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Author: c.salvi

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Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari

Il Movimento: «Ci siamo
ripresi il futuro»
Nel Sulcis ha travolto i partiti storici con una
campagna elettorale costata duemila euro

CARBONIA. Di sorprendente non c’è solo la grande vittoria, ma anche quanto il
Movimento Cinque Stelle ha speso nel Sulcis per la campagna elettorale: «Appena
duemila euro e tutti autofinanziati», dice con orgoglio Ghigo Di Pasquale, uno degli
animatori della truppa. Proprio lui non è sorpreso della vittoria schiacciante: «Ho capito
che avremmo sfondato nei giorni della raccolta delle firme per presentare le liste. Ebbene,
Carbonia è stata la prima città in Sardegna nelle file ai banchetti. È in quel momento a
molti di noi è stato chiaro che il tetto del 20-25 per cento non sarebbe stata una follia».
Tutt’altro, i grillini lo hanno superato di slancio: 30,4 al Senato, 30,9 alla Camera.
Complimenti.
«La Rete e il passaparola sono stati decisivi. Poi il comizio di Beppe Grillo, a Carbonia: da
lì in poi siamo schizzati in avanti».
Chi vi ha votato?
«C’è chi dice i giovani. Altri accennano agli operai, molti farfugliano qualcosa come i
disperati del Sulcis. Sono tutti stereotipi: il M5S è stato votato da chi ha voluto dare una
lezione alla vecchia politica e ritornare padrone del suo futuro dopo averlo consegnato per
troppo tempo in mani sbagliate».
Aver sconfitto il Pd ha del clamoroso.
«Questa da sempre è la terra del monocolore rosso e delle clientele bianche, ora si è
trasformata in un bel verde speranza. Il voto ha sancito un taglio netto col passato».
I festeggiamenti devono essere stati grandiosi.
«Lo spumante lo abbiamo messo da parte subito. Ora dobbiamo lavorare sodo per dar
gambe al Movimento nel territorio. Vogliamo consolidarci, per presentarci alle
amministrative di Iglesias, a maggio, e fra un anno alle Regionali».
Per vincere ancora?
«Certo, senza essere però presuntuosi. I voti andranno conquistati uno a uno, come
abbiamo fatto alle Politiche».
Con delle proposte.
«Non c’è dubbio. Prendiamo la grande industria: il modello dev’essere quello di trovare il
giusto equilibrio fra lavoro, bonifiche, salute delle persone. In Europa, mi viene in mente
l’Austria, ci sono fabbriche tipo la nostra Portovesme Srl, che questo percorso lo hanno già
fatto e con successo. Dobbiamo essere bravi a copiarlo».
C’è da sempre anche il caso Carbosulcis.
«Così com’è stata ridotta dalla politica, è solo una macchina mangia-soldi. Progetti come
lo stoccaggio dell’anidride carbonica e il gassificatore sono altre strade fallimentari. Le
miniere vanno riconvertite nel turismo. Nel Nord Europa, l’operazione è riuscita alla

grande: ci sono città che erano industriali e si sono trasformate in capitali della cultura. È
quello il percorso che va seguito».
Quanti posti di lavoro può valere?
«Molti e noi li proporremo uno dopo l’altro, facendo quello che quasi più nessuno fa da
tempo: ascoltare la gente e raccogliere tutti i suggerimenti che arriveranno dalla piazza.
Noi siamo per la democrazia diretta». (ua)

28 febbraio 2013

Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari
La classe operaia ha «Cinque Stelle»
Il trionfo di M5S ha travolto le certezze anche nelle province
rosse e il Pd vuole capire perché c’è stato il cambio di campo
di Umberto Aime

CARBONIA. Bersani contestato. Vendola fischiato, quelli del centrodestra diventati gnomi,
due ministri che fuggono in elicottero e poi cinquemila persone stipate nell’anfiteatro
all’aperto per applaudire e santificare chi grida: «Siamo stati rovinati da 20 anni di politica
marcia». Basterebbe rileggere la cronaca degli ultimi mesi per capire, senza strizzarsi
troppo il cervello, perché Grillo alle Politiche ha trionfato nella terra delle miniere. Li ha tutti
rullati fino a scavare un fossato, clamoroso e storico, fra lui e il Pdl e soprattutto quel
Pdsenzaelle. Il primo l’ha doppiato e poteva anche starci, all’altro ha dato un manrovescio
che al Pd fa ancora male: 22.732 voti contro 16.658, oltre seimila di differenza,
un’enormità. Eppure, era tutto già scritto, o quasi, nelle pagine di questa campagna
elettorale che il Movimento Cinque Stelle ha fatto sua nelle piazze, ogni giorno, anche
quando non c’era. La classe operaia ha tradito e questa potrebbe essere l’accusa, ma la
verità è un’altra: qui, nel Sulcis, sono stati gli operai a sentirsi traditi, tanto da gridarlo in
faccia, a novembre dell’anno scorso, al segretario del partito che s’era candidato per
governare un’Italia più giusta, Pierluigi Bersani. Dalle notte delle elezioni, nel centrosinistra
le domande si rincorrono, in cerca di risposte convincenti. Il segretario della Camera del
lavoro del Sulcis, Roberto Puddu, una la dice di getto: «Purtroppo il Pd ha pagato molto
cara la fedeltà al governo Monti. Per noi, è stato un anno e mezzo terribile ma in troppi di
sinistra, al momento del voto, si sono dimenticati che senza quella fedeltà l’Italia sarebbe
andata a rotoli dopo le follie di Berlusconi». Questa è la prima risposta, ma basta? No, il

