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Author: c.salvi

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M5S, Grillo chiude la porta al Pd
Bersani: "Novello principe mai sazio"

VITO CRIMI E ROBERTA LOMBARDI DEL M5S

Grillo chiude definitivamente ad ogni possibile accordo per favorire la
nascita di un governo, a guida Pd. "Qualora ci fosse un voto di fiducia
dei gruppi M5S a chi ha distrutto l'Italia mi ritirerei dalla politica".
Le pressioni aumentano, gli appelli si moltiplicano e anche dal territorio sembravano
arrivare richieste in tal senso dopo che anche il deputato Ivan Catalano aveva parlato di
"fermento" sulla questione della nascita di un nuovo governo. La questione sembrava aver
fatto capolino anche in occasione della riunione dei parlamentari neoeletti da dove era
stata fatta trapelare l'idea di sottoporre la questione a referendum.
L'indiscrezione viene smentita categoricamente dai capigruppo designati alla Camera e al
Senato, Roberta Lombardi e Vito Crimi e, poi, anche da Grillo. "Non c'è stata una voce che
si è alzata per proporre la questione", precisa Lombardi che aggiunge: "La questione è già
stata chiarita in campagna elettorale. E la più ampia consultazione sul nodo alleanze è
stata fatta con il voto. Molto di più che un referendum".

BERSANI: GRILLO? NOVELLO PRINCIPE - Parla anche Pierluigi Bersani. "Non siamo in
condizione da soli di garantire un governo in questo Paese" ma "tanto meno gli altri.
Abbiamo la difficile responsabilità di essere i primi senza poter essere i soli". Così Bersani
all'assemblea degli eletti del Pd al teatro Capranica, a Roma. "Arriveranno degli
sbarramenti a cominciare da chi pensa di tenersi libere le mani", ha detto il leader pd a
proposito della proposta di creare un governo per il cambiamento. In riferimento a Grillo,
senza però citarlo, ha spiegato: "Un novello principe in formazione non è mai sazio. Vuol
tenersi le mani libere e non per l'Italia, ma per qualcosa che si chiama "potere". Noi,
invece, facciamo l'inverso. Quel tanto di potere che abbiamo lo mettiamo al servizio di
questo Paese e cerchiamo una strada".
LA CAPOGRUPPO M5S ALLA CAMERA - La Lombardi ha chiarito: "Non ci sono e non ci
sono mai stati margini per alleanze con i partiti, non faremo la stampella di nessuno".
Chiarimento che arriva anche per smentire interpretazioni di apertura rispetto alla
comunicazione di Crimi di inizio giornata quando su Facebook aveva postato l'annuncio di
una telefonata da parte del Pd che aveva per oggetto l'elezione dei presidenti di Camera e
Senato. "Il Pd non ci ha fatto alcuna proposta, ci ha semplicemente fatto una
comunicazione di tipo istituzionale che si fa tra gruppi parlamentari.
Questo è l'unico tipo di contatto che abbiamo avuto con il Pd", precisa Crimi che esclude
anche di essere stati oggetto di un 'mercato delle vacche' da parte del Partito Democratico
verso i senatori del M5S. "Non ci risulta che qualcuno sia stato contattato dal Pd", precisa
il capogruppo che chiarisce ancora una volta, le condizioni del movimento".
A GIORGIO NAPOLITANO - Al presidente della Repubblica, quindi, il M5S dirà che l'unica
proposta che hanno da fare è quella di un governo a 5 Stelle. "A Napolitano diremo che
non è importante il nome del premier ma i venti punti del nostro programma", precisa
Crimi. Anche la collega designata alla Camera lo ribadisce e scherza: "Grillo premier? Non
lo abbiamo preso in considerazione. Ci mandi un curriculum...".
Le precisazioni arrivano al termine di una nuova giornata di riunione tra i neoeletti in
Parlamento: i deputati e i senatori del M5S si sono visti in un albergo romano per decidere
come comportarsi in Parlamento in vista delle richieste che dovranno fare su alcuni punti
dirimenti per il movimento. Ci sono da stabilire nel dettaglio le indennità che potranno
essere percepite e come regolarsi sulla scelta dei portaborse: al movimento sono arrivati
mille curricula da parte di candidati al ruolo e i parlamentari hanno organizzato un gruppo
di lavoro per farne una selezione.
Un altro gruppo di lavoro si occuperà invece di come tagliare i rimborsi che gravano
sull'ammontare finale dell'indennità dei parlamentari. Soprattutto il gruppo dei neoeletti ha
deciso oggi di soprassedere sulla 'marcia' per le vie di Roma per accompagnare i
neodeputati e senatori in Parlamento nel giorno del loro insediamento.

