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Cataldo Neuburger, 2000).

2. La ricognizione di persone nel codice di procedura penale: gli artt. 213 e 214 c.p.p.
Differentemente dall'individuazione informale di persona attuata nel corso delle indagini preliminari,
il codice di procedura penale disciplina in maniera particolareggiata i presupposti e le modalità del
riconoscimento operato dal testimone quale mezzo di prova tipico esperito nel corso del
dibattimento o nell'eventuale fase anticipata dello stesso quale è l'incidente probatorio ex artt. 392 e
ss. c.p.p.
Benchà il modello tipico della procedura di ricognizione sia quello delineato dal disposto degli artt.
213 e 214 c.p.p., il Capo VI^ del codice di procedura (Ricognizioni) disciplina anche la ricognizione
di cose (art. 215 c.p.p.), la ricognizione di voci, suoni o di quanto altro può essere oggetto di
percezione sensoriale (art. 216 c.p.p.) e la pluralità di ricognizioni quando più persone sono
chiamate ad eseguire la ricognizione della medesima persona (art. 217 c.p.p.).
Già si è osservato in merito alla fondamentale valenza investigativa (e per certi aspetti anche
probatoria) del riconoscimento effettuato durante le indagini preliminari; nel caso della ricognizione,
l'atto (oltre che grandemente suggestivo) fa piena prova poichà esperito in contraddittorio tra le parti
con la direzione/supervisione del Giudice e secondo precise modalità stabilite dalla legge (anche a
pena di nullità).
Nella pratica accade che il 90% dei testimoni chiamato ad effettuare la ricognizione è sicuro di aver
individuato il colpevole (Guglielmo G., 2011) mentre precedentemente (1976) uno studio inglese ha
verificato che nel 1973 in oltre 2000 ricognizioni il 45% aveva dato esito positivo e di queste nel 74%
dei casi il procedimento si era concluso con una condanna ove la ricognizione era l'unica prova a