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Author: c.salvi

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mercoledì 27 febbraio 2013

Bersani apre a Grillo e chiude al Pdl
Napolitano: "Supereremo questa prova"

PIERLUIGI BERSANI

Bersani scarta una possibile alleanza con il Pdl, poi tende
la mano a Grillo che per stessa ammissione del
segretario è il primo partito. Il Presidente della
Repubblica Napolitano si dice sereno: "Riusciremo a
superare la prova".
"Ora è lui (Grillo) che ci deve dire che cosa vuole fare". La replica non si fa attendere:
"Valuteremo legge per legge, il modello è la Sicilia". Bersani lo ammette: "È chiaro che chi
non riesce a garantire governabilità non può dire di aver vinto. Non abbiamo vinto anche
se siamo arrivati primi e questa è la nostra delusione". Scarta una possibile alleanza con il
Pdl, poi tende la mano a Grillo che per stessa ammissione del segretario è il primo partito:
"Ora è lui che ci deve dire che cosa vuole fare". La replica non si fa attendere:
"Valuteremo legge per legge, il modello è la Sicilia". Intanto, il Presidente della Repubblica
Napolitano si dice sereno.
NAPOLITANO - "Sono assolutamente sereno: certo, la situazione è oltremodo complessa e
richiede una profonda riflessione delle forze politiche. Ma sono sicuro che riusciremo a
superare la prova e che un sentiero costruttivo per la formazione del nuovo governo si
troverà", ha detto ieri Napolitano. Si spende per tranquillizzare tutti, gli italiani, la
Germania e anche i mercati, il Presidente della Repubblica, nella prima giornata di una
visita in Germania che si annuncia delicatissima dopo i clamorosi risultati elettorali.

Ma la "serenità" espressa non riesce a nascondere il peso che porta sulle spalle e che ben
si evince da quel suo garbato tirarsi fuori dal giudizio politico. Un "lasciatemi fuori" chiesto
con cortesia, che nasconde però molta preoccupazione.
LE PAROLE DI BERSANI - Due gli elementi di fondo che secondo Bersani hanno influito
sull'esito del voto per la sua colazione: "Il primo, la crisi: la recessione più grave del
dopoguerra a oggi. E la disoccupazione giovanile". Ma soprattutto "c'è stato un rifiuto della
politica così come si è presentata in questi anni, di istituzioni inefficienti e di una politica
apparsa moralmente non credibile". In serata, aprendo la riunione del coordinamento nella
sede del Nazareno a cui partecipano i big del partito, il segretario Pd ha chiarito: "No al
governissimo".
MESSAGGIO AL PDL - E' chiusa la porta che collegherebbe Pd a Pdl. "No a discorsi a
tavolino sulle alleanze". Per questo "consegneremo al presidente della Repubblica le nostre
impressioni. Le nostre valutazioni. E alla fine sarà lui a dire chi è in grado di poter fare il
governo in questo passaggio difficile". In ogni caso "noi ci rivolgeremo al Parlamento.
Quindi è escluso un governissimo con il Pdl". Certo, "ci confronteremo ma non penso che
atteggiamenti diplomatici corrispondano al cambiamento che dicevo, dobbiamo ribaltare lo
schema, non credo che il paese tolleri balletti di diplomazia...si riposassero".
IL MESSAGGIO A GRILLO - Scartata dunque una possibile alleanza con il Pdl, Bersani
guarda a Grillo che per stessa ammissione del segretario è il primo partito. Quindi, "ora è
lui che ci deve dire che cosa vuole fare". E attende "l'insediamento del Parlamento. E lì ci
saranno le possibilità istituzionali". Per le presidenze di Montecitorio e Palazzo Madama,
Bersani si dice "favorevole alla co-responsabilità. Il Movimento 5 Stelle è primo alla
Camera. Ciascuno si prenda le sue responsabilità".
BERLUSCONI IERI MATTINA - "Ora tutti riflettano su cosa si può fare di utile per l'Italia e
la riflessione prenderà qualche tempo". Intervenendo su Canale 5, ieri mattina, Berlusconi
ha preso tempo, senza chiudere al governissimo e allontanando l'ipotesi di tornare subito
alle urne: "Non credo sia utile in questa situazione". Ha escluso però l'accordo con Monti.

