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Author: c.salvi

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Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari

27 Febbraio 2013
Grillo vola oltre il 30% in ottantanove Comuni
Non ha soltanto battuto le coalizioni di centrodestra e centrosinistra: in quasi
tutti i centri ha ottenuto consensi record e sovvertito vecchi equilibri
di Filippo Peretti

CAGLIARI. In Sardegna non è solo il primo partito: con il suo 29,6 per cento è arrivato a
battere le due le coalizioni di centrosinistra (29,4) e di centrodestra. (23,6). Il fenomeno
Grillo ha numeri che fanno impressione. In 89 dei 377 Comuni sardi il M5S è volato oltre il
30 per cento dei voti, in 204 Comuni si è piazzato tra il 20 e il 30 per cento (il più delle
volte come primo partito), in appena 84 Comuni ha ottenuto tra il 10 e il 20 per cento. Da
nessuna parte è sceso sotto le due cifre. E i dati provinciali? A Cagliari, Oristano e SulcisIglesiente è davanti alle coalizioni, invece a Sassari, Olbia-Tempio e Medio Campidano si
è dovuto accontentare di essere “solo” il primo partito, mentre in Ogliastra e a Nuoro è il
secondo.
L’exploit del comico genovese è diffuso ma con diverse peculiarità. Le due grandi aree
urbane di Cagliari e di Sassari hanno solo una differenza: nel capoluogo regionale Grillo si
è fermato al 26,7 per cento, mentre la città dei due presidenti della Repubblica gli ha
regalato il 31,7 per cento dei consensi. Il punto che unisce le due aree è l’hinterland:
intorno a Sassari il Movimento 5 Stelle è volato ovunque ben oltre il 30 per cento, da
Alghero a Porto Torres, da Sennori a Sorso. Cagliari è ora circondata solo da città che
hanno sposato la protesta grillina: da Quartu (terza città sarda) a Selargius, da Monserrato
a Quartucciu, da Sinnai a Sestum, da Assemini a Capoterra, da Uta a Sarroch è un volare

in media attorno al 35 per cento. E’ un’area elettorale che sino a qualche decennio fa
consentiva alla sinistra di conquistare la Provincia a dispetto della moderata Cagliari,
un’area che dal 1994 in poi era stata in parte conquistata da Berlusconi. Un Cavaliere oggi
ovunque in ritirata rispetto al boom del 2008 ripetuto alle regionali dell’anni seguente, ma
di certo sorprende se solo si considerano i sondaggi di tre mesi fa, quanto il Pdl – in Italia
e in Sardegna – sembrava destinato a un rapidoe definitivo declino politico ed elettorale.
C’è un’altra differenza sostanziale tra il voto di Cagliari e di Sassari. Nella provincia di
Cagliari 34 Comuni su 71 (quasi la metà) hanno dato oltre il 30 per cento a Grillo, a
Sassari solo 11 su 66, mentre sempre nella provincia di Sassari 19 sono andati sotto il 20
per cento: piccoli centri soprattutto del Goceano e del Logudoro. Dove evidentemente i
politici sono “tradizionali” sono più radicati. Un caso che si è notato meno a Cagliari, ma
con qualche eccezione, come quella di Mandas, il cui sindaco, «umberto Oppus,
candidato nell’Udc ha portato il suo partito al 30 per cento e la coalizione centrista al 37.
Voto simile a quello di Cagliari è stato registrato nel Sulcis-Iglesiente, dove però le due
città capoluogo, a differenza di Cagliari, hanno dato a Grillo più del 30 per cento. Anche
qui poco meno della metà dei comuni ha fatto registrare per M5S oltre il 30 per cento.
Inoltre, solo in un paese Grillo è sceso sotto il 20. La provincia più povera d’Italia ha
sposato la protesta: non è un caso che in campagna elettorale abbia risparmiato dalle
critico soltanto il comico genovese.
Così come nel Sulcis, anche un’altra roccaforte rossa ha ceduto, anche se parzialmente,
le armi a Grillo: è il Medio Campidano, dove sono un terzo i Comuni che al M5S hanno
dato oltre il 30 per cento.
Olbia città ha sposato Grillo (anche se la coalizione più votata è quella di centrodestra) ma
“solo” un quinto dei Comuni galluresi hanno dato più del 30 per cento al leader della
protesta che ha sconvolto la politica italiana. Ad esempio, Arzachena e Santa Teresa
hanno confermato il primo posto al Pdl.
Oristano città è rimasta poco sotto il 30 per cento, ma Grillo si è consolato con il primato
sulle coalizioni, anche se in provincia il dato è stato del 27 per cento. Un quarto dei
Comuni gli hanno dato più del 30 per cento, un quarto meno del 20.
Nuoro e l’Ogliastra sono le province dove il centrosinistra e dove a Grillo è stato negato il
primato tra i partiti. A Nuoro solo due Comuni (uno appena in Ogliastra) hanno dato a M5S
oltre il 30 per cento dei consensi. Una curiosità per il Nuorese: Orgosolo è oltre il 30 per
cento con Grillo, Orune appena sopra il 10 (10,4 per cento).
Insomma, è – con poche macchie di leopardo (meglio non scomodare i giaguari) – un
fenomeno omogeneo, un vento che ha soffiato forte e che, in assenza di iniziative forti da
parte degli altri partiti, potrebbe continuare a soffiare a lungo. La crisi economica è forte, il
malessere sociale forse lo è ancora di più.

Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari

27 Febbraio 2013
Sassari, addio alla roccaforte del centrosinistra
Il Pd riesce a portare a Montecitorio solo Giovanna Sanna, e al
Senato Luigi Manconi e Silvio Lai. M5S ora è il primo partito in città
di Paoletta Farina

SASSARI. L’onda grillina che ha travolto un Comune saldamente in mano al centrosinistra
da otto anni con percentuali bulgare. E che ha sculacciato anche di più il Pdl, comunque
risorto al di là di ogni aspettativa. E poi il calo di parlamentari sassaresi nei due
schieramenti. Senza parlare del fatto che, senza nulla togliere ai candidati eletti, da tempo
si individua una mancanza di peso specifico dei nostri rappresentanti in Parlamento, che
per lunga tradizione la città ha assicurato.
Il voto lascia un segno e diventa ancora una volta motivo di dibattito sulla perdita, o
presunta tale, di leadership politica di Sassari. Chi non ricorda che è stata patria di due ex
presidenti (Antonio Segni e Francesco Cossiga), del segretario del maggiore partito
comunista dell’Occidente (Enrico Berlinguer)? E invece adesso si trova a registrare questa
situazione. Un Cossiga figlio (Giuseppe), fuori dal Parlamento, dopo la pessima
performance elettorale di “Fratelli d’Italia” al quale è approdato dopo l’uscita dal partito di
Berlusconi. Un Pd che, pur con il premio di maggioranza alla Camera, riesce ad eleggere,
almeno al momento, solo il sindaco di Florinas Giovanna Sanna. È vero, c’è il renziano
Gavino Manca che spera e che potrebbe arrivare a Montecitorio con i resti. Sempre il
Partito Democratico ha ottenuto due senatori, ma uno, il segretario regionale Silvio Lai,
nonostante di Sassari sia, viene visto un po’ super partes rispetto ai campanilismi, mentre
l’altro, il sociologo Luigi Manconi, pur essendo nato all’ombra di piazza d’Italia, nella lista

