meglio non parlare di denari neppure per
immagini figurate, vista la lotta che abbiamo combattuto in questi anni contro sprechi,
corruzione, prebende, rimborsi, maxi-stipendi agli amministratori», commenta non senza
ironia un iscritto della primaora a uno dei meetup. Per aggiungere subito con un sorriso:
«E poi le nostre stelle sono gialle, come il sole della speranza di un cambiamento vero...».
Gli altri. Non è una coincidenza se a destra come a sinistra molti hanno paura che i
consensi nei confronti del MoVimento si trasformino in onda anomala. Uno tsunami tanto

violento da spazzar via gli equilibri del passato. Per questo, nei fuochi finali di una
campagna serrata, dai due poli e dallo stesso centro di Monti-Casini tanti invitano gli
elettori sardi a pensarci su bene e rinnovano le contestazioni mosse da tempo a Cinque
Stelle. Lunga la lista di rilievi critici: proteste non accompagnate da proposte,
qualunquismo, demagogia, e in ogni modo progetti generici, distanti dalla realtà.
A respingere le accuse ai vari mittenti pensano i seguaci del comico agit-prop che si sono
messi in gioco in questi mesi. Nei loro piani per Senato e Camera spiegano che cosa
vogliono fare. Mettendo nero su bianco precisi programmi, visibili da tutti nel web (fra
l’altro, su www.beppegrillo.it /votazioni /candidati/circoscrizione _26.html). Una serie di
piani individuali e collettivi preceduti da una breve scheda-identikit.
In lizza. Ma chi sono i candidati di Cinque Stelle? E da quali settori arrivano? A scorrere
l’elenco si nota una prevalenza di giovani. L’età varia dai 26 ai 51 anni, ma la gran parte è
sulla trentina. Più uomini che donne, sono liberi professionisti, insegnanti, impiegati,
dipendenti pubblici e disoccupati. Sul versante regionale l’attenzione di M5S si concentra
su temi come la sovranità alimentare ed energetica. «Anche in rapporto a un moderno
sviluppo rurale», precisano in parecchi. Vengono inoltre considerati molto importanti
aspetti come la tutela del paesaggio e il rilancio di ogni possibile strategia per le bonifiche
dei siti industriali. Magari da attuare, come si spiega, «con pianificazioni sul territorio e con
l’uso mirato delle risorse comunitarie». Si parla poi di processi per valorizzare l’identità
culturale «attraverso disincentivi alla colonizzazione commerciale-culturale e il
riorientamento educativo, a partire dalle scuole elementari».
Risorse. Soprattutto dopo l’ultimo vorticoso giro di scandali Cinque Stelle non si stanca di
ripetere di essere l’unico schieramento che non riceve finanziamenti pubblici. Così i suoi
candidati devono moltiplicare in queste ore energie e speranze. Ma lavorano in un clima
almeno in apparenza senza divisioni interne, privo di quei palesi dissidi che hanno
contrassegnato a tratti fasi operative del MoVimento in altre regioni provocando ingorghi
su Facebook e Twitter.
Idee. La capolista per la Camera è la cagliaritana Emanuela Corda. Grafico di professione,
tante esperienze dopo la maturità classica, ha 38 anni. È decisa a proporre il reddito di
cittadinanza promosso da M5S su scala nazionale al primo punto del suo progetto per
l’isola. «Con un problema esponenziale come quello dei senza lavoro qui da noi non si
potrà andare avanti a oltranza con la cassa integrazione – rileva – A ogni modo i fondi da
destinare ai disoccupati si andranno ad aggiungere agli ammortizzatori sociali e saranno
recuperati dai tagli agli sprechi, dalla cancellazione delle Province, dalla battaglia alla
corruzione». Fondamentale, secondo Corda, è la chiusura della Vertenza Entrate con
Roma. «Obbligheremo lo Stato a restituire i tributi che ci deve – puntualizza – E la
Regione dovrà esercitare tutte le potestà dello Statuto istituendo un’Agenzia sarda delle
entrate».
Piani. M5S insomma pare non avere timori a puntare alto. Un’altra candidata cagliaritana
al Senato, Manuela Serra, anche lei con discrete carte in mano per l’elezione, spiega in
Rete come vuole dare «un contributo, che avrà valore solo se supportato dai cittadini, in
un parlamento che oggi mi sembra lontano anni luce dalla vita di tutti i giorni». Per
segnare subito una differenza dalle altre coalizioni, Andrea Vallascas, 37 anni, ingegnere,
in buona posizione nella corsa per la Camera, dice che sosterrà la proposta di far
cancellare il titolo di onorevole: «Vogliamo essere semplici cittadini che rappresentano altri
cittadini», chiosa. E sostiene che si batterà per la riqualificazione energetica degli edifici e

lo sviluppo di attività eco-sostenibili. «Ma anche – conclude – perché i neolaureati possano
formarsi in contesti differenti dal territorio nazionale e per sostenere la ricerca
tecnologica».
Sostenitori. Questi argomenti appaiono destinati a far presa su una base che, come rivela
un’analisi dell’Istituto Cattaneo, proverrebbe soprattutto dal centrodestra (33,8%) e da PdIdv (34,5%). Con un occhio di riguardo a tutte le altre proposte del MoVimento: rilancio
della piccola e media impresa, informatizzazione dello Stato, “politometro” per verificare
illeciti arricchimenti, un massimo di due mandati elettivi, abolizione di Equitalia, legge sul
conflitto d’interessi. Tra i sostenitori – secondo lo studio – sono numerosissimi i giovani. E i
più convinti dal Grillo Pensiero? Disoccupati e professionisti. Studenti e operai. Diplomati e
laureati. Uno spaccato che nell’isola si attaglia al profilo degli spettatori-ascoltatori notati
agli ultimi comizi del leader e alle manifestazioni organizzate dai militanti in queste
settimane.
Commenti. Uno scenario che fa ben sperare gli altri candidati sardi con maggiori chance:
Paola Pinna, Roberto Cotti, Nicola Bianchi, Alessandro Polese. Pinna, 38 anni,
disoccupata, conferma come in caso di successo lei e i suoi compagni non faranno
alleanze precostituite: «Sosterremo solo proposte ed emendamenti nell’interesse generale
dell’isola», puntualizza. Cotti, 51 anni, operatore economico e turistico, nella sua scheda
su internet spiega che costruirà «un programma dettagliato insieme con i cittadini a
Cinque Stelle». Determinato l’informatico Bianchi, che per 2 dei suoi 32 anni è stato
consigliere comunale del MoVimento a Sennori: «Via gli sprechi e blocco dei tagli alla
spesa pubblica», scrive nella sua scheda sul web. Altrettanto deciso l’algherese
Alessandro Polese, 41 anni. Molto attivo nella campagna elettorale che ha dato buoni
risultati per M5S sulla Riviera del corallo, adesso Polese nella sua “dichiarazione d’intenti
per il parlamento” rilancia i temi chiave di Cinque Stelle.
E gli altri candidati? In Rete il dibattito viaggia su blog e forum. Ma ai banchetti sulle strade
sono affidati gli ultimi confronti per convincere gli indecisi. Ormai domenica e lunedì si
avvicinano. E nel finale di partita non è più tempo di altre mosse azzardate.

20 febbraio 2013

Sei in:La Nuova Sardegna / Sassari
Dopo i successi a Sennori e Alghero uno sbarco
diretto alla Camera e al Senato

Al di là di quelli che saranno lunedì i risultati finali del voto, un fatto è sicuro: per M5S il
salto in parlamento dall’isola sarà immediato, diretto, senza passaggi intermedi. Dai due
posti da consigliere conquistati nei comuni di Sennori e Alghero il MoVimento sardo
passerà ad avere rappresentanti in entrambe le Camere. A suo tempo, nelle
amministrative su scala regionale, i messaggi lanciati da Beppe Grillo avevano suscitato
attenzione in diversi centri. Tanti ricordano ancora, per esempio, le prese di posizione
nella sua fase del V-day in favore dei serricoltori che rischiavano di perdere le case all’asta
nel Campidano a causa della legge-beffa sui mutui agricoli. Compreso il comizio-show nel
campo sportivo di Decimoputzu l’11 novembre 2007.
In seguito M5S ha avuto una discreta affermazione a Sennori, piazzando in municipio
Nicola Bianchi che dopo 2 anni ha lasciato il posto a un compagno di lista e solo adesso si
candida per la Camera. L’estate scorsa, poi, l’exploit ad Alghero. Con l’elezione in
Comune di Giorgia Distefano. E tanti voti da far balenare addirittura la possibilità, poi
sfumata, di piazzare un secondo consigliere. (pgp)

20 febbraio 2013

Sei in:La Nuova Sardegna / Sassari
Celentano lancia “Ti fai del male” e
canta di “un’onda nuova” che arriva
Il più politico dei cantanti, quello dei sermoni in tv e delle canzoni-denuncia, entra a gamba
tesa nel clima pre-elettorale. E lo fa a modo suo, con «Ti fai del male», un brano inedito
postato ieri a sorpresa sul suo blog (www.ilmondodiadriano.it). Una canzone molto critica
nei confronti della politica italiana attuale, ma allo stesso tempo un invito a votare, «a
riscrivere la storia del nostro Paese e rifarlo da capo». «Se non voti ti fai del male, se non
voti non cambia niente», canta il Molleggiato, che non rinuncia ai temi a lui cari da sempre:
dall’ambiente alla violenza sulle donne, dal federalismo alla crisi economica, passando per
la Chiesa e le promesse elettorali («certo non si può dire che i tempi non siano confusi e
mentre il pastore per salvare il suo gregge scuote la terra degli scandali riemergono
purtroppo parole pericolose, parole come... condono tombale»). Celentano non risparmia
niente e nessuno, ma sembra strizzare l’occhio al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo,
anche se il comico entrato in politica non è mai citato espressamente nel testo: «Si dice in
giro che fra i partiti c’è un’onda nuova che è partita dal niente. E come una valanga sta
avanzando, come un ciclone, per abbattere il marcio della nazione». Del resto già da
tempo circolano voci su un possibile endorsement del musicista per il M5S, mai espresso
del tutto. Non è escluso, però, anche se lo staff non conferma, che Grillo riesca nel
colpaccio di portare Celentano, in carne ed ossa o in collegamento video, in una piazza,
magari quella di San Giovanni a Roma, per il comizio conclusivo di venerdì.

20 febbraio 2013

Sei in:La Nuova Sardegna / Cagliari / Cronaca

La Rivoluzione civile indossa l’elmetto
Confermato l’arrivo di Ingroia. Due operai sulcitani guidano la rincorsa del
raggruppamento di Ingroia, tra progetti, entusiamo e qualche delusione
di Giovanni Bua

CAGLIARI. Ha l’elmetto in testa la Rivoluzione civile sarda. Quello del capolista al senato
Luigi Manca, minatore di Musei spremuto dai media di tutta la nazione per l’infinita
vertenza della sua Carbonsulcis. E soprattutto quello di Antonello Pirotto, 51 anni. Primo
alla Camera dietro Ingroia, nell’unica vera posizione “papabile” nell’isola, dopo una vita in
Eurallumina e un «non mi rompere “le scatole”» in diretta tivvù che ha fatto il giro d’Italia e
un fragoroso botto su Youtube.
«Ingroia mi ha scelto perché ho mandato a quel paese Castelli? – tuona con la consueta
energia l’operaio di Carbonia –. Può essere, non mi importa. Era la sesta volta che andavo
da Santoro, a parlare dei problemi dell’industria in Sardegna. E sono decenni che mi batto
in vertenze durissime. Ho visto più ministri io che la metà dei politici di professione che
conosco. Mi ha scelto perché ho mandato a quel paese Castelli? Tranquilli che se vado in
parlamento lo so bene cosa fare. Lo so chi sono i veri nemici. E quali sono le vere
questioni della nostra isola. Ci sbatto la faccia da una vita».
Ed effettivamente questa agguerrita pattuglia di neofiti messi insieme dal pm
guatemalteco, dal suo collega De Magistris (che ha fortemente voluto in lista l’avvocatona
romana Giovanna Corrias Lucente, seconda al Senato, facendo presa per convincerla
sulle sue origini siniscolesi) e soprattutto dalle segreterie regionali di Idv, Prc, Pdci e Verdi,