mercoledì 27 febbraio 2013

Grillo: "Vorrei Dario Fo al Colle"
Il Nobel: "Grazie, ma non ho le forze"

BEPPE GRILLO

Sarà Beppe Grillo ad andare da Napolitano per le consultazioni. Lo ha
detto lui stesso ai cronisti a Genova. Il leader di M5S ha anche detto di
volere il premio Nobel Dario Fo alla presidenza della Repubblica. "Idea
assurda ma bella. Però non ho le forze", è stata la replica di Fo.
"Nessuna alleanza" del M5S con i partiti ma pronti ad un'intesa sul "modello Sicilia":
ovvero, valutare "riforma per riforma, legge per legge". Il giorno dopo il 'boom a cinque
stelle' nelle urne Beppe Grillo si tuffa nell'agone politico e chiude all'ingresso del M5S nel
prossimo governo. Non, però, ad ipotesi di sostegno indiretto come sta avvenendo con la
Giunta in Sicilia. D'altronde, spiega il leader genovese, "non siamo contro il mondo".
Insomma, "Se ci sono proposte che rientrano nel nostro programma, le valuteremo".
Parole che, soprattutto nel centrosinistra, vengono lette come una possibile apertura,

provvedimento per provvedimento, ad un possibile governo Bersani. La strategia è
divenire l'ago della bilancia, costringendo il governo ad inserire tra i provvedimenti da
approvare quelli presenti nel programma 'a cinque stelle'. Resta il 'no' deciso al governo di
grande coalizione: "Adesso faranno quello che c'era prima, ovvero il Pdl insieme al 'Pd
meno elle' - spiega il leader M5S - Tenteranno il governissimo e noi lo impediremo".
Il tono di Grillo non è più quello del minaccioso "arrendetevi, siete circondati", urlato dal
palco di piazza San Giovanni a Roma, ma resta fermo: "Il M5S non si allea con nessuno,
come ha sempre dichiarato - rimarca - e lo dirò a Napolitano quando farà il solito giro di
consultazioni". Sì, perché sarà proprio il leader di M5s a rappresentare il movimento
quando il presidente della Repubblica incontrerà i rappresentanti delle coalizioni per
assegnare l'incarico di formare il governo. "Andrò io", conferma con un accenno di sorriso
che riporta alla lunga polemica a distanza con il Capo dello Stato.
Trovandosi in tema, il leader 'a cinque stelle', incontrando i giornalisti davanti alla sua villa
a Genova, ripropone la candidatura di Dario Fo al Quirinale: "Come Presidente della
Repubblica mi piacerebbe - ribadisce - E' un premio Nobel con grande lucidità, un ragazzo
che ha capito subito cosa stava succedendo. E' una mente aperta e noi abbiamo bisogno
di menti aperte". Invito declinato dal diretto interessato, che in questi mesi si è impegnato
in prima persona per il M5S: " E' un atto di stima - ringrazia - ma ci vogliono forze
inaudite, non ho le possibilità fisiche e psichiche".
Il candidato 'a cinque stelle' sarà comunque indicato dalla rete. Il MoVimento darà vita ad
un sondaggio on line per decidere chi proporre. Per il momento i militanti si scatenano sul
web anche con toni scherzosi: si va da Adriano Celentano a Roberto Benigni, da Erri De
Luca a Giovanni Sartori. La regola è sempre la stessa: è la gente attraverso la rete a
decidere. Così sarà anche per il capitolo alleanze. "Uno vale uno. E' questa la regola", è la
risposta dei grillini. I parlamentari 'a cinque stelle' si riuniranno nei prossimi giorni per
organizzarsi, ovviamente con loro ci sarà anche Beppe Grillo dato in arrivo a Roma nel fine
settimana. Successivamente i nuovi deputati e senatori consulteranno i cittadini e
decideranno cosa fare. La base appare più vicina al Pd ma l'impressione diffusa tra i
parlamentari è che alla fine si seguirà il modello adottato in Sicilia, dove il MoVimento non
ha assessori o incarichi istituzionali nella giunta di governo ma solo la vicepresidenza
dell'Assemblea regionale. Nessun appoggio diretto ma voti a favore dei provvedimenti
"condivisibili": è questo il metodo.
Il timone lo reggerà il M5S, costringendo i partiti ad inseguire sul campo delle proposte: al
loro ingresso alla Camera e al Senato, ad esempio, i neo parlamentari grillini si ridurranno
lo stipendio a 2500 euro netti, sfidando i parlamentari degli altri partiti a fare altrettanto.
Si prospetta così una rincorsa continua: "la strada la indichiamo noi, vediamo se gli altri ci
seguiranno".

