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Author: c.salvi

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Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari / Cronaca

Boldrini e Grasso “En plein” di Bersani
Per l’ex portavoce dell’Agenzia Onu per i rifugiati 327 consensi.
Al Senato l’ex procuratore antimafia eletto con qualche voto M5S

di Gabriele Rizzardi
ROMA. Laura Boldrini alla Camera, Piero Grasso al Senato. Bersani vince il primo round e
non nasconde la sua soddisfazione: «Se si vuole cambiare, si può». Dopo una notte di
trattative che si chiude con l’indisponibilità di Mario Monti ad indicare un nome sul quale
far convergere i voti di Pd e Sel, Pier Luigi Bersani spariglia e mette sul piatto due
candidature forti per le presidenze di Camera e Senato: la portavoce per 14 anni dell’Alto
commissariato Onu per i rifugiati, Laura Boldrini, Sel, e l’ex procuratore nazionale
antimafia, Piero Grasso, Pd. «Abbiamo preferito avanzare proposte che potessero
raccogliere anche l’adesione di altri. Una figura come quella di Grasso può essere di
garanzia per tutti» spiega Bersani, che non risparmia critiche verso Monti («C’è stato un
disimpegno che ha causato un’evidente sorpresa...») e non rinuncia a lanciare un
ennesimo segnale a Grillo: «La prossima tappa è il governo del paese e serve
un’assunzione di responsabilità davanti al paese».
La mossa del segretario Pd, che è costretto ad accantonare la candidatura di Dario
Franceschini per la Camera, riapre i giochi e il Pdl risponde subito con la candidatura,
definita a forte valenza «istituzionale», di Renato Schifani. Alla Camera e al Senato si
cominciano a fare i conti.
La Scelta Civica di Mario Monti conferma l’intenzione di votare scheda bianca ma
qualcuno vorrebbe votare il presidente uscente del Senato perché convinto che un sì a
Grasso e Boldrini aprirebbe la strada alle elezioni anticipate. Dal Movimento 5 Stelle

arrivano invece segnali contraddittori. Vito Crimi liquida la proposta di Bersani con un
secco «se li votino da soli». Alberto Luis Orellana ammette invece che quella di Grasso è
una novità: «Non è un nome come gli altri...». La partita, insomma, è apertissima e
Bersani incrocia le dita. La prima buona notizia, ma scontata visto che il Pd conta 340
deputati, arriva da Montecitorio. Laura Boldrini viene eletta alla quarta votazione a
scrutinio segreto con 327 preferenze (mancano all’appello i voti della corrente di
Franceschini?). A Roberto Fico, candidato di M5S, vanno 108 voti. Le schede nulle sono
10, quelle bianche 155, i voti dispersi 18. La terza donna della storia repubblicana a salire
sullo scranno più alto di Monteciorio (dopo Nilde Jotti e Irene Pivetti) promette
«trasparenza», ricorda le donne «che hanno subìto violenza» ma anche chi «ha perso il
lavoro», promette che il Parlamento diventerà «la casa della buona politica» e incassa un
lunghissimo applauso trasversale.
Poi, l’attenzione si sposta al Senato dove si gioca la partita decisiva visto che Pd e Sel non
hanno la maggioranza. La terza votazione manda al ballottaggio Schifani e Grasso. A quel
punto, i 5 Stelle si dividono e all’ex procuratore Antimafia vanno 137 voti che vuol dire 12
in più rispetto al suo schieramento che a palazzo Madama si ferma a quota 125. Il gruppo
dei montiani conta su 21 voti e quello dei grillini su 53 ma le schede bianche sono state 52
e 7 le nulle. Questo vuol dire che un certo numero di grillini e forse qualche montiano non
hanno rispettato l’ordine di scuderia.
Risultato: l’elezione di Grasso viene accolta con un lungo e liberatorio applauso. Poi, il
neopresidente del Senato pronuncia il suo discorso di insediamento che viene
accompagnato da altri 15 appalusi, 8 dei quali arrivano anche da Berlusconi. «Giustizia e
cambiamento, questa è la sfida che abbiamo davanti. Penso alle risposte che al più
presto, ed è già tardi, dovremo dare ai disoccupati, ai cassintegrati, agli esodati, alle
imprese e a tutti quei giovani che hanno prospettive di lavoro incerte » dice Grasso, che
cita anche i Comuni che «faticano a garantire i servizi essenziali ai loro cittadini». In cima
ai pensieri della seconda carica dello Stato c’è anche e soprattutto la politica, che deve
essere «ripensata dal profondo», nei suoi costi e nelle sue regole, nei suoi riti: «Sogno che
quest’aula diventi una casa di vetro...».

