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Original filename: NS110313.pdf
Author: c.salvi

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Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari

Democrazia, partecipazione
e conflitti nell’epoca di Grillo
Dibattito a Sassari per la presentazione del
libro di Marinella Sclavi e Lawrence Susskind
di Anna Sanna

SASSARI. Come ascoltare i cittadini e farli partecipare alle decisioni pubbliche,
abbattendo le distanze tra la politica e la collettività? Quali gli strumenti a disposizione
degli amministratori per superare i tanti conflitti di una società frammentata e costruire
politiche pubbliche migliori e condivise?
È un tema di grande attualità quello affrontato sabato mattina nella libreria Odradek di
Sassari in occasione dell’incontro con la sociologa Marianella Scalvi, esperta di Etnografia
Urbana, arte di ascoltare e gestione creativa dei conflitti. La studiosa ha presentato il suo
libro “Confronto creativo. Dal diritto di parola al diritto di essere ascoltati”, scritto insieme a
Lawrence E. Susskind, docente di Pianificazione urbana e ambientale al Mit
(Massachusetts Institute of Technology) e uno dei massimi esperti mondiali di democrazia
deliberativa e gestione dei conflitti.
A dialogare con l’autrice erano presenti Guido Melis del Partito Democratico e Stefano
Sotgiu di “Policy”, società con sede a Sassari che opera nel campo dello sviluppo di
politiche pubbliche partecipative. La presentazione si è inserita in una due giorni di
dibattito sulla partecipazione dei cittadini alle tematiche pubbliche, iniziata venerdì nella
sede del circolo del Pd “S’intregu” con la presentazione di una proposta di legge regionale
su questo tema curata da Sotgiu – simile a norme già esistenti in Toscana ed Emilia
Romagna – che è stata sottoscritta dal gruppo consiliare del Partito Democratico alla
Regione Sardegna.
La vecchia democrazia procedurale e maggioritaria da tempo fa acqua da tutte le parti
«perché – ha spiegato Marianella Scalvi – da quando a partire dagli anni Settanta la

società è diventata più complessa, le minoranze non hanno più accettato che le decisioni
venissero prese dalla maggioranza senza che le loro ragioni fossero ascoltate.
Naturalmente, una maggiore partecipazione porta a un aumento della conflittualità, perché
le persone coinvolte sono portatrici di altrettanti interessi, opinioni, scopi diversi. Per
questo bisogna applicare precisi strumenti di gestione dei conflitti, modalità che in Italia
mancano completamente».
Negli anni, soprattutto studiosi americani hanno aperto nuove strade capaci di consentire
un potenziamento della democrazia trasformando la diversità in ricchezza. La chiave è
quella del confronto creativo che passa attraverso l’ascolto attivo, reale, di tutte le
posizioni in un clima di collaborazione e rispetto reciproco. All’estero esistono già diversi
esempi di applicazione di questi strumenti: in Francia per esempio il dibattito pubblico è
obbligatorio sui progetti di opere pubbliche che costano oltre 300 milioni di euro; negli Stati
Uniti, figure specializzate in gestione dei conflitti sono chiamate a mediare tra le parti, le
associazioni e tutti coloro che potrebbero porre obiezioni, per scrivere insieme i
regolamenti attuativi delle leggi. In questi casi, il voto di maggioranza non è l’obiettivo
finale ma subentra soltanto in situazioni estreme, quando la mediazione per diversi motivi
fallisce.
«Queste modalità operative rispondono anche a criteri di efficienza, scoperchiano per
tempo problematiche che potrebbero esplodere a conti fatti come è avvenuto da noi in Val
di Susa per la Tav, dove è mancato il confronto pubblico prima di stilare il progetto –
sottolinea Scalvi – i programmi elaborati con il metodo della coprogettualità creativa invece
ottengono spesso il 90 per cento di consensi, perché le persone si sono sentite ascoltate».
La politica italiana sembra rispondere con molta difficoltà a questa esigenza. Secondo
Guido Melis:«In passato, la società era più compatta e divisa in gruppi precisi che pur
scontrandosi arrivavano a una sintesi. Negli ultimi decenni è subentrato un processo di
frammentazione della realtà che ha generato la crisi profonda della politica
contemporanea in quanto tale».
Ma, soprattutto oggi, in un’Italia fortemente polarizzata, è forse impossibile applicare con
qualche risultato il confronto creativo? «Questo metodo non è utilizzato né dal Pd né dal
Movimento Cinque Stelle – sostiene Marinella Scalvi - nell’elaborazione degli otto punti
programmatici presentati da Bersani, per esempio, ritroviamo ancora i rituali delle
assemblee ottocentesche. Dall’altra parte c’è Grillo e la retorica della democrazia diretta,
ma il meccanismo è pericoloso: gli studi dimostrano che quando un movimento ha come
carta di presentazione l’uguaglianza ma nelle decisioni segue l’autoritarismo, e uno degli
esempi è la Terza Internazionale, il risultato non può che essere la paranoia, l’espulsione
di chiunque abbia un’opinione diversa dal capo».