mercoledì 27 febbraio 2013

Lombardia, Lazio, Molise: urne chiuse
Vincono Maroni, Zingaretti, Frattura

ROBERTO MARONI E NICOLA ZINGARETTI

L'alleanza Pdl-Lega batte il centrosinistra in Lombardia
incoronando Roberto Maroni nuovo Governatore. Vince il
centrosinistra invece nel Lazio, con Nicola Zingaretti che stacca
di oltre 11 punti Francesco Storace. In Molise trionfa Frattura.
Al termine degli scrutini delle elezioni regionali Roberto Maroni vince in Lombardia con 4,6
punti di distacco da Umberto Ambrosoli, Nicola Zingaretti è presidente della Regione Lazio,
eletto col 40,6% delle preferenze, mentre in Molise Paolo Di Laura Frattura stacca di ben
18,9 punti Michele Iorio.
TUTTE LE PERCENTUALI - L'ex ministro leghista ha avuto quasi 2 milioni e 460mila voti, il
42,8% delle preferenze, contro i 2 milioni e 195mila voti del candidato del centrosinistra,
col 38,2%. La candidata del Movimento 5 stelle Silvana Carcano strappa il 13,6%, mentre
Gabriele Albertini non va oltre il 4,1%. Carlo Maria Pinardi di Fare per fermare il declino
all'1,2%. Ottimo risultato per Ambrosoli a Milano: 48,3% contro il 34,4 di Maroni. Col
40,6% circa delle preferenze l'ex presidente della provincia di Roma si impone sull'ex
governatore candidato del centrodestra, al 29,3%. L'M5s con Davide Barillari si attesta al
20,2%, mentre la lista civica di Giulia Bongiorno si ferma al 4,7%. Alessandro Ruotolo di
Rivoluzione civile 2,2%. Alessandra Baldassarri di Fare sotto lo 0,6%. L'era Iorio finisce
con un 25,8% delle preferenze accordate all'ex governatore candidato del centrodestra,
battuto dall'esponente della coalizione di centrosinistra col 44,7% dei voti. Il grillino
Federico Antonio raggiunge il 16,8%, Massimo Romano l'11%. Antonio De Lellis 1,1%;
Camillo Colella 0,6%.

