PDF Archive

Easily share your PDF documents with your contacts, on the Web and Social Networks.

Share a file Manage my documents Convert Recover PDF Search Help Contact



NS260213 .pdf



Original filename: NS260213.pdf
Author: c.salvi

This PDF 1.5 document has been generated by Microsoft® Office Word 2007, and has been sent on pdf-archive.com on 26/02/2013 at 14:54, from IP address 193.178.x.x. The current document download page has been viewed 2204 times.
File size: 468 KB (11 pages).
Privacy: public file




Download original PDF file









Document preview


La Nuova Sardegna
26 febbraio 2013

Voto choc, l’Italia ora è ingovernabile: stallo al Senato
Nell’isola tsunami Grillo: vanno giù il Pd e il Pdl
di Filippo Peretti

Nell’isola il Movimento 5 Stelle è il primo partito: trionfo nelle città. Ai
democratici più seggi. La giunta regionale regge. La Spisa si dimette
CAGLIARI. Superboom sardo di Grillo: primo partito quasi ovunque e soprattutto nelle città
a partire da Cagliari e Sassari, manda in Parlamento quattro deputati e due senatori. Il Pd
ha molti voti in meno del previsto ma prende la maggioranza dei seggi grazie ai premio
della coalizione vincente: delle sue tradizionali zone rosse mantiene solo Nuoro e
Ogliastra, precipita nel Sulcis, emblema della crisi e ora anche della protesta. Crollano i
centristi di Monti, nessun seggio ai tre assessori regionali che si erano candidati: Giorgio
La Spisa (ex Pdl passato con il premier) si è già dimesso, Antonello Liori (ora Fratelli
d’Italia) rischia il posto.
Lo “tzunami” di M5S ha travolto tutto e tutti ma a farne maggiormente le spese è stato il
centrosinistra, perché il Pdl, pur lontanissimo dal suo mitico 2008, si è ripreso in linea con
il dato nazionale da una crisi che sembrava irreversibile, tanto che Ugo Cappellacci ha
potuto dire che la sua giunta ha superato la verifica dei numeri: i partiti che la
compongono, benché divisi in tre schieramenti, hanno infatti superato le opposizioni.

Le elezioni politiche hanno sconvolto anche la politica regionale. A un anno delle elezioni
per il nuovo governatore e il nuovo Consiglio è spuntato dal nulla il primo partito: nell’isola
M5S, andando al 30 per cento, ha superato alla Camera anche le due “grandi” coalizioni di
centrodestra e di centrosinistra guidate rispettivamente da Pdl e Pd. Il centrosinistra si è
fermato al 29,30 (è andato meglio al Senato con il 31,7), mentre il centrodestra è a quota
23,7: un crollo rispetto a cinque anni fa, una sorpresa rispetto al periodo della crisi del
governo Berlusconi. I due schieramenti che da lustri si contendono il governo sono ora
due minoranze.
Grillo è il primo partito in senso assoluto in Sardegna e ha vinto quasi dappertutto.
Il Pd, grazie al premio regionale del Senato e a quello nazionale della Camera ha potuto
comunque conquistare più deputati del 2008 (ora sono otto contro i sette di allora) e lo
stesso numero di senatori. Silvio Lai, segretario del Pd sardo, ha ammesso la delusione:
«Puntavamo ad avere di più in campo nazionale e regionale, Grillo è andato molto più
forte del previsto, ha interpretato la voglia di protesta ed è il sintomo del malessero diffuso
nel Paese».
Anche Settimo Nizzi, coordinatore del Pdl che ha mancato la rielezione alla Camera, ha
ammesso la netta vittoria di Grillo e ha esaltato l’impresa di Berlusconi: «Ci davano tutti
per morti, noi eravamo sicuri di riprenderci». Non ha ricordato che nel 2008 aveva eletto
14 deputati e ieri appena 4.
Soddisfatto il presidente della giunta Cappellacci. Sommando tutti i voti dei partiti della sua
giunta (oltre Pdl e alleati anche quelli dello schieramento montiano fatto da Udc e
Riformatori), il governatore ha detto che «abbiamo più voti delle nostre opposizioni e
abbiamo retto l’urto della rilevante vittoria di Grillo». Ora «faremo il punto della situazione
pensando di rilanciare i programmi.
Viene dato per scontato un rimpasto di giunta con l’uscita degli assessori del Pdl che si
sono candidati con altri partiti: Liori e La Spisa. Su quest’ultimo, Nizzi ha detto in diretta su
Videolina: «Può già fare i bagagli». Michele Cossa (Riformatori) di rimando: «Si è già
dimesso».
Non è detto che i Riformatori, che hanno eletto Pierpaolo Vargiu con Monti, siano ancora
del centrodestra: «Non ci interessa tirare a campare», ha detto Cossa. «Potete andarvene
anche subito», gli ha risposto Nizzi.
Al rimpasto immediato pensa invece un grande deluso Giorgio Oppi, leader dell’Udc, che
stavolta ha mancato l’elezione alla Camera. Dopo il flop dei montiani (un solo eletto,
mentre Mario Sechi al Senato non ce l’ha fatta di molto), ha già notificato che dovranno
esserci cambiamenti sostanziali per chiudere bene la legislatura. Una netta vittoria del
centrosinistra avrebbe potuto portare l’Udc ad affossare il centrodestra, ma, dati alla
mano, non sono previsti cambi di schieramento.
Neanche da parte del Psd’Az che, correndo in solitaria e senza speranza di eleggere
nessuno, ha raggiunto un ragguardevole 2,5 per cento, che, in vista delle elezioni
regionali, rappresenta un buon zoccolo duro in grado di attirare l’attenzione non solo di
Cappellacci e del centrodestra, ma anche di un centrosinistra che dopo questa tornata
elettorale dovrà ripensare molte cose anche sul piano delle alleanze.