Lunedì 11 marzo 2013 08:16

Dal Pdl al M5S ecco "l'obolo" pagato
dai candidati per entrare in Parlamento

I

LEADER DEL M5S, PD, SCELTA CIVICA, PDL

Lo scontro degli ultimi giorni tra Beppe Grillo e Bersani è incentrato
(anche) sui finanziamenti pubblici ai partiti. I contributi non arrivano,
però, solo dallo Stato: i parlamentari sono obbligati a versare
determinate somme al movimento di appartenenza. E pochi sanno che
anche per essere eletti in Parlamento tocca "pagare pegno". Ecco come.
Nella politica italiana per entrare in lista tocca pagare pegno al partito di appartenenza.
Per il Pd e Pdl “l’obolo parlamentare” parte da 20 mila euro in su, spesa (ovviamente una
tantum) a cui vanno aggiunte, a seconda dei partiti, le donazioni obbligatorie. Nessun
contributo in campagna per gli eletti con la Lega ma versamento di circa 2500 euro
mensili, così come hanno fatto fino ad ora i “piddini” che comunque “pagano” anche per
comparire in lista (25 mila euro). Anche nel Pdl si contribuisce per entrare nelle segrete
stanze dei Palazzi del potere (25 mila anche qui). Hanno versato quel che volevano (o
potevano), invece, i candidati di Mario Monti.
COSI' E' DECISO CON L'ATTUALE LEGGE - Sul banco degli imputati c’è sempre lui, il
“Porcellum” di Roberto Calderoli: a liste “bloccate”, i candidati non vengono eletti in base
al numero di preferenze che ottengono ma in base alla loro posizione nella lista e al
numero di voti che prende il partito in quella circoscrizione. Ergo, i partiti richiedono il
versamento di un contributo per sostituire gli sforzi che i candidati altrimenti avrebbero
dovuto fare personalmente per racimolare i voti e venire eletti o riconfermati nella rosa dei
nuovi parlamentari. Ma il diavolo si nasconde nei dettagli e davanti a quella che ad alcuni
potrebbe anche sembrare cosa buona e giusta, vale la pena ricordare che gli stessi partiti

godono dei rimborsi, fior di quattrini che percepiscono anche per le spese sostenute in
campagna elettorale. Insomma, fanno il bis. Prendono dai candidati e racimolano da
mamma-Stato. La questione è incandescente. Non è un caso se lo scontro degli ultimi
giorni tra Beppe Grillo e il Pd di Bersani è proprio incentrato sui finanziamenti pubblici ai
partiti.
IL CASO DI FUTURO E LIBERTA' - Prendiamo il caso di Fli (20mila euro la cifra decisa per
la campagna elettorale), che dopo la batosta elettorale ora dovrà fare i conti con quella di
bilancio. Il “Giornale” ha parlato di un buco pari a un milione di euro, tutto sulle spalle di
Italo Bocchino, vicepresidente e legale rappresentante del partito. Futuro e Libertà, in
tornata elettorale con Mario Monti, secondo alcuni sperava di conquistare una pattuglia di
parlamentari per, scrive il Corriere della Sera, “ottenere il finanziamento pubblico in
maniera tale da ripianare il deficit di mesi senza entrate”. Una lettura troppo maligna?
Forse. Di certo però Fini non è riuscito a piazzare nessuno dei suoi e ora molti nodi stanno
venendo al pettine.
SCONTRO M5S-PD - E se il Movimento 5 Stelle ha fatto del taglio drastico ai privilegi dei
parlamentari la propria bandiera, dall’ultima relazione depositata in Parlamento dalla
commissione presieduta dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, risulta che i
parlamentari italiani sono i più pagati in Europa. Proprio oggi Grillo ha invitato Bersani a
firmare una lettera indirizzata al futuro presidente della Camera in cui il Pd chiede di
rinunciare ai ai 48.856.037,50 di euro dei rimborsi elettorali e “per facilitare il compito ho
preparato il documento che Bersani può firmare per ufficializzare il rifiuto (campagna via
Twitter con l'hashtag #Bersanifirmaqui, ndr)”.
AL 5 STELLE 2500 EURO ALLO STATO – Il regolamento del Movimento 5 Stelle prevede
che i parlamentari ricevano un’indennità non superiore a 5 mila euro lordi, mentre
potranno ottenere tutti gli altri benefit previsti. Rinunceranno a circa 2.500 euro al mese
che restituiranno allo Stato. Alla voce “trattamento economico” si legge: "l’indennità
parlamentare percepita dovrà essere di 5 mila euro lordi mensili, il residuo dovrà essere
restituito allo Stato insieme all’assegno di solidarietà (detto anche di fine mandato). I
parlamentari avranno comunque diritto a ogni altra voce di rimborso tra cui diaria a titolo
di rimborso delle spese a Roma, rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, benefit
per le spese di trasporto e di viaggio, somma forfettaria annua per spese telefoniche e
trattamento pensionistico con sistema di calcolo contributivo”. Nel suo attacco a Bersani,
Grillo oggi ha chiarito meglio il concetto: “Il Movimento 5 Stelle rinuncia ai contributi
pubblici, previsti dalle leggi in vigore, per le spese sostenute dai partiti e dai movimenti
politici e non richiederà né i rimborsi per le spese elettorali, né i contributi per l'attività
politica. Il mio auspicio è che tutte le forze politiche seguano il nostro esempio, in
particolare il “pdmenoelle” al quale spetta la quota più rilevante: oltre 48 milioni di euro (al
Pdl "solo" 38)”.
PDL: 25 MILA EURO – Nel Pdl i candidati posizionati “in alto” devono versare
venticinquemila euro. Articolo 36 dello Statuto: “L’ammontare delle quote associative, delle
quote di affiliazione e dei contributi dovuti dagli eletti nelle Assemblee rappresentative è
stabilito dall’Ufficio di Presidenza sentito il Segretario amministrativo nazionale”. A
differenza di quanto succede nelle fila della Lega Nord, però, i parlamentari del Pdl non
devono contribuire in maniera sostanziosa con il loro stipendio mensile alle casse del

partito ma, almeno nella scorsa legislatura, devolvevano alla causa politica circa 800 euro
mensili a testa.
ALLA LEGA NORD SI PAGA –- Diverso il discorso per un movimento partito dal basso come
la Lega Nord, che non dà alcun contributo in fase di campagna elettorale ai loro
rappresentanti di partito, che però versano circa 2500 euro mensili alla causa. Dalle parti
del Carroccio, infatti, tutti gli eletti sono già tenuti a versare parte del loro stipendio al
partito: a quello nazionale se sono stati eletti al Parlamento o in altri enti “nazionali”, a
quello regionale se sono stati eletti alle assemblee regionali.
SCELTA CIVICA, SCELTA VOLONTARIA - Nel caso di Scelta Civica, la lista del presidente
del Consiglio uscente Mario Monti, la contribuzione alla campagna elettorale ha funzionato
diversamente: non c’è stato un mandato dall’alto ma i candidati si sono accordati tra di
loro per decidere come contribuire.
NEL PD - Come nella Lega Nord gli eletti sono tenuti a versare una parte del loro stipendio
al partito, un’usanza che risale ai tempi del Pci. In più, come nel Pdl, gli eletti al
Parlamento devono "contribuire" alla campagna elettorale. Secondo Ilpost, che ha
radiografato i contributi ai partiti, “prendendo un costo del contributo alla campagna
elettorale medio di 30 mila euro e dividendolo per i 60 mesi della legislatura si ottiene una
spesa mensile per il parlamentare del PD di 500 euro. Se a questa aggiungiamo l’altro
contributo sullo stipendio, viene fuori che fare i parlamentari per il PD può arrivare a
costare tra i 3.500 e i 4.500 euro al mese, cioè una cifra pari a quasi la metà degli 11 mila
euro, tra indennità e altri bonus, che percepiscono i parlamentari”.
Non appena il cielo sopra Montecitorio e Palazzo Madama diventerà più limpido sarà anche
possibile capire le (nuove?) regole dei partiti. Ma la schiarita (politica) ancora non si vede.
Emanuela Zoncu (e.zoncu@unionesarda.it)
Lunedì 11 marzo 2013 15:21

Il Movimento 5 Stelle su Berlusconi:
"Autorizzazione a procedere, pronti al sì"

VITO CRIMI E ROBERTA LOMBARDI

La conferma arriva dal capogruppo in pectore Crimi. "Voteremo
per l'ineleggibilità di Berlusconi in quanto concessionario di
servizio pubblico, se saremo in Giunta per le elezioni".
Il Movimento 5 Stelle è pronto a votare una eventuale richiesta di autorizzazione a
procedere nei confronti di Silvio Berlusconi. Lo conferma Vito Crimi, capogruppo in pectore
del M5S, rispondendo ai cronisti a Montecitorio. "La votereste?". "E' una domanda retorica:
sì ovviamente", risponde Crimi. Ma Crimi è un fiume in piena: "Voteremo per l'ineleggibilità
di Silvio Berlusconi in quanto concessionario di servizio pubblico, se saremo in Giunta per
le elezioni. E ci aspettiamo che anche altri votino per l'ineleggibilità, poi sia Berlusconi a
fare ricorso".
SULLA MARCIA DEL PDL - "Dovrebbero avere maggior rispetto verso un potere dello Stato
come quello giudiziario, anche se ha le sue criticità, ma attaccarlo in questo modo come fa
il Pdl è indegno". Così Vito Crimi, capogruppo in pectore del M5S al Senato, conversando
con i cronisti a palazzo Madama. "Siamo arrivati anche alla visita fiscale a Berlusconi aggiunge - magari sta veramente male, ma se ha qualcosa di più grave lo dica".
PRESIDENZA CAMERE - Parlando poi di una possibile presidenza della Camera per il M5s
Crimi replica: "Se vogliono darcela, noi diciamo grazie". Sceglierete il nome online? "No,
queste sono fasi molto delicate. Per ora faremo una riunione interna. In ogni caso ci
aspettiamo un questore e un vicepresidente alla Camera e un questore e un
vicepresidente al Senato".
Lunedì 11 marzo 2013 17:46


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