18 marzo 2013

Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari / Cronaca

Un passo avanti, ora tocca a Napolitano
Consultazioni per il governo al via mercoledì. E in una
nota ufficiale si spiegano le ragioni del “no” a Mario Monti
di Nicola Corda

ROMA. No a un governo vacante. Monti deve restare in carica, il suo abbandono
«genererebbe problemi istituzionali senza precedenti e di difficile soluzione». Prima che le
due Camere chiudessero la pratica dei Presidenti, Giorgio Napolitano ieri di primo mattino
ha messo nero su bianco la spiegazione del perché ha fermato il premier nella corsa alla
prima poltrona del Senato. Un modo per sgombrare il campo dai retroscena che già
leggevano con malizia la vicenda, dopo l'abbandono della posizione “super partes” del
senatore a vita. Il Capo dello Stato invece ha spiegato che é «importante che il governo
conservi la guida autorevole di Mario Monti fino all'insediamento del nuovo esecutivo»,
specie in una fase come quella attuale. Un governo che, sia pure con poteri limitati,
mantenga il timone, «nell'esercizio di ogni iniziativa possibile e necessaria per l'economia
e l'occupazione». Napolitano mette un punto fermo nella necessità di una guida, «in una
situazione che vede l'Italia esposta a serie incognite e urgenze». Nella nota, l'augurio che
l'elezione dei due presidenti possa dare l'avvio a una «costruttiva dialettica democratica e
una feconda attività parlamentare».
Napolitano sapeva che quel clima di condivisione, auspicato in precedenza tra le forze
politiche, era già sfumato e tuttavia le due carte calate a sorpresa da Bersani e rivelatesi
vincenti hanno un alto profilo e rappresentano due figure fuori dalla mischia che l'hanno in
parte rassicurato. Oggi Piero Grasso e Laura Boldrini dovrebbero incontrare Napolitano e

nell’occasione il presidente della Repubblica farà le sue prime valutazioni, in vista delle
consultazioni che, come ha annunciato, cominceranno mercoledì 20 marzo.
Un adempimento pieno di ostacoli di natura politica ma che prima dell'elezione del suo
successore Napolitano vorrebbe portare a conclusione. Ma se fino a ieri la strada del
preincarico a Pierluigi Bersani lo metteva in difficoltà per l'assenza di una maggioranza
chiara, ora il segretario del Pd è uscito più rafforzato dall'elezione dei due presidenti. Al
Senato alla votazione di ballottaggio, l'elezione di Grasso ha "bucato" le granitiche scelte
fuori dai giochi ostentate dal Movimento 5 Stelle, mentre alla Camera il discorso di Laura
Boldrini, sommato al suo profilo così lontano dalla politica, ha fatto registrare molti
commenti positivi dei deputati grillini.
Per ora sono segnali che non bastano certamente per allontanare il pericolo di un nuovo
voto a breve scadenza. In altre parole, nessun ottimismo trapela dalle stanze del Quirinale
che ora attende di sentire dalla viva voce dei leader delle forze politiche e dei gruppi
parlamentari, le intenzioni sul futuro. Ieri il segretario del Pdl Schifani ha detto con
chiarezza che il ticket indicato dal Pd «fa precipitare il paese verso le urne», ma il percorso
che ha in mente Napolitano prevede comunque un'uscita di sicurezza. In questi giorni non
ha mai smesso di pensare ai nomi più adatti cui affidare un «esecutivo del Presidente», in
alternativa al tentativo di Bersani. Una soluzione per permettere alla legislatura di
prendere il largo e consentirgli di lasciarla nelle mani del nuovo Capo dello Stato.