Sul risultato elettorale ha espresso «grande preoccupazione» la Confindustria sarda, che
ha chiesto alle e forze politiche della maggioranza di centrodestra che governa la Regione
«un atto di responsabilità che sappia porre in secondo piano gli interessi meramente di
parte e assicurare quella positiva risposta lungamente ricercata dal sistema produttivo
della nostra isola». Il presidente Alberto Scanu ha detto di guardare all’imminente verifica
a cui seguirà, molto probabilmente, un rimpasto in giunta, augurandosi che «nei prossimi
mesi si vada a definire il bilancio e, soprattutto, la programmazione comunitaria 2014-2020
oltre ad accompagnare la chiusura di quella 2007-2013».

Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari

In Sardegna eletti 18 deputati: 8
democratici, Grillo ne piazza 4
Il Pdl si ferma a 3 (fuori Nizzi), per Sel entra Michele Piras, 1
per Scelta Civica, niente da fare per i piccoli partiti

SASSARI. Tra i 18 deputati eletti nell’isola, la fetta più grossa spetterebbe al Pd:
Emanuele Cani, Romina Mura, Giovanna Sanna, Raffaele Di Gioia, Caterina Pes, Gian
Piero Scanu, Francesco Sanna e Siro Marrocu.
Emanuele Cani ha 45 anni ed è nato a Carbonia. Titolare di un’agenzia di servizi, è
consigliere provinciale e segretario provinciale del Pd nel Sulcis. Vincitore delle primarie
del Partito democratico nel Sulcis-Iglesiente.
Romina Mura ha 43 anni ed è nata a Sadali, comune di cui è sindaco dal 2010.
È componente della direzione nazionale del Pd. Con 3550 preferenze, è stata la più votata
alle primarie regionali del Pd.
Giovanna Sanna è nata a Florinas nel 1960. Insegnante di matematica e scienze nella
scuola secondaria di primo grado è sindaco di Florinas: eletta per la prima volta nel 1993

(sino al 2003), è stata rieletta nel 2007 e riconfermata nel 2012. Con 2911 voti ha vinto le
primarie del Pd nella provincia di Sassari.
Raffaele Di Gioia (noto Lello) ha 62 anni ed è nato a San Marco La Catola (provincia di
Foggia). Deputato nella XV legislatura dal 2006 al 2008, era stato eletto nella
circoscrizione della Puglia con la lista La Rosa nel pugno. Il suo nome è stato indicato dal
leader del Psi Riccardo Nencini.
Caterina Pes è nata a Sassari nel 1960 e sino all’età di 9 anni ha vissuto a Cuglieri. È uno
dei fondatori di Progetto Sardegna, il movimento creato da Renato Soru, di cui è stata
coordinatrice regionale. In Parlamento dal 2008, è componente della commissione
Cultura.
Gian Piero Scanu è nato a Telti nel 1953. Dirigente della pubblica amministrazione,
senatore uscente e capogruppo per il Pd nella IV commissione Difesa e componente della
commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito.
Francesco Sanna è nato a Iglesias nel 1965. Avvocato, è un senatore uscente. Nella XVI
legislatura era componente della I commissione permanente (Affari Costituzionali) e
membro del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa
Siro Marrocu è nato a Villacidro nel 1954. Dipendente pubblico, è stato eletto alla Camera
dei deputati nel 2008 e ha fatto parte della XIII commissione Agricoltura.
Il M5S farebbe quaterna. I neo deputati sono: Emanuela Corda, Andrea Vallascas, Paola
Pinna e Nicola Bianchi.
Emanuela Corda, capolista del MoVimento 5 stelle, ha 39 anni. Cagliaritana, è grafico
pubblicitario, vignettista e fumettista. Era candidata sindaco con M5S alle elezioni
comunali di Cagliari nel 2011.
Andrea Vallascas ha 37 anni, è di Cagliari ed è un ingegnere. È entrato a fare parte del
Movimento nel 2009.
Paola Pinna ha 38 anni ed è di Cagliari. Laureata in Scienze politiche, la sua carriera è
cominciata lo scorso anno, con la candidatura alle comunali di Quartucciu.
Nicola Bianchi ha 32 anni, è di Sennori e lavora come tecnico informatico. Nel 2010 è
stato eletto nel consiglio comunale di Sennori e nel 2012 ha lasciato il posto al primo dei
non eletti del MoVimento.
Tre i deputati che dovrebbero essere eletti nel Pdl: Mauro Pili, Salvatore Cicu e Paolo
Vella.
Mauro Pili, 46 anni, nato a Carbonia, deputato uscente. Viene eletto sindaco di Iglesias
nel 1993. Esponente di Forza Italia, il 25 ottobre 2001 a seguito delle dimissioni del
presidente Mario Floris, viene rieletto presidente della Regione e rimane in carica fino al
2003.
Salvatore Cic u è nato a Palermo, ha 55 anni, avvocato. Il 5 aprile del 1994 viene eletto
deputato, iscritto al gruppo parlamentare di Forza Italia. Ha ricoperto incarichi di

sottogoverno in tutti i Governi Berlusconi. Dal 2010 è vice capogruppo del Pdl alla
Camera.
Paolo Vella è nato a Caltagirone e ha 63 anni, è architetto e dirigente della Regione
Sardegna. È stato eletto deputato nel 2008 con il Pdl. Componente delle commissioni
Ambiente, territorio, lavori pubblici e della commissione Difesa fino a novembre del 2008.
Sinistra Ecologia e Libertà piazza, così come per il Senato, un solo candidato. Si tratta di
Michele Piras, 40 anni, di Borore, coordinatore regionale del partito di Vendola. Dal 2005
al 2007 è segretario provinciale di Rifondazione comunista nella Provincia di Nuoro, nel
2007 è eletto segretario regionale del partito: ricoprirà questo ruolo fino al 2009, quando si
dimetterà per prendere parte al nuovo progetto lanciato da Nichi Vendola.
La coalizione Scelta civica con Monti dovrebbe eleggere un deputato: il consigliere
regionale Pierpaolo Vargiu, capogruppo dei Riformatori. Cagliaritano, ha 55 anni ed è
medico radiologo. Ex dirigente nazionale del Partito Liberale, ha aderito ai Riformatori sin
dalla loro nascita. Eletto in consiglio regionale nel 1999, è stato riconfermato nel 2004 e
nel 2009. (na.co. - si.sa.)

Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari

Elezioni, i senatori eletti in Sardegna
Otto eletti al Senato nell’isola: cinque del centrosinistra,
due del Movimento Cinque Stelle e uno del Pdl

CAGLIARI. Degli otto seggi di Palazzo Madama che spettano alla Sardegna, cinque
andranno al centrosinistra, quattro al Pd e uno a Sel, due al Movimento Cinquestelle e uno
al Pdl. Questo il dato definitivo dello scrutinio. I quattro neo senatori del Pd sono il
segretario regionale del partito, Silvio Lai, il consigliere regionale nuorese, Giuseppe Luigi
Cucca, il volto nuovo, Ignazio Angioni, funzionario di Legacoop, e Luigi Manconi, con un
passato da sottosegretario della Giustizia. Sinistra ecologia e Libertà mette il consigliere
regionale Luciano Uras, mentre il Movimento Cinquestelle ’promuovè Manuela Serra e
Roberto Cotti. Nel Pdl si dovrà attendere la decisione ufficiale di Silvio Berlusconi,
capolista in tutta Italia, ma è scontato che cederà il posto all’ex sindaco di Cagliari, Emilio
Floris. Tra gli esclusi ’eccellentì figurano Mario Sechi, capolista della civica di Monti, ex
direttore del Tempo e dell’Unione sarda; tre uscenti del Pdl, Fedele Sanciu, Silvestro Ladu
e Carmelo Porcu; Giuseppe Cossiga, numero due della lista Fratelli d’Italia, già
sottosegretario alla Difesa; Giacomo Sanna, leader dei Sardisti.

Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari

I vincitori in Sardegna. Il ballo
dei debuttanti: «Arrendetevi»
La festa dei grillini che al grido “siamo fuori dal tunnel”
promettono di impegnarsi anche per abolire il titolo di onorevole
di Umberto Aime

CAGLIARI. Quant’è allegro il ballo delle matricole. La festa è uno tsunami. Cantano,
mangiano pistacchi salati, brindano, bicchieri di plastica e acqua minerale, frizzante, come
i grillini. Sono loro i vincitori, assoluti. Appariscenti e felici, dal primo all’ultimo, nel
sottopiano di un albergo a cinque stelle, come il Movimento che ha sfondato dovunque. In
Sardegna: è il primo partito alla Camera e al Senato, tre deputati e due senatori eletti.
«Evviva», urla fra le bandiere un ragazzo con la barbetta, due libri nello zaino, pantaloni
alla zuava, felpa zuppa di gioia sudata. Dalla Casa dello studente, sul colle di Sa
Duchessa, al quartier generale, livello mare, ha pedalato come un matto: voleva esserci,
nell’attimo dello streaming (la benedetta tv via computer) del Beppe nazionale. «Ci sono,
ci siamo», in una bolgia di arrendetevi, è il grido della battaglia appena vinta, e siamo fuori
dal tunnel, come la cantilena elettorale che ha riempito la Rete. Sono abbracci, pacche
sulle spalle, sorrisi, foto di gruppo, perché «la storia siamo noi», si dicono uno dopo l’altro
e tutti insieme. Sono in tanti: la spallata è data, il «calzino Italia» rivoltato fra croci di
protesta, sulle schede, e anche voto ragionato, nelle urne, ma «non dite che siamo pazzi»,
spara alto chi affianca il portavoce regionale Dafni Ruscetta, e poi annuncia euforico:
«Preso il Parlamento, l’anno prossimo svuoteremo la Regione. Libereremo Villa Devoto e
Via Roma». Sono incontenibili, non si accontentano più, i grillini: vogliono tutto. Ma non il
titolo di onorevole sul biglietto aereo: «Ci rinuncio, va abolito. Noi lo faremo», è la battuta
secca della cagliaritana Emanuela Corda, 39 anni, web-designer, capolista in Sardegna e

primo degli eletti, che va oltre: «In due giorni, abbiamo restituito dignità ai cittadini. Nelle
aule di Roma ritorneremo a far sentire la società civile, quella delle piazze, stufa della
vecchia politica». Con Manuela Serra, prima senatrice sarda della Repubblica, insegnate
di sostegno precaria a Pula, che ha un lista infinita di proposte: Vertenza Entrate, bonifiche
ambientali, trasporti, reddito di cittadinanza per tutti, libertà e lavoro: «C’è molto da fare
per la Sardegna, che altri hanno mandato affondo». Domande e risposte si accavallano:
fuori o dentro dall’euro? «Vedremo. Io ho qualche perplessità, ma decideremo tutt’insieme,
con i referendum»; dentro o fuori questo o quel governo? «Con nessuno, questo è deciso
da tempo. Non abbiamo nulla da spartire con un polo e l’altro», e il suo no a Bersani è
forse quello più difficile e amaro: «Ho valori di sinistra. Sono figlia di un solo
insegnamento: la solidarietà, e lo porterò avanti sempre. Nessuno deve restare indietro,
schiacciato dall’egoismo e dalla crisi». Grillo e più si sentono cucito addosso il dovere
della missione, e a ribadirlo prima di tutti è Manuela Pinna, laurea a Cagliari in gestione di
beni archeologici, precaria , neo-deputata: «Dobbiamo riportare la Sardegna dentro l’Italia.
Lo Stato non può scacciarci come ha fatto fino a questo momento». Ci sarà molto da
lavorare, in Parlamento, ma senza pagare dazio, dice sicuro Roberto Cotti, cagliaritano,
quarantenne, consulente turistico, fra un abbraccio e l’altro, – «sei stato eletto; bravo,
andrai al Senato» – , e un torrente di dati sfornati da un solo computer, qui tutto è al
risparmio, meno i voti. In Sardegna, quelli di Cinque Stelle hanno fatto il botto: primo
partito nelle grandi città isolane, in sei province su otto, le uniche escluse dal trionfo sono il
Nuorese e l’Ogliastra. «Meglio di così non poteva andare – dice un Cotti in apnea – Siamo
andati al di sopra delle aspettative. Abbiamo sconfitto persino i sondaggisti, che ci davano
più in basso». E ora? «Si è realizzato non il nostro sogno, ma della gente stanca della
solite facce. Siamo pronti». A far cosa? «Vista l’ingovernabilità dell’Italia del 2013, a far
fuori questa legge elettorale che è una porcata e si è rivoltata contro i partiti storici, che
devono leccarsi le ferite». Anzi, gli avversari sono in coma profondo, ritorna alla carica chi
è uscito inebriato dal messaggio esplosivo di Grillo, alla Nazione, poco dopo le 23. «Ma
non saremo noi a tirarli fuori dalla palude», è la minacciosa promessa. Il deputato di prima
nomina Andrea Vallascas, ingegnere per conto terzi, non ha dubbi sul futuro: «Bisogna
riandare a votare presto con un’altra legge elettorale e allora sì che il Movimento diventerà
la maggioranza di questo Paese, che è allo stremo e ha bisogno di progetti e creatività». E
di creativi questo popolo è zeppo: magliette e spille vanno come il pane, i cori si sprecano,
con in testa alla hit: chi non salta Berlusconi è, ma anche Bersani, Bersani, t’’è piaciuta la
vittoria di Pirro? Ridicolizzano i concorrenti, se lo possono permettere, gli altri sono storditi,
loro no hanno polmoni e forze per tirare fino a notte tarda. Sono giovani, sempre su di giri,
non credono alle palle di un partito prigioniero del suo padrone-guru genovese e pare
neanche spaventati per quello che li aspetta. Oggi a Roma e, domani alla Regione, perché
pure in casa vogliono organizzare il gran ballo casinista dei debuttanti.

Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari

Pdl, calo di voti ma non per la coalizione
Un solo senatore e tre deputati. Cappellacci: «Rafforzeremo
l’azione di governo». Matteo Sanna: «Bipolarismo finito»
di Alfredo Franchini

CAGLIARI. Un senatore e tre deputati per il Pdl che nell’isola è il terzo partito preceduto
da Pd e Movimento 5 stelle. E’ una sconfitta ma i vertici del partito si accontentano della
“sostanziale tenuta”.
Il nuovo senatore è Emilio Floris, ex sindaco di Cagliari, ex consigliere regionale; i deputati
eletti Mauro Pili, Salvatore Cicu e Paolo Vella. Non ce la fanno a fare il salto a Roma, tra
gli altri, diversi nomi illustri come Settimo Nizzi e Bruno Murgia candidati alla Camera,
Fedele Sanciu, Carmelo Porcu e Silvestro Ladu candidati al Senato.
Eppure il risultato del Pdl non è stato accolto negativamente dai vertici del partito e dal
presidente della Regione, Ugo Cappellacci.
«Se esaminiamo il risultato in Sardegna, aggregando i voti di tutti i partiti della
maggioranza, possiamo vedere che il Centrodestra nell’isola ha tenuto». Lo sostiene,
dopo una prima analisi a caldo, Pietro Pittalis, capogruppo del Pdl. Nel partito del
presidente Cappellacci c’è la convinzione che il voto di ieri abbia rafforzato la maggioranza
alla Regione, nonostante le insofferenze mostrate dagli alleati, Udc e Psd’Az su tutti. «In
prospettiva elettorale», afferma Pittalis, «ci poniamo sempre di più come punto di
riferimento in alternativa al centrosinistra». Ma il primo problema da affrontare ora è il
riassetto della giunta: «Tre assessori candidati di cui due hanno lasciato il Pdl», dice
Pittalis, «c’è la necessità di un riequilibrio. L’avevamo chiesto anche noi prima del voto ma

i tempi non erano quelli giusti. Ora è chiaro che si impone un azzeramento totale della
giunta. Ci confronteremo con le forze che sostengono il governo regionale».
Gli scenari futuri alla Regione passano da alcuni punti fondametali: la vertenza con lo
Stato, la legge di bilancio, il riassetto delle province. E proprio su questo punto, ieri, c’è
stato uno scontro tra il coordinatore del Pdl, Settimo Nizzi, e il riformatore Michele Cossa
che ha accusato la maggioranza di non voler dare seguito alla volontà espressa nel
referendum da 540 mila sardi con cui si chiedeva la soppressione delle province. Sono
volate parole grosse e i Riformatori si sono mostrati molto lontani dalle posizioni della
maggioranza. A mediare è intervenuto il presidente della giunta, Ugo Cappellacci: «La
coalizione di governo», spiega il presidente della giunta, «ha superato di recente una
mozione di sfiducia e ha quindi mostrato di avere i numeri in aula. Ma il voto di ieri ha
mostrato che abbiamo anche i numeri alle elezioni politiche». Sullo scontro coi riformatori,
il governatore ha gettato acqua sul fuoco: «La maggioranza ha un programma da svolgere
e io ho il dovere della sintesi. Non è un problema di poltrone, questa è vecchia politica, mi
devo occupare delle cose da fare. E una delle cose da fare è quella di mettere mano alle
province».
Fedele Sanciu, presidente della provincia della Gallura, invita a guardare i numeri reali dei
costi delle province e non mettere tutti gli enti intermedi sullo stesso piano: «Ci sono state
anche proposte innovative ma ha prevalso la demagogia. Dobbiamo pensare a sostenere
il nostro progetto. Il sistema economico dell’isola è a pezzi».
Matteo Sanna (Futuro e libertà) riporta al centro del dibattito la questione del bipolarismo:
«E’ finito. Noi abbiamo pagato la scissione e ci rapportiamo alla destra europea. Ma la
scissione con il Pdl è stata pagata anche dal partito di Berlusconi. La destra moderata è
maggioranza in Italia ma ha prevalso l’appello fatto in campagna elettorale al voto utile a
vantaggio dei due partiti maggiori. E su questo si è inserito il movimento di Grillo».
Nostalgia per An? come lascia intendere GIanfranco Fini, leader di Fli. Matteo Sanna
risponde di no: «Nessuna nostalgia, preferisco guardare al futuro». Bipolarismo finito o
forse mai esistito almeno nel senso classico visto che già dalla discesa in campo di
Berlusconi nel 1994 ci fu il paradosso che del tramonto del vecchio sistema, guidato dalla
Dc, non si avvantaggiò l’antagonista, cioè il Centrosinistra, ma «un’altra destra». Sanna, a
proposito dell’annunciata rivoluzione “liberale” del 1994, peraltro mai attuata, non trova
grandi punti di contatto con lo tzunami del Movimento di Grillo. «Se i due partiti maggiori
nella passata legislatura avessero varato la legge elettorale, forse il risultato sarebbe stato
diverso. Comunque credo che stiamo pagando il prezzo di una legge elettorale che porta
all’elezione di persone impresentabili come accadde nel 1994 con molti esponenti della
Lega Nord».
Nel voto di ieri per il Centrodestra, riassume Pittalis, non ha prevalso la rottura ma la
continuità. Resta l’insediamento territoriale ma si deve prendere atto del terremoto
provocato dal Movimento di Grillo. «E la prima cosa da fare è rilanciare l’azione di governo
della giunta», dice Pittalis, «per dare più forza alle politiche di sviluppo per l’isola e una
risposta alla questione del lavoro».


Related documents


ns260213
ns270213
bs060213
ns260113
ns060213
ns060213 1


Related keywords