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Pyrus amygdaliformis
(Pero selvatico)
FAMIGLIA: Rosaceae.
NOME VOLGARE: Pero mandorlino o
Perastro.
DESCRIZIONE: pianta arbustiva o
arborea che raramente supera i 6 metri
di altezza, con chioma ampia, foglie
decidue e rami spesso spinosi. La
corteccia è grigiastra e molto screpolata,
in scaglie nelle piante adulte, mentre nei
rami giovani è più chiara e ricoperta da
un fitto tormento. Le foglie, da
lanceolate a obovate, con apice appuntito, di colore verde glauco
di sopra, più opache di sotto. I fiori, in ombrella, in gruppi di 812, presentano, ciascuno, 5 petali bianchi smarginati all'apice. I
frutti, con lunghi e robusti peduncolati, di forma sferoidale,
piccoli, di colore giallognoli o verde-giallognoli a maturità, con
polpa acidula, raggiungono la maturità sul finire dell'estate e
l'inizio dell'autunno. La riproduzione avviene per seme ma la
germinabilità è molto bassa.
DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA: il pero mandorlino si rinviene
in tutta l'Europa meridionale e l'Asia Minore.
HABITAT: la pianta, poco esigente in fatto di terreno, è molto
diffusa dal livello del mare fino alla media montagna, soprattutto
nelle zone di pascolo e degradate.
USI E CURIOSITÀ: il legno è molto duro e viene utilizzato nei
lavori di intaglio. I frutti, nonostante il sapore acidulo,
anticamente venivano conservati e utilizzati, per l'alimentazione,
durante l'inverno.

Esemplare vegetativo colonizzato da licheni
crostosi, sono una simbiosi di un’alga verde
e di un fungo che vivono insieme
scambiandosi sostanze nutritive che ne
assicurano la reciproca sopravvivenza.
Organismi pionieri colonizzano per primi
ambienti
inospitali
dove
è
difficile
immaginare qualsiasi forma di vita, e dove
riescono a sopravvivere perché durante i
periodi difficili si seccano completamente
sospendendo tutte le attività vitali come gli
animali che vanno in letargo.


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