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Il grillismo come fase suprema del
berlusconismo. Ecco perché il M5S vincerà
le elezioni (per poi crollare miseramente)
22 febbraio 2013 alle 20:06

Non ho mai avuto molta fiducia in Beppe Grillo, e ancora meno ne ho ora dopo
l’ultima sparata fascistoide del comico contro la stampa italiana, esclusa platealmente
dalla conferenza stampa che precede il comizio finale di Roma e riammessa solo dopo
l’intervento della polizia. Settant’anni faMussolini faceva chiudere i giornali scomodi,

oggi il Movimento 5 Stelle si accontenta di tenere i giornalisti lontani dalle notizie e
adorare il blog del suo fondatore per scatenare lo stesso ribrezzo di chi crede
nell’informazione libera come base di ogni democrazia. Oltre a Grillo, c’è un unico
politico che in questi anni si è scelto i giornalisti che lo dovevano intervistare: è Silvio
Berlusconi.
No, io non ci sto.
E non ho neanche molta voglia di spiegare cosa mi divida da questo modo di concepire
la democrazia, non ho voglia di argomentare, non ho voglia di rispondere alla pochezza
di chi fa di tutta l’erba un fascio, che mette in un unico calderone una cosa e il suo
contrario, di chi appiattisce tutto a proprio uso e consumo.
Non ho più voglia di niente e di nulla se non di dire: resistenza. Così come contro il
berlusconismo, bisogna resistere a questa parodia di democrazia rappresentata da
Grillo, dalla evidente strumentalità delle sue affermazioni, dalle poderose cazzate che
ha immesso in un circuito dell’informazione già debilitato da vent’anni di centrodestra
bugiardo e manipolatore.
Cosa dite? Mi state chiedendo se “gli altri” non sono peggio? Qualcuno sì, ma non tutti:
è evidente. E non perdo neanche un secondo a spiegarvelo, tanto non lo capireste. Non
ho più voglia di perdere tempo.
Tanti anni fa, parafrasando Lenin, Giuseppe Fiori definì il berlusconismo “la fase
suprema del craxismo”. Ora siamo oltre: siamo al grillismo come fase suprema del
berlusconismo. Perché senza la rivoluzione culturale di Berlusconi, Grillo non
sarebbe mai esistito.
Se Berlusconi aveva vinto proponendo agli italiani una perfetta identificazione tra la
politica ed economia (perché tutti ovviamente dovevamo diventare ricchi, perché la
ricchezza era l’unico obiettivo possibile e tutti gli altri passavano in secondo piano)
Grillo ha affinato questo modello ed è andato oltre: adesso per lui democrazia ed
economia sono addirittura diventati sinonimi.
Se Berlusconi la stampa la controllava, Grillo ora va oltre: la esclude. Con l’identico
obiettivo: evitare qualsiasi controllo da parte dell’opinione pubblica.
E nel frattempo immette nel circuito della comunicazione le sue parole d’ordine. Così,
nella fragilissima logica grillina, la democrazia in Italia addirittura da tempo non ci
sarebbe più perché “se vai in banca non ti danno un mutuo”. Ecco, io non ho più voglia
di ribattere a cazzate del genere: che di questi tempi faranno pure vincere le elezioni,
ma io non ho più voglia di confondere temi diversi, piani diversi. Fatelo voi. Come
insegna lo scrivano di Melville, c’è un momento in cui si può solo dire “preferirei di
no”.
Io a Grillo dico no. Senza cedimenti, senza compromessi, senza aperture di credito.
No e basta. Come a Berlusconi, Fini e Bossi nel 1994.
Dico no, e aspetto i cento e passa parlamentari grillini alla prova dei fatti, quando in
Italia non si parlerà solo di economia, di euro (sempre che siano in grado di farlo,
dubito che dalla Sardegna arriveranno proposte all’altezza della situazione), ma anche

di valori e di idee. Li aspetto al varco quando si parlerà di antifascismo (il prossimo 25
aprile ne vedremo delle belle, statene certi), di diritti degli immigrati, dei diritti delle
coppie omosessuali, di informazione, di politica estera. I grillini lì crolleranno,
miseramente. E crolleranno anche quando si parlerà di lingua sarda e di autonomie
speciali, ad esempio.
Grillo vincerà le elezioni, poi crollerà miseramente.
Perché dico questo? Perché l’informazione è un termometro della democrazia. E
Grillo che si sottrae alle domande dei giornalisti italiani si manifesta per quello che è:
un fascistoide. Con tutto quello che ne consegue.


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