mercoledì 27 febbraio 2013

Sorpresa, a Roma in 26: c'è anche Capelli
L'Isola ha una senatrice, Serra di M5S

SARDI AL VOTO - FOTO MASSIMO LOCCI

La squadra dei parlamentari sardi, inizialmente composta da 25
rappresentanti (8 senatori e 17 deputati) si arricchisce di un
deputato in più. E' il consigliere regionale Roberto Capelli.
Roberto Capelli (Centro Democratico) arricchirà la rappresentanza sarda in Parlamento. E'
stato "ripescato" dai meccanismi previsti dalla legge elettorale. Essi ammettono al riparto
dei seggi rimasti, i cosiddetti "resti", anche le liste escluse dalle soglie di sbarramento; tra
queste vengono premiati coloro che hanno ottenuto i sei risultati utili più alti a livello
nazionale.
Ecco la squadra sarda secondo una ricostruzione che è ancora provvisoria. Saranno eletti
alla Camera 8 deputati del Pd (Manuele Cani, Romina Mura, Giovanna Sanna, Lello Di
Gioia, Caterina Pes, Giampiero Scanu, Francesco Sanna, Siro Marroccu), 1 di Sel (Michele
Piras), 4 di M5S (Manuela Corda, Andrea Vallascas, Paola Pinna e Nicola Bianchi), solo 3
del Pdl (Mauro Pili, Salvatore Cicu e Paolo Vella), 1 per Scelta Civica (Pierpaolo Vargiu) e
Roberto Capelli (Centro Democratico).
La squadra del Senato - secondo le previsioni - esce completamente rinnovata dalle urne:
potranno essere eletti per il Pd Silvio Lai, Giuseppe Luigi Cucca, Ignazio Angioni, Luigi
Manconi, per Sel Luciano Uras, per il Pdl Emilio Floris, per il Movimento 5 Stelle Manuela
Serra e Roberto Cotti.

PRIMA SENATRICE SARDA - Un altro record per Beppe Grillo: con il boom di queste
elezioni è riuscito a mandare per la prima volta una donna sarda al Senato. "Da anni
crediamo in questo progetto". L'onore spetta a Manuela Serra, insegnante di sostegno a
Pula, super festeggiata nel quartier generale del Movimento dove i militanti esultano per il
risultato elettorale. Nel 2008 un'altra donna fu eletta in Sardegna, Luciana Sbarbati,
accolta nella lista del Pd: non era però isolana, ma romana.
Un applauso appena entrata in sala. Ormai la presentano come la prima senatrice sarda
del Movimento 5 Stelle: Manuela Serra, insegnante di sostegno a Pula, è pronta a sbarcare
in Parlamento. "E' una grande gioia per tutti - spiega - noi crediamo da anni in questo
progetto. La prima cosa da fare in Senato? Una legge elettorale come si deve. Ma il mio
pallino è la scuola: bisogna assolutamente fare qualcosa". Anche alla Camera c'era una
donna capolista: è Emanuela Corda, due anni fa candidato sindaco a Cagliari. Ma non era
riuscita ad entrare in Consiglio comunale. Ora le cose sono cambiate: Corda vola a Roma
alla Camera dei deputati: "Cosa è cambiato? I cittadini - afferma - hanno capito che il
nostro non è un movimento solo di protesta, ma anche di proposta. Subito vogliamo
costituire un gruppo parlamentare d'impatto. Con i cittadini che entrano nella politica da
protagonisti".

mercoledì 27 febbraio 2013

Camera: Gli eletti in Sardegna

Romina Mura, Pd

Eletti alla Camera 8 deputati del Pd (Manuele Cani, Romina Mura, Giovanna Sanna, Lello
Di Gioia, Caterina Pes, Giampiero Scanu, Francesco Sanna, Siro Marroccu), 1 di Sel
(Michele Piras), 4 di M5S (Manuela Corda, Andrea Vallascas, Paola Pinna e Nicola Bianchi),
solo 3 del Pdl (Mauro Pili, Salvatore Cicu e Paolo Vella), 1 per Scelta Civica (Pierpaolo
Vargiu) e 1 per Centro Democratico (Roberto Capelli).

mercoledì 27 febbraio 2013

Senato: Gli eletti in Sardegna

Silvio Lai, Pd

La squadra del Senato esce completamente rinnovata: per il Pd Silvio Lai, Giuseppe Luigi
Cucca, Ignazio Angioni, Luigi Manconi, per Sel Luciano Uras, per il Pdl Emilio Floris, per il
Movimento 5 Stelle Manuela Serra e Roberto Cotti.


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