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Author: c.salvi

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Ha vinto? E allora sia lui a
proporre il nuovo governo!
26 febbraio 2013 alle 13:11 18

Tenere fuori Grillo dalla stanza dei bottoni o coinvolgerlo in ogni modo e in tutti i casi, in
tutti i luoghi e in tutti i laghi? Questo è il dilemma. È meglio averne paura (e ci sarebbe ben
donde) o è meglio coinvolgerlo in qualche modo nel governo del paese?
È questo il bivio a cui si trova Bersani, che ben sa che non potrà certo trovare sponda nel
Pdl di Berlusconi, pena la perdita di una enorme fetta di consenso. Dunque la strada è
obbligata: senza Grillo non si può far nulla.
Sì, ma Grillo cos’ha in mente? Di giocare sempre di rimessa o di puntare al bersaglio
grosso, cioè rifiutare ogni tipo di accordo per provocare ad un ritorno alle urne in tempi
brevissimi e a quel punto governare da solo l’Italia?

Di sicuro il Movimento Cinque Stelle non può più nascondersi: è lui il vero vincitore di
queste elezioni, e come primo partito d’Italia ha il dovere di indicare una strada, un
percorso credibile di uscita da questa situazione di stallo.
Grillo ha due possibilità: può costruire o può distruggere, può essere un leader
responsabile oppure uno sciagurato. Perché serve subito una nuova legge elettorale, non
c’è dubbio, e c’è da scegliere anche il nuovo presidente della Repubblica: almeno su queste
due partite M5S non può esimersi di dire la sua.
Ma io andrei anche oltre: fossi in Napolitano, l’incarico di formare il nuovo governo lo
darei proprio ad un esponente dei grillini. Così, senza paura. Sono o no il primo partito in
Italia? E allora al lavoro ragazzi, altro che scappellotti!
Detto questo, se Bersani e Vendola si dimettono, male non fanno.

Niente balle: vincono Berlusconi e
Grillo, Bersani trascinato alla sconfitta
da Monti, sinistra irrilevante
25 febbraio 2013 alle 20:59 35

Sarà anche un pareggio, ma se vincevi quattro a zero a un quarto d’ora dalla fine contro
una squadra data per spacciata e poi ti fai raggiungere, beh allora è come aver perso,
inutile negarlo.
Per cui, non giriamoci troppo attorno: le elezioni le hanno vinte Silvio Berlusconi e
Beppe Grillo. Il primo ha recuperato uno svantaggio che sembrava incolmabile, il secondo
è andato oltre ogni previsione.
Perché tanti voti a Berlusconi? Perché gli elettori di centrodestra lo hanno ritenuto più
affidabile di Monti. Il blocco conservatore italiano non ha niente a che fare con la destra
europea. Il centrodestra italiano è eversivo, populista, reazionario. Sono sempre loro,
quelli che preferirono Mussolini a Giolitti, Berlusconi a Mario Segni. Ecco perché il
Cavaliere vince sempre, perché rappresenta un’Italia profonda che non passa mai.
Fatevene una ragione.
Perché tanti voti a Grillo? Perché gli italiani hanno approvato più che il suo programma il
suo modo di selezionare la classe dirigente. Grillo è stato bravo, anche a raccontare
furbescamente un’Italia talmente allo sbando da rendere poi credibile la battuta “Se mandi
in parlamento il primo che incontri per strada, di sicuro non fa peggio di chi c’è lì da
vent’anni”. Per questo alla Camera e al Senato che oggi sono nati ci saranno molti
inconsapevoli passanti. Ma il Movimento Cinque Stelle oggi è chiamato ad una enorme
responsabilità: quella di maturare in fretta e di non essere più solo un enorme contenitore

di malcontento animato da spinte populiste, dove a domande vere si danno risposte
sbagliatissime, senza una classe dirigente all’altezza della situazione e con l’ennesimo capo
che grida in piazza battute ad effetto e poco altro.
Monti è il vero grande sconfitto di queste elezioni. Le proporzioni della sua disfatta hanno
affossato il Pd, che per tutta la campagna elettorale ha evitato di attaccare frontalmente il
Professore solo perché riteneva di dovercisi alleare: errore fatale. Monti trascina Bersani
nel baratro di un parlamento ingestibile, dove sarà difficile anche mettersi d’accordo per
una nuova legge elettorale. Il Partito Democratico ha poi cercato di mascherare il tentativo
di salvare a tutti i costi le sue élites: missione sostanzialmente fallita.
Con Monti perde ovviamente anche Napolitano, vero regista di questo disastro. A questo
punto anche l’elezione del prossimo capo dello Stato diventa una incognita senza
precedenti.
La sinistra? Irrilevante. Sparito Ingroia con la sua patetica lista fatta di testimonial
televisivi, ininfluente Nichi Vendola e la sua Sel, già usciti a pezzi dalle primarie e che ora
al massimo potranno ambire ad essere una costola del Pd.
Elementi positivi di questa situazione? Tanti. Innanzitutto la chiarezza. Con il Movimento
Cinque Stelle primo partito in molte regioni (anche in Sardegna) c’è poco da fare i calcoli.
Se il centrosinistra vuole vincere le prossime elezioni deve definitivamente intraprendere
la strada del cambiamento. Senza sotterfugi, senza ipocrisie, senza trucchetti


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