18 marzo 2013

Sei in: La Nuova Sardegna / Sassari / Cronaca
i legami dei due nuovi presidenti con l’isola
I senatori sardi di M5S: «Solo schede bianche»
di Pier Giorgio Pinna

SASSARI. Dalle Camere rimbalzano segnali indirettamente contrastanti per l'isola. Intanto,
a un livello più generali emergono su scala regionale prime note di apprezzamento per la
scelta dei nuovi presidenti: Pietro Grasso e Laura Boldrini non sono due sconosciuti in
Sardegna, dove hanno spesso preso parte a manifestazioni culturali e a iniziative di
servizio legate ai compiti istituzionali. Sdegno, invece, per l'andamento delle sedute a
Palazzo Madama da parte dei rappresentanti sardi di M5S. «Si comportano come fossero i
padroni: sono orribili, orripilanti e osceni», ha lasciato scritto la senatrice cagliaritana del
MoVimento Manuela Serra su Facebook un'ora prima dell'elezione di Grasso alla
presidenza. Sempre col cellulare in precedenza aveva annotato su Fb: «La situazione non
è grave, è gravissima: si parla di serietà e continuano a scherzare con la nostra vita. Io
dico basta». Poi, a chi l'ha cercata per un commento post voto, ha comunicato che appena
finita la lettura dei risultati il gruppo avrebbe tenuto un'assemblea destinata a concludersi
in un orario indeterminato ma comunque a tarda ora . E negando qualsiasi spaccatura

interna ha quindi assicurato che gli esponenti di M5S si sono espressi in maniera
compatta al ballottaggio: «Tutti uniti: 52 schede bianche», ha comunicato Serra via sms.
Nessun altro commento da parte dell'altro senatore cagliaritano di Cinque Stelle, Roberto
Cotti. Almeno nel loro caso, comunque, osservatori che conoscono bene i meccanismi dei
lavori parlamentari hanno confermato l'allineamento di posizioni: «Sono stati entrambi
troppo veloci nel passaggio al momento del voto per pensare che abbiano potuto scrivere
qualcosa sulla scheda», è stata la valutazione di un politico navigato che ha tuttavia
preferito evitare qualsiasi commento pubblico.
Al di là delle prime possibili divisioni nel MoVimento, forse ieri alimentate da esponenti
siciliani di M5S insieme con altri parlamentari di Scelta Civica, in Sardegna resta l'attesa di
vedere all'opera i due nuovi presidenti delle Camere.
Negli ultimi anni l'ex procuratore nazionale antimafia, neoeletto per il Pd, è venuto diverse
volte nell'isola. Sia per incarichi legati alla repressione del crimine organizzato che l'hanno
visto impegnato nelle carceri e in vertici con gli inquirenti più attivi nella battaglia contro le
infiltrazioni delle cosche sia per ricevere riconoscimenti. Come il premio "Lao Silesu" a
Iglesias. Nel corso di questa manifestazione, durante un'intervista, aveva rilanciato
l'allarme per il pericolo di nuove preoccupanti penetrazioni da parte di camorra,
'ndrangheta e altre organizzazioni mafiose anche nell'isola, e non soltanto per il riciclaggio
di denaro sporco .
Forse ancora più frequente la presenza di Laura Boldrini in Sardegna. La deputata di Sel
ex portavoce dell'Unhcr negli ultimi anni ha preso parte a convegni e festival culturali tenuti
a Serdiana, Austis, Sorgono e in altri centri ancora. Dappertutto si è fatta apprezzare per
l'opera di solidarietà in favore dei rifugiati politici e per l'impegno sociale.

18 marzo 2013


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