11 marzo 2013

Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari
Alghero, il caso Meta fa traballare la giunta Lubrano
Sindaco pronto alle dimissioni: «Voglio un appoggio
totale» Intanto Paola Saluzzi spiega i motivi del suo rifiuto
di Andrea Massidda

ALGHERO. Ancora poche ore e si saprà se quello che appena otto mesi fa qualcuno
aveva forse un po’ troppo ottimisticamente definito Modello Alghero, con riferimento a un
nuovo corso politico capace di ribaltare certe consuetudini di spartizione delle poltrone, è
stato un fallimento oppure no. Il sindaco di centrosinistra Stefano Lubrano, infuriato con
alcune forze della maggioranza perché le ritiene responsabili di aver portato la giornalista
Paola Saluzzi a rifiutare la presidenza della Fondazione Meta, stasera incontrerà i
rappresentanti della coalizione e chiederà loro la fiducia incondizionata nel suo operato.
«Se questa non dovesse arrivare - dice lui - darò immediatamente le dimissioni».
Sindaco in bilico. Come andrà a finire? Stando a quanto assicurano gli alleati che
sostengono l’esecutivo, la crisi di governo sarebbe un’ipotesi poco verosimile. Tutti, a
partire dal Partito democratico, invocano responsabilità e confermano l’appoggio alla
giunta targata Lubrano. Ma al di là delle dichiarazioni ufficiali, i malumori restano eccome.
Così nulla si può dare per scontato. Anche perché, fatti un po’ di conti, se il sindaco
dovesse lasciare il suo incarico entro pochi giorni gli algheresi potrebbero andare al voto
tra maggio e giugno. Un abbandono successivo potrebbe invece consegnare la città a un
commissario straordinario per un altro interminabile anno, con tutte le conseguenze
nefaste di una simile eventualità.
La posizione del Pd. Ieri mattina nella sede del Partito democratico c’è stata una riunione
alla quale ha partecipato anche Stefano Lubrano. «Non essendo certo questo il momento
per fare tatticismi - dice il segretario cittadino Mario Salis - durante l’assemblea è stata
ribadita la necessità di aprire una nuova fase in cui i consiglieri comunali, i partiti e i

movimenti si sentano chiamati a fornire il proprio apporto di idee ed energie affinché si
attivi un processo collettivo di rilancio dell’azione amministrativa della città.
Saluzzi e baci. Intanto nel pomeriggio sono arrivate anche le spiegazioni ufficiali della
giornalista di Skynews 24 a proposito del suo rifiuto improvviso di diventare l’ambasciatrice
della Riviera del Corallo assumendo la carica di presidente di Meta. «Quando ho letto le
ultime dichiarazioni sulla stampa - spiega lei stessa in un comunicato - ho ritenuto che non
ci fossero più gli estremi da parte mia per sentirmi garantita nell’iniziare un lavoro corale
all’interno della Fondazione. Confermo al sindaco Stefano Lubrano e all’assessore Alma
Cardi tutta la mia sincera gratitudine, la mia stima e il mio affetto per aver pensato di
chiamarmi a far parte di questo progetto. Alghero mi ha regalato sino a ora solo
riconoscimenti importanti, che sono arrivati dritti al cuore. E niente, per me, potrà mai
incrinare tutto questo». Parole seguite da una più esaustiva ricostruzione dei fatti da parte
dell’assessore alla Programmazione Alma Cardi, che invece va dritta al punto. «Il
documento a firma del consigliere comunale di maggioranza Valdo Di Nolfo - chiarisce pubblicato alla vigilia dell’insediamento, di Paola Saluzzi non poteva essere derubricato a
opinione personale, in quanto lui non parlava da privato cittadino, ma nel suo ruolo
istituzionale e da esponente di una forza politica di governo che aveva peraltro già
assicurato il proprio appoggio alle decisioni del sindaco. Quindi il passo indietro di Paola
Saluzzi non va visto come una rinuncia, ma al contrario come è da considerarsi un atto di
onestà intellettuale e come un’ulteriore prova della sua serietà professionale».
Il siluro M5S. Nel frattempo, Giorgia Distefano, rappresentante in consiglio comunale del
Movimento 5 Stelle, annuncia che è quasi pronta la mozione di sfiducia nei confronti del
primo cittadino da presentare all’attenzione dell’assemblea civica. Affinché il documento
approdi in aula servono tuttavia 13 firme e non è affatto detto che il resto dell’opposizione
aderisca all’iniziativa. Nonostante ciò, nel Pdl il disappunto per come si stanno mettendo le
cose politicamente non viene certo nascosto. «Il difetto genetico della maggioranza dicono Marco Tedde e i suoi vicini di banco - è sempre più dannoso: i cromosomi della
sinistra radicale, movimentista e dei centri sociali, mal si coniugano con quelli riformisti del
Pd. E i frutti di questa incompatibilità si traducono nella incapacità di fare scelte e di
programmare, ma anche nel disattendere all'ordinaria amministrazione della città».

11 marzo 2013

Sei in: La Nuova Sardegna / Olbia / Cronaca

Sel: «Il Pd cambi rotta in Comune»
Il partito invita a riflettere sul voto che ha premiato Pdl e M5s
SANTA TERESA. Invitano il Pd cittadino a una riflessione post-voto e a una svolta nella
gestione del governo cittadino. Il circolo di Sel chiede al Partito democratico di prendere
coscienza della preferenze degli elettori in favore del Pdl e del Movimento 5 stelle. «Il voto
ha sancito che la coalizione di centro-sinistra, in particolare il Pd, non sono riusciti a
essere credibili – scrive in una nota Sel –. E la sconfitta in paese è più cocente visto che è
governato da una giunta espressione di quella coalizione. Sarebbe utile promuovere un
incontro congiunto affinché dalle riflessioni si passi ad azioni concrete per recuperare un
po' di credibilità e dare il canbio di passo nel governo della cosa pubblica». Sel mette al
primo punto della nuova agenda per Santa Teresa i bisogni delle famiglie. «E nessuno
pensi al nostro intervento come ai soliti rompiscatole esponenti di un partito che conta
poco», aggiunge il gruppo guidato da Gigi Fratus. Sel ricorda di avere presentato delle
proposte per affrontare la crisi del turismo. «Nessuno ha sentito la necessità di avviare un
confronto. Evidentemente i nostri amici del Pd e amministratori hanno un diverso concetto
di democrazia partecipata. Non ci stupiremmo che alcuni di loro abbiano votato il
M5stelle». Sel fa poi una panoramica sullo stato di salute del paese. «Gli operatori turistici
sono così disperati da inseguire difficili e improbabili costituzioni di zone franche e noleggi
di navi. Il commercio locale è in agonia, come l'edilizia. Non sarà certo il progetto per il golf
e il porto di Porto Pozzo a risollevare la situazione. È arrivato il momento di dire che tipo di
sviluppo sostenibile si vuole dare a questo paese».

11 marzo 2013


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