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carico dell'imputato (Luisella de Cataldo Neuburger, 2000).
Come già osservato, la disciplina delineata dagli artt. 213 e 214 c.p.p. per la ricognizione delle
persone è adottata dal Legislatore quale modello per l'attuazione del riconoscimento anche degli
altri dati fenomenici suscettibili di percezione da parte dell'essere umano.
I bias più diffusi e potenzialmente idonei ad inficiare l'attendibilità della ricognizione di persona sono
intuibili (almeno in parte) analizzando il testo delle norme in commento ovvero esaminando la
tecnica compilatoria utilizzata dal Legislatore.
Invero, già dalla lettura degli artt. 213 e 214 c.p.p. emerge obbiettivamente che lo stesso Legislatore
del 1989, consapevole dell'enorme portata del significato probatorio/indiziante della ricognizione
personale, nonchà - dato assai meno scontato e meno approfondito - delle intrinseche debolezze
del predetto mezzo di prova, oltre che della multiforme natura delle possibili contaminazioni (sia
connesse all'osservatore sia veicolate dai terzi), ha cercato di approntare dei protocolli attuativi
(almeno) virtualmente idonei a contenere il rischio di possibili errori.
Ecco dunque che un mezzo di prova grandemente utilizzato (ma in maniera significativamente
minore rispetto al meno garantito riconoscimento fotografico informale tipico delle indagini
preliminari) e considerato ad altissimo contenuto probatorio è in realtà previsto dal Legislatore quale
incombente giudiziario da disciplinare minuziosamente (anche nella fase preliminare oltre che
attuativa), poichà oggettivamente esposto a multipli errori procedurali e sostanziali.
L'art. 213 c.p.p. (ricognizione di persone. Atti preliminari) prevede che:
1. Quando occorre procedere a ricognizione personale, il giudice invita chi deve eseguirla a
descrivere la persona indicando tutti i particolari che ricorda; gli chiede poi se sia stato in
precedenza chiamato a eseguire il riconoscimento, se, prima o dopo il fatto per cui si procede, abbia
visto, anche se riprodotta in fotografia o altrimenti, la persona da riconoscere, se la stessa gli sia
stata indicata o descritta e se vi siano altre circostanze che possano influire sull'attendibilità del
riconoscimento. 2. Nel verbale è fatta menzione degli adempimenti previsti dal comma 1 e delle
dichiarazioni rese. 3. L'inosservanza delle disposizioni previste dai commi 1 e 2 è causa di nullità
della ricognizione.
L'art. 214 c.p.p. (svolgimento della ricognizione) prevede che:
1. Allontanato colui che deve svolgere la ricognizione, il giudice procura la presenza di almeno due
persone il più possibile somiglianti, anche nell'abbigliamento, a quella sottoposta a ricognizione.
Invita quindi quest'ultima a scegliere il suo posto rispetto alle altre, curando che si presenti sin dove
è possibile, nelle stese condizioni nelle quali sarebbe stata vista dalla persona chiamata alla
ricognizione. Nuovamente introdotta quest'ultima, il giudice le chiede se riconosca taluno dei
presenti e, in caso affermativo, la invita ad indicare chi abbia riconosciuto e a precisare se ne sia
certa. 2. Se vi è fondata ragione di ritenere che la persona chiamata alla ricognizione possa subire
intimidazione o altra influenza dalla presenza di quella sottoposta a ricognizione, il giudice dispone
che l'atto sia compiuto senza che quest'ultima possa vedere la prima. 3. Nel verbale è fatta
menzione, a pena di nullità, delle modalità di svolgimento della ricognizione. Il giudice può disporre
che lo svolgimento della ricognizione sia documentato anche mediante rilevazioni fotografiche o
cinematografiche o mediante altri strumenti o procedimenti.
Il Legislatore quindi, fin dalla redazione degli articoli in parola, ha direttamente evidenziato una serie
di cautele da adottare per la corretta esecuzione del mezzo di prova.
2.1 I presidi (minimi) disciplinati dal Legislatore per la tutela dell'attendibilità della ricognizione di
persone.
Le cautele codificate nel codice di procedura penale sono previste sia per la fase preliminare della
ricognizione sia per la materiale attuazione della stessa.
Si tratta - come vedremo diffusamente oltre - di cautele necessarie, ma assolutamente insufficienti, il
cui rigoroso rispetto è la base minima per evitare che la ricognizione si risolva in un atto tanto
dannoso (non solo per l'imputato ma anche per la tutela dei diritti della persona offesa) quanto