sarda è stato paracadutato da Roma, con tutti i maldipancia susseguenti tra i candidati
locali.
Per non parlare del Popolo delle Libertà. Non che si aspettassero grandi risultati, perchè la
partita sembrava persa, però al centrodestra rimane l’amaro in bocca per la scelta di non
privilegiare Carmelo Porcu nella corsa al Senato, ed era pur sempre un sassarese a
Roma, il giornalista e scrittore Piero Testoni, che nel momento della composizione della
lista alla Camera ha rifiutato il posto, perdente certo, al numero 6. Per non parlare degli
altri partiti che di eleggere un sassarese non avevano alcuna speranza.
E paradossalmente anche il Movimento 5 Stelle, nonostante da queste parti abbia fatto
manbassa di voti, manda come parlamentare del territorio il sennorese e perito informatico
Nicola Bianchi. Insomma, ritornano buone anche in questa occasione, tra chi è convinto
che la seconda città capoluogo dell’isola abbia perso smalto e ruolo nel panorama politico
nazionale, le parole di un padre nobile, l’ex senatore Beppe Pisanu. Che disse, ormai molti
anni fa, “Sassari svegliati”.
Che di questo “sonno” abbiano adesso approfittato anche i grillini, diventati il primo partito
in città alla Camera avendo, con il 31,62 per cento, superato un Pd rimasto al 28,71 e in
calo rispetto alle precedenti politiche di oltre dieci punti? «Il nostro risultato - hanno detto –
è anche frutto del’insoddisfazione nei confronti dell’amministrazione di Palazzo Ducale da
parte dei cittadini». E a riprova, roccaforti “rosse” come Li Punti e Latte Dolce sono andate
al comico ligure. Esclude invece questa lettura il sindaco Gianfranco Ganau. «L’exploit dei
5 Stelle è un fenomeno generale, e proprio a guardare i dati elettorali ci sono altre città
dove lo tsunami di Grillo si è fatto sentire di più non solo sul Pd, ma anche sugli altri partiti.
Quanto al declino di Sassari e alla sua perdita di peso politico ne sento parlare da almeno
un ventennio e, diciamoci la verità, spesso ci si lamenta, ma poi non ci si attrezza. Certo la
città paga il tracollo dell’industria, petrolchimica e non, e la crisi ha ampliato il disagio degli
elettori che hanno espresso il loro malcontento nell’urna. Malcontento che è anche verso
la politica, non lo nego, che non ha saputo interpretare la richiesta pressante di maggiore
moralità e di una nuova legge elettorale». Però, aggiunge Ganau, «sono convinto che se
andassimo a votare per le amministrative, il responso sarebbe diverso».
Ne è sicuro anche il segretario provinciale del Partito Democratico Giuseppe Lorenzoni.
«Alle politiche si vota in modo diverso dalle regionali o dalle comunali – afferma –. Io non
darei questa interpretazione del successo di Grillo, anzi sono certo che se i cittadini
dovessero essere chiamati a dare un giudizio sul lavoro svolto nelle giunte di
centrosinistra nei Comuni o in Provincia ci confermerebbero la fiducia. È la crisi
devastante che stiamo vivendo ad allontanare la gente da scelte razionali. Questo mi fa
credere anche che siamo in presenza di un elettorato meno maturo: un tempo si andava
alle urne anche valutando che effetto avrebbe avuto sulla governabilità del Paese».
La pensa in maniera opposta, ed è normale, il coordinatore provinciale del Pdl
Antonfranco Temussi. «Io ritengo che il voto sassarese sia stato anche un giudizio
negativo sull’operato delle giunte Ganau e Giudici. Non riescono a dare risposte in un
momento di estrema difficoltà. La macchina amministrativa si è inceppata, il Piano
urbanistico comunale è al palo, sono ferme altre opere pubbliche importanti per la città.
C’è un disagio crescente che si è espresso anche nelle urne. E che alle prossime elezioni
amministrative potrebbe tradursi davvero in una sconfitta del centrosinistra».

Sei in: La Nuova Sardegna / Cagliari / Cronaca

27 febbraio 2013

La prima senatrice dell’isola:
«Restituiremo dignità al lavoro»
Intervista con Manuela Serra, la prima donna candidata
in Sardegna a essere eletta a Palazzo Madama
di Umberto Aime

CAGLIARI. Senza Beppe Grillo, chissà per quanto tempo ancora avrebbe resistito questo
tabù: in sedici legislature, lunghe sessantacinque anni, mai una candidata dell’isola era
stata eletta a Palazzo Madama. Solo lui, il Beppe nazionale, con lo tsunami Cinque Stelle,
poteva far crollare, insieme ai partiti, l’ultimo baluardo della politica maschilista.
Senatrice Manuela Serra, si presenti.
«Cagliaritana, quarantadue anni a ottobre. Sposata, mio marito lavora all’Enel, una figlia».
Professione?
«Insegnante di sostegno alle elementari di Pula. Precaria».

Segni particolari?
«Una gran voglia di cambiare l’Italia».
Come ha festeggiato?
«Lunedì con la famiglia. Ieri a scuola, con i colleghi e soprattutto con gli alunni».
Accoglienza trionfale.
«Uno di loro mi ha detto: maestra, che bella festa, ma quanti anni ha compiuto? Gli ho
risposto che festeggiavamo una cosa molto più importante».
Certo, Palazzo Madama.
«Loro non sanno chi è e cosa fa un senatore, ma ho improvvisato una lezione di
educazione civica e spiegato: andrò in un posto nel quale, insieme a tante altre persone,
potremmo decidere quello che può essere molto importante per il vostro futuro».
Poteva prendersi un giorno libero.
«No, c’erano i colloqui».
Nel Movimento da quando?
«Dal giorno in cui è nato».
Estrazione politica?
«Insegnamenti e cultura di sinistra. Merito della famiglia».
Era sicura di essere eletta?
«Eravamo tutti consci, dopo i comizi di Grillo a Cagliari, Sassari e nel Sulcis, che il
Movimento avrebbe sfondato. Oggi posso dire che abbiamo stravinto».
Ricorda a memoria i venti punti del programma grillino?
«A memoria? Non proprio. Posso andare a braccio?».
Certo.
«Comincio col reddito di cittadinanza».
È il primo.
«Servirà a restituire dignità ai cittadini che sono allo stremo. Con mille euro al mese e
comunque dati a tempo, potranno cercare finalmente un posto di lavoro o inventarsene
uno senza l’angoscia della spesa quotidiana. Non è possibile che continui a esserci questa
differenza abissale fra chi è stra-ricco e chi è stra-povero. Bisogna ridare a tutti la
possibilità di avere un lavoro dignitoso».

Rilancio della piccola e media impresa.
«Da quel mondo ci aspettiamo i giusti suggerimenti. Artigiani e commercianti ci dicano
cosa dobbiamo fare e noi lo faremo. Voglio essere il portavoce delle istanze della gente
comune».
Legge anticorruzione.
«Indispensabile. Basta con chi truffa lo Stato e gli elettori. Penso alla pessima offerta di
Berlusconi sull’Imu rimborsata: quella sì che è corruzione, o peggio una sporca
compravendita. Purtroppo ci hanno creduto ancora in molti».
Semplificazione dello Stato.
«Necessaria. C’è ancora molta carta in giro, troppi doppioni, col web è e sarà tutto più
veloce. Dunque, linguaggio semplice e zero burocrazia. Si può fare e va fatto subito».
Il “politometro”: cos’è?
«È fantastico. Il reddito di ciascun parlamentare deve essere lo stesso prima e dopo il
mandato politico. Servirà a smascherare gli arricchimenti facili e illeciti, anche quelli negli
ultimi vent’anni».
Referendum propositivo e senza quorum.
«I politici devono imparare che i cittadini vanno sempre consultati sui temi importanti.
Finiamola con le decisioni calate dall’alto».
Referendum sull’euro.
«L’Italia deve ritornare a essere sovrana».
L’argomento è delicato.
«Per questo, devono esprimersi tutti gli italiani».
Voto palese in Parlamento sulle leggi d’iniziativa popolare.
«Per dire basta auna casta sorda e muta, agli accordi sottobanco, ai trucchi e alle
cospirazioni trasversali».
Una sola rete Rai e anche senza pubblicità.
«I partiti e gli affari hanno colonizzato la televisione pubblica. Serve pulizia».
Elezione diretta dei parlamentari.
«La legge che abbiamo è una follia, va cestinata. Il potere del voto deve ritornare
immediatamente agli elettori».
Massimo due mandati elettorali.

«È finita la lunga stagione dei professionisti della politica».
Il conflitto d’interessi.
«È urgente e non solo perché in giro c’è ancora Silvio Berlusconi. Serve trasparenza e
pulizia dappertutto».
No ai fondi tagliati alla sanità e alla scuola pubblica.
«Qui gioco in casa. La scuola è stata spolpata, mentre ha bisogno d’investimenti. I
bambini sono la nostra vita e dobbiamo dar loro, senza alcuna distinzione sociale, gli
strumenti per garantirsi un futuro. Anche la sanità va difesa e messa al riparo dagli
sprechi».
Niente soldi pubblici ai giornali.
«Esatto. Le idee devono circolare senza ricatti».
Accesso gratuito alla Rete.
«Perfetto. Il wi-fi gratis vuol dire libertà assoluta».
Abolizione dell’Imu sulla prima casa.
«Doverosa. Quell’imposta è una carognata. E poi la casa è sacra e intoccabile: non può
essere pignorata. Mai».
Ventesimo punto: abolizione di Equitalia.
«È stata trasformata in una macchina infernale contro la povere gente. Le tasse invece
devono essere eque e dev’essere spietata la caccia agli evasori».
Tre domande fuori programma. Di cosa ha bisogno la Sardegna?
«Lavoro, lavoro e ancora lavoro. Ambiente, turismo e cultura devono diventare in fretta la
nostra forza».
Grillo è davvero il padre-padrone del Movimento?
«La risposta è un no secco».
Ingovernabilità: l’Italia da lunedì è sotto choc.
«Per governare mettiamo in campo i nostri valori. E diciamo cosa vogliamo fare per lo
Stato. Bisogna lavorare insieme, perché c’è davvero molto da fare».
Più ottimista o pessimista?
«Ottimista, è ovvio. La rivoluzione è appena cominciata».


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