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Author: c.salvi

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Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari / Cronaca

Tra curiosità e diffidenze la
carica dei debuttanti
I nuovi eletti si presentano in
Parlamento per la registrazione di rito
di Nicola Corda

ROMA. Una scia di telecamere all'inseguimento di volti sconosciuti. Così si presentava ieri
mattina piazza Montecitorio con i cameramen che correvano verso chiunque si
presentasse davanti al palazzo con una faccia da normale cittadino. Nel giorno delle
matricole parlamentari è difficile per tutti scovare i deputati grillini che di sicuro non fanno
nulla per farsi notare specie dai cronisti "vil razza dannata". «Scusi, dove trovo un
distributore dell'acqua minerale»? Una volta dentro però i neodeputati a Cinque Stelle non
sono tutti aggressivi con i giornalisti. Sono in molti a nascondere un certo timore per il
palazzo, gli stucchi e i dipinti sette-ottocenteschi sistemati lungo i corridoi della sala del
Mappamondo dove hanno appena effettuato la registrazione di rito. Ovvio che appena
scattano le domande meno rituali sul futuro governo cala la saracinesca e parte la
dichiarazione d’ordinanza: «Abbiamo sempre detto che non avremmo fatto alleanze con
nessuno e non cambieremo idea».
Gli assistenti parlamentari avevano passato una domenica con l'ansia, col timore che
qualcuno potesse forzare il “dress code” che alla Camera prevede almeno la giacca. E

invece tutto è scivolato tranquillo, qualcuno si è presentato con cravatte dall'accostamento
discutibile ma nulla di più. E al Senato, dove è obbligatoria, Marco Scibona ne sfoggia una
con la scritta "No Tav". Qualche difficoltà per l'esordio di due neo mamme: Gessica
Rostellato si presenta con il passeggino ma deve lasciare il piccolo in consegna al padre
che resta a tenerlo buono con i sonagli nell'atrio d'ingresso di Montecitorio. In fila per la
registrazione si presenta anche Elisa Simoni del Pd, incinta di oltre otto mesi. Nascerà
prima la bimba o il governo? «Credo che arriverà prima Bianca, risponde con il sorriso».
Le donne sembrano più allegre e divertite nel primo giorno di scuola, gli uomini e non solo
quelli del movimento Cinque Stelle, sfoderano più musi lunghi accompagnati da frasi di
rito: «Spero di fare bene è per il paese». La maggior parte della pattuglia di Grillo però non
vuole dire neppure il nome e tiene a distanza giornalisti e onorevoli degli altri partiti. «Non
siamo in cerca di notorietà, non conta la persona singola ma le idee del movimento»
spiega Roberta Lombardi capogruppo e ormai abituata alle telecamere. Fiducia davvero
impossibile, nessuno tradirà? «Lo escludo categoricamente, chi voterà in sostegno di
qualunque governo è fuori dal movimento». A cercare i privilegi della casta in molti nel
primo giorno restano delusi: i prezzi della Buvette sono in linea con i bar fuori dal palazzo.
«Visto che lusso?», chiede il cronista a due neodeputati che si presentano al self service
con un vassoio piuttosto spartano. Sorridono, ma neppure una parola...

12 marzo 2013

Sei in:La Nuova Sardegna / Sassari / Cronaca

La sfida di Bersani a Grillo e a Renzi
Attacca il leader di M5S che «pensa solo al proprio tornaconto»
e il sindaco che lavora a un dossier sugli “sprechi” del Pd

di Gabriele Rizzardi
ROMA. Stanco di essere trattato come un perdente in cerca di una zattera cui
aggrapparsi, Bersani conferma l’intenzione di provare a fare un governo di cambiamento e
accusa Grillo, che non vuole accordi, di pensare solo al suo personale tornaconto. «Un
novello principe in formazione non è mai sazio. Vuol tenersi le mani libere non per l’italia,
ma per qualcosa che si chiama potere. Noi, invece, facciamo l’inverso. Quel tanto di
potere che abbiamo lo mettiamo al servizio di questo paese e cerchiamo una strada.
Perché da soli non ce la facciamo. Ma neanche gli altri ce la fanno...» spiega il segretario
del Pd, che non deve fare i conti solo con il M5S, ma anche con Matteo Renzi.
Il pomo della discordia riguarda il dossier sugli «sprechi» del Pd, messo a punto dal
sindaco di Firenze, che ieri ha invece venduto il camper delle primarie e donato i 30mila
euro ricavati alla Fondazione Bacciotti per la cicerca sui tumori infantili. Ma anche la
decisione di Bersani di cercare fino alla fine i voti del M5S. Un metodo, quello dello
scouting, che Renzi non condivide neanche un po’: «C’è chi tenta di risolvere l’impasse
istituzionale in cui siamo con una trattativa fino all’ultimo giorno molto molto discutibile».
La frase, che il sindaco pronuncia a margine dei lavori del consiglio comunale, rimbalza a
Roma e fa andare su tutte le furie Bersani, che ha riunuito in un albergo a due passi da
Montecitorio i neoeletti del Pd. «Non si diffonda l’idea che siamo qui a cercarci dei senatori
e dei deputati. Non lo accetto. Tanto meno se viene da qualcuno di casa nostra. A noi
interessano le posizioni politiche» spiega Bersani, senza citare Renzi che due sere fa ha
invitato il Pd a non fare dei grillini i propri Scilipoti. Tra i due, insomma, è scontro aperto, la
tensione sale alle stelle e il portavoce del sindaco, Marco Agnoletti prova a spegnere
l’incendio: «Matteo non ha mai detto “da Pd trattativa discutibile”. Ha invece augurato ai
suoi ex assessori neolettti in Parlamento di svolgere bene il loro lavoro lontano da
manifestazioni folcloristiche e da trattative discutibili...».

Il tutto avviene nel giorno in cui Bersani incarica Luigi Zanda, Rosa Calipari e Davide
Zoggia di contattare i gruppi (a cominciare da quello del M5S) per una intesa sulle
presidenze di Camera e Senato. Il primo incontro tra i mediatori del Pd e gli esponenti del
Movimento 5 Stelle si svolgerà oggi alle 15. «Una presidenza delle due Camere ci spetta»
spiegano diversi grillini, facendo capire che se gli verrà offerta sarà accettata.
Ieri però Beppe Grillo con un Twitter ha lanciato un appello-provocazione per chiedere ai
democratici di rinunciare ai rimborsi elettorali: «Per facilitare il compito ho preparato il
documento che Bersani può firmare per ufficializzare il rifiuto. Bersani firma qui! Meno
parole e più fatti». A portare avanti l’offensiva ci pensano anche i capigruppo di Camera e
Senato, Roberta Lombardi e Vito Crimi, che escludono un’intesa con il Pd («In Parlamento
si dialoga ma l’accordo sulla fiducia non ci sarà») e ricordano ai neoeletti del Movimento
che l’impegno sulla rinuncia volontaria a parte dello stipendio da parlamentare va
rispettato. «Chi non rispetta ciò che ha firmato è fuori» avverte Crimi .

12 marzo 2013


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