segretario provinciale del Pd e neo deputato, Emanuele Cani, sceglie un’altra strada: «È
innegabile, basta leggere le tabelle elettorali, per capire che Grillo è passato come un rullo
compressore nei territori più marcati dalla disperazione e dal malessere sociale. E non c’è
dubbio che il Sulcis sia uno di questi fra industrie che chiudono, operai in cassa
integrazione e famiglie ormai stremate». Allora il successo del Movimento è tutto frutto
della protesta e della rabbia, oppure c’è anche dell’altro? Francesco Sanna, già senatore
del Sulcis e ora eletto deputato all’equazione “disagio uguale voto a Grillo” crede fino a un
certo punto: «Detto che attribuire al centrosinistra gran parte della classe operaia è uno
stereotipo, sono più propenso a credere che nelle urne ci sia stata una spaccatura
profonda fra due Italie e lo stesso sia accaduto nel Sulcis. Una parte del Paese ha
continuato a credere – aggiunge– che la politica, una volta cambiata e liberata da
Berlusconi, potesse rappresentare ancora una speranza. L’altra si è schierata con chi
dava randellate a tutti, col passato voleva chiudere in modo secco e aveva voglia di
scommettere altrove». Il che vuole dire: troppi segnali non sono stati letti e capiti per
tempo. «È possibile – secondo Roberto Puddu della Cgil – Dalle nostre parti, però la
rabbia è sempre stata tanta, quante volte questo territorio ha marciato su Cagliari e su
Roma? Non lo ricordo più neanch’io. Ma, ripeto,il passaggio da Berlusconi a Monti per
molti si è trasformato in un piatto pesante, molto difficile da accettare e mandar giù,
soprattutto perché poi non è che sia cambiato molto da un governo all’altro. Abbiamo
recuperato qualcosa di più nella serietà dei ministri, ma le fabbriche hanno chiuso lo
stesso». Con il voto, dunque, è arrivata una vendetta postuma: è probabile che sia andata
così? Francesco Sanna è ancora più esplicito: «La punizione postuma per quel sacrificio, il
sostegno a Monti, ha avuto certo un peso specifico importante in chi ha votato di pancia,
forse sarebbe servito qualche ragionamento in più, soprattutto per come è stata dura e
feroce l’opposizione del Pd, dal Parlamento e in Consiglio regionale, alla gestione
fallimentare della giunta Cappellacci in Sardegna. Sarebbe bastato ricordarsi questo».
Non è bastato, invece: il messaggio del «cambiamo» l’Italia, per ridare subito anche una
speranza all’isola è stato maciullato dall’«arrendetevi» gridato da Grillo. «Quello slogan –
dice Emanuele Cani – ha fatto presa sicura ad esempio sulle molte famiglie del Sulcis che
dal governo Monti si sono viste negare il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali.
Quegli elettori, in quel momento, si sono visti cacciati all’inferno, nella disperazione
assoluta e hanno preso a mazzate il sistema, senza fare differenze». Questo è quello che
accaduto pochi giorni fa, ora è arrivato il momento della risalita. «Direi della
responsabilità», sottolinea Francesco Sanna, per poi aggiungere: «Sono curioso di vedere
come il Movimento cinque Stelle, che nel Sulcis ha la maggioranza relativa, affronterà i
problemi reali dell’Italia e del territorio. Noi abbiamo un progetto, aspettiamo di conoscere
il loro sull’industria, sull’ambiente e su come risalire dal declino economico». Sulle idee di
Grillo è molto perplesso Roberto Puddu: «Lo aspetto alla prova dei fatti. Finora mi è
sembrato un po’ furbetto. In campagna elettorale, quand’era al Nord, ha detto che le
miniere andavano chiuse, poi a Carbonia si è rimangiato tutto e una volta ritornato sulla
terra ferma si è ritolto il caschetto da operaio. Insomma, che faccia chiarezza: qual è il suo
progetto per il Sulcis, che continua ad aver fame ed è disperato?». Proprio su quale sarà il
futuro della provincia più povera d’Italia si giocherà gran parte della partita ed Emanuele
Cani svela: «All’indomani dello spoglio – dice – ho trovato diversi elettori di Grillo non
proprio pentiti, ma potrei dire preoccupati per il domani. Cioè, si erano sfogati ma la loro
pancia era rimasta ancora vuota». Allora c’è una classe operaia da recuperare in fretta.
«Certo – dice Francesco Sanna – serve un governo che parli con i fatti e il Pd proverà a
farlo».

28 febbraio 2013


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