non ha l’aria di gente che si perderebbe dentro i palazzi del governo romani. Nonostante la
cifra civica e i tentativi nazionali di flirt con i 5 Stelle infatti, scorrendo nomi e biografie,
nulla appare di anti-politico, di “webbarolo”, di grillino. Anzi: i 25 rivoluzionari hanno tutti o
quasi lunghe storie di militanza, decenni di sindacato, migliaia di ore spese tra circoli,
manifestazioni, assemblee. Sono avvocati, operai, medici, ricercatori, presidenti di
cooperative sociali, ma soprattutto “attivisti”. Hanno tutti un’appartenenza politica, almeno
di riferimento (con i posti in lista divisi senza troppi bilancini, visto che sarà già un enorme
successo se a Roma dovessero arrivare i due capilista, e non sarebbe male anche se ce
ne arrivasse solo uno), molti la tessera della Cgil in tasca («la strapperei dopo lo sgarbo
che ci ha fatto la Camusso che ha invitato tutti meno Ingroia – spiega Manca, che è anche
tesserato con il Pdci – ma me la tengo perché per me rappresenta 40 anni di lotte»).
Arrivano alle presentazioni in giro per l’isola (ne hanno fatto quaranta, la chiusura sarà
venerdì a Nuoro) con i manifesti portati da casa («Poi ridatemelo però che ne ho solo uno»
scherza spesso il dirigente Prc Ciriaco Davoli) li appiccicano al muro con lo scotch e
spesso si imbarazzano di fronte ai giornalisti.
«Però io la faccia ce la metto per chiedere di portare a Roma questi candidati – spiega il
segretario di circolo dell’Idv di Gavoi Michele Sedda, operaio e in zona “ineleggibile” alla
Camera – perché è tutta gente pulita, per bene. Che le battaglie le ha fatte davvero».
Pochi fronzoli insomma. E tanta politica. Garantita dalle chiocce di questi rivoluzionari in
erba. Partiti, alcuni di storia lontana e di dialettica spesso non così giocosa. Che però si
sono fatti contagiare e hanno deciso di puntare tutto, facendo completamente sparire i
soliti noti dalle liste. A iniziare da chi, almeno in Sardegna, ci ha scommesso sopra di più:
l’Idv di Palomba e Di Pietro.
«Sono completamente conquistato dall’idea di mandare a Roma due operai con la cifra
politica, e non da politico, di Manca e Pirotto – spiega il vicesegretario regionale ed ex
sindaco di Gavoi Salvatore Lai, che un posto da capolista al Senato volendo l’avrebbe
strappato facilmente –. La cosa mi convince talmente da avermi fatto mettere da parte
senza alcun dubbio qualsiasi ambizione personale. E come me hanno ragionato tutti, a
iniziare dal nostro segretario regionale Palomba. Nella nostra “strana coalizione” non
abbiamo mai avuto una discussione, un problema. Ci sentiamo tutti più giovani di 20 anni
a girare la Sardegna portando in giro il nostro programma, alternativo a Monti e
Berlusconi, laico, libero. Rispettoso del lavoro ma anche dell’ambiente. Per l’uguaglianza, i
diritti. Per la pace e il disarmo. E soprattutto per una nuova questione morale e un’altra
politica, possibile. Cerchiamo di convincere la gente che non c’è niente di inutile a
mandare a Roma queste facce pulite. Che vogliono costruire e non distruggere. Portare in
parlamento la sinistra migliore. Che mette a disposizione dei candidati l’esperienza e la
storia dei partiti. E ridà ai partiti il loro movimentismo, il loro attaccamento al territorio, la
loro freschezza».
E così, tra i poster che da Roma non arrivano mai, le locandine fotocopiate in bianco e
nero, l’energia da star mediatica in erba di Pirotto, la “familiare” presenza sul territorio dei
25 candidati e la sapienza antica dei vecchi “sinistri” la Rivoluzione Civile sarda si calca in
testa l’elmetto, e tenta la difficile corsa. Con gli ultimi sondaggi (prima del black out) che la
vedevano ballare sulla soglia di sbarramento nazionale del 4 per cento. Muro da
scavalcare assolutamente per realizzare il sogno di far arrivare un operaio a Roma.

20 febbraio 2013


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