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1975 Gente di frontiera (Leo Talamonti) .pdf


Original filename: 1975 Gente di frontiera (Leo Talamonti).pdf
Title: Gente di frontiera
Author: Leo Talamonti

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I04

Gente di jronfiera

tura C a guazzo n, quando l'artista a lava » il suo disegno.
Un istante dopo, non ve nkra più traccia. Era stato un
a avvertimento » anche quelIo: uno dei tanti. Da allora
non i'aspettb più.
u Tutta la vita 6 piena di avvertimenti » torna a dirmi
e pub sembrare, a volte, che siano poco importanti, ma
non i vero: tutte ha un dgnificato e tutto si ricollega, Piccole cose vengono a dirci ogni tanto che esiste un disegno
generale, una trama. Vede questo abat-jour? 3 e mi indica
un paralume modesto, privo di personalith. C Tanto tempo
fa me lo regalò Bernhard, lo psicologo. Alla sua morte cessò
di funzionare, e io non ho voIuto che fosse riparato. B
un ricordo e un monito. s
Tace, assorta, e io per un po' rispetto quella sua meditazione; ma ho un'ultirna domanda da fare. a Come mai D
chiedo u lei, proprio lei che vuol tanto bene agli animali,
non ne ha pib jn casa nessuno? Quanta compagnia Ie farebbe un cane: forse non è così? D u Amico mio, io sono
vecchia, e devo sempre aspettarmi i1 peggio. Non si sa
mai. Lei non immagina quanto è terribile, per un cane,
restare orfnno. D

Enigmi a Torino

Chiunque pronunci In parola e imposcibiIe ri alI'infuori dell'ambito della matematica pura, manca di prudenza.
A rago

Grazie allo studio pih preciso di questi fenomeni,
anche la mia filosofia trova un'importante conferma del fatto che in tutto cib & la sola Volontit
che agisce, e vi si manifesta come cosa in sh
La volonth h fa sola realtà, b il cuore di tutte le
com.

I

I

l

l

Fu gih un tempo nel quale gli ordini del direttore di un
giornale non si discutevano, né faceva differenza che si
trattasse di un quotidiano a di un periodico a respiro piU
ampio. Naturalmente non era in causa alcuna soggezione
dettata dalla paura: come capita invece sotto le armi, dove
qualsiasi superiore ti pub u sbattere 3, come dicono, a dentro n, ed è una gran brutta cosa; ma poi tutto finisce li e
Ia punizione non influisce quasi mai sulla carriera: anzi
una punizioncella ogni tanto ci vuoIe, se no dicono che
non hai carattere, Grande & il potere che una divisa puà
esercitare su un>ltra, per una piccola differenza di grado;
eppure non B nulla dirb meglio: non era nulla - a paragone del potere di un direttore di allora, che non aveva
bisogno di spauracchi tangibili, per esercitarsi. Gli bastava tenere in pugno i colIaboratori attraverso il loro narcisisrno, concedendo, oppure no, le soddisfazioncdle professionali a Cui quelli potevano ambire; e siccome di regola il narcisismo & proporzionale alla vocazione giornalistica, se ne traggano le conseguenze del caso. Gli hai p r e
sentato, poniamo, un certo servizio gih da parecchi giorni,
tu, vile collaboratore, e positivamente sai che Io ha letto.

-

-TI-

Enitmi a Tarino

Gente di frontiera

l

non

ne dice nulIa e neppure ti guarda quando lo
incontri, ti senti come un verme. Se ti guarda sia pure distsattamente, e ti saluta, puoi respirare: Ie cose vanno
bene, per te. Se poi il saluto b cordiale o addirittura compiaciuto, puoi cominciare a sentirti come un eroe, almeno
fino alla prossima occasione di attesa e di dubbio.
Cose d'altri tempi, s'intende; ma sarebbe difficile, senza
questa premessa, capire il comportamento acquiescente e
volenteroso ch'io dimostrai quando i1 mi^ direttore - che
da Milano reggeva le sorti di un noto settimanale - mi
tenne questo discorsetto, parola pih parola meno: Giorni
fa, a Torino, ho conosciuto un tipo alquanto insolito, eapace di fare scherzi che lasciano senza fiato. Sarebbe bene che ti occ,upassi anche di Iui, in une dei prossimi tuoi
articoli sulle frontiere deIla mente, eccetera. D'accordo? W .
Prima ancora di sapere a chi si riferisse, gli avevo già detto
di si. Dopo di che, gli chiesi come si chiamava quel tale,
e la risposta non fu incoraggiante. Suonava pressappoco
così: « RoIIa o Rolli, o qualcosa del genere; ma non ne
sono affatto sicuro. Ci hanno presentato in occasione di un
pranzo in casa di comuni amici, ma non sperare che ti dia
il loro nome; non mi garba che siano disturbati per faccenduole come questa. Non dubito però che ti sarà facile
rintracciarlo: non 6 poi così grande, Torino, e chissh quanta gente avrA sentito parlare di lui, soprattutto a proposito
di quelli che si occupano di rnetapsichica (si dice così?). Si
tratta di un industriale: altra indicazione preziosa.
a Ti do uun'idea di cib che è in grado di fare quel signore. Mettiamo il caso che tu gli abbia stretto la mano
di sfuggita, e poi vi siete seduti allo stesso tavolo da pranzo,
alle due estremità opposte. Mi segui? Ogni tanto ti si accoSe

te

I09

sta la cameriera e ti riconsegna un tuo oggetto personale

che l'altro le ha dato da restituirti: un orologio, o una
penna stilografica, o un taccuino; insomma qualcosa che
non avrebbe potuto n6 dovuto muoversi dalla tua tasca;
e invece si è mosso, eccome. P
u Un prestigiatore, diciamo? n
a Piano, aspetta. A un dato momento, quel Tizio che
sta dalla parte opposta alla tua si mette a recitare ad alta
voce il contenuto di una lettera molto privnta che tu sai
di avere nel portafogli, e allora ti precipiti a vedere se c'è
ancora. C'è, ma quello li seguita a leggerla ugualmente,
come l'avesse in mano lui. Lo stupore, a questo punto, cede
ovviamente il passo aIla contrarietà, e fu gli dici di smetterla; l'altro obbedjsce, ma se la ride. Se non si fosse fermate al: punto giuste, potresti anche offenderti; ma si B
fermato e non hai di che risentirti. A parte ciò, ha un
aspetto per bene, molto per bene Ecco, ti ho detto tutto,
Va, trovalo e cucinalo a dovere, B un fenomeno unico,
e tutti gli studiosi di parapsicologia (è così che si dice, mi
pare) sapranno certamente chi è... n
Dove si vede fino a qual punto si possa ilIudere il direttore di un periodico sia pure autorevole, supponendo
che basti professare di occuparsi di parapsicologia, per essere al corrente di certe cose. La parapsicologia a ufficiale a,
diciamo così, segue strane vie tortuose che non di rado
I'alIontanano dalle fonti vere o presunte dei fenomeni paranormali; diciamo pure che in genere ci si limita a fare
dell'accademia scritta o verbale, accontentandosi di rimasticare notizie e opinioni provenienti dall'estero. Non è una
regola, ma quasi. A quel tempo, l'uomo di cui ci occupisirno era noto soltanto a pochi intimi. Per decenni aveva

...

I

I

I

7nGente di frontiera

I

chiuso la porta in faccia a curiosi e a giornalisti. Pratieamente, fui io ad aprire la serie delle incursioni indiscrete
nella sua vita; dopo di che il suo atteggiamento difensivo
cominciò a rilassarsi, e di cid approfittarono in tempi diversi parecchi altri giornalisti ,o scrittori, tra cui qualche
nome illustre: Buzzati. Infine si mossero anche alcuni. studiosi, e fu interessante vedere come reagivano a queli'incontro, che poteva considerarsi come un test di probità intellettuale, intelligenza e carattere. Non tutti ne uscireno con onore. Giunsero a indire un convegno speciale per
confrontare le proprie opinioni sull'enigmatico signore di
Torino, e i pareri, al solito, risultarono assai discordi. Pochi ebbero il coraggio di rendere omaggio indiscusso agli
aspetti inquietanti e problematici di una certa realtà che
si era manifestata, ai loro occhi, per il tramite di quel signore.
Dopo l'incarico ricevuto, a me non xesib che precipitarmi
alla sede centrale ddla società dei telefoni, a Milano, e
passare in sfiduciata rassegna i Rolfa, Rolfi e RolIo che
si susseguivano a schiere compatte nel prontuario telefonico di Torino. Non c i volle molto perché mi convincessi
che non era quello i1 modo più razionale di affrontare i1
problema; e stavo per rinunciare, quando l'occhio mi cadde su un cognome insolito e caratteristico (Rol) ripetuto solo tre volte. Per uno di quei nominativi figuravano due numeri, uno per l'abitazione e l'altro per lo stabilimento. Non
aveva detto, i1 despota, che si trattava di un industriale?
a Spiacente
mi rispose all'altro capo del filo una voce
gentile e sconosciuta u ma non può trattarsi di me. Avrei
pranzato con il direttore di un periodico? Mai conosciute
persone del genere in vita mia, a parte il fatto che da mesi

Enigmi a Torino

111

ricevo inviti a pranzo. Non si tratterà di mio cugino
~ d o l f o ?Io non ho i1 tempo di fare vita mondana; lui sl. 5
Alla telefonata successiva fu il dottor Gustavo Adolfo
~ o inl persona a rispondermi che sì, aveva avuto il piacere
di incontrare il mio direttore In casa di amici comuni, e ne
meva approfittato per eseguire qualche innocente C espe
rimento 3 ; ma quanto a ricevere ora un giornalista, e per di
pih in veste di inquirente, non se la sentiva davvero, tanto
pih che era convalescente di asiatica. Senza contare che in
tempi andati aveva avuto dispiaceri tali, dai due o tre gornalisti con cui era venuto in contatto, da fargli desiderare
di non incontrarne mai pih. Stava gi8 per liattaccare, quando mi venne l'idea. a Stia a sentire, W dissi con tono insinuante 4 lei h un chiaroveggente, b inutile che cerchi di negarlo:
legge le lettere chiuse che si trovano nelle tasche altrui. Se
una persona a lei sconosciuta - io, per esempio - viene a
bussare alla sua porta, il meno che saprh fare sarà di scmrame I'animo, di capire che intenzioni ha, e se ci si può
fidare di lui. Che male c'è, se vengo a bussare alla sua porta? Mi farh entrare, oppure no, a seconda deII'impressione
che io le farò. Non me ne avrò a male, se non riuscirò a superare l'esame. D Rise, e mi dette appuntamento per il terzo
giorno da allora: un venerdl. Avevo vinto la prima manche,
ma le incognite di fondo c'erano ancora.
Mi aperse lui stesso la porta, sorrise e mi condusse ne1
suo studio, comportandosi in modo da farmi sentire completamente a mio agio. Avevo vinto la seconda manche,
Alto, biondo, occhi chiari e vivacissimi, fronte assai spaziosa. Un tipo nordico, pareva, e in un certo senso Io era,
per via di una lontana ascendenza scandinava di cui venni

I

Td
Gente di

frontiera

113

Enigmi a Torino

a sapere pi2r tardi. Non aveva finito di sedermi, e giA mi
sbalordiva contestando il contenuto di un articolo che avevo

scritto per la mia a inchiesta n, e che non era stato ancora
pubblicato: lo avevo li, nella borsa ben chiusa. Per lui,
era come se l'avesse giA letto; mi rimproverò di aver riferito a Napoleone - un personaggio su cui sapeva tutto
certi particolari di cui volle dimostrarmi I"inesattezza, testi
alla mano. Poi mi disse parecchie altre cose della mia vita
privata, quasi ne sapesse pih di me. Parlava di getto e con
sicurezza, in maniera autorevole e precisa.
Vennero in seguito le ore gaie e brillanti dedicate agli
a esperimenti B, come lui li chiamava; e allora si capiva
che non era soltanto in gioco la sua chiaroveggenza, ma
anche qualcosa di piii: una sorta di vo1ontb irresistibile che
sapeva imporsi anche alle carte da gioco, Ie quali invariabilmente si conformavano ai suoi ordini mentali. C%-quaIche
motivo comprensibile per cui un certo mazzo di carte francesi scelto a case fra tanti - e che lui si è ben guardato dai
toccare - si metta a obbedire puntualmente a leggi di ritmo
e di armonia? Uno Ie ha mescolate e rimescolate a sazietà,
sotto lo sguardo divertito di RoI, poi Ie ha disposte a casaccio sul tavolo, a faccia in giù, Va a scoprirle e si accorge
che quelle si trovano in un certo ordine preciso, proprio
come era già successo poc'anzi, e come succeder&ancora la
prossima volta; e cosl per ore, variando solo di volta in
volta la trama ordinatrice del gioco e qualche particolare
secondario. Non C'& causalità meccanica, questo è certo, e
neppure casualiti: questo è il trionfo della volonth sull%nprevedibile, dell'armonia ordjnatrice su1 caso. Piccoli divertimenti non del tutto gratuiti, se portano a conseguenze filosofiche piuttosto grosse, come questa: C'* un finalismo che

-

batte invariabilmente l'entropia, e cib 2 quanto dire:

badate
che i1 Cosmo è retto da lemi
-- armoniose, clie gli scien~iatinon conoscono S. Chi arriva a possedere questo &nere di consapevolezza, è giunto - dice Rol - al IiveIlo della
coscienza sublime, e pub fare molte altre cose piccole e
grandi a1 tempo stesso; farti prendere una carta, ad esempio, dopo averti raccomandato di guardarla con attenzione
e di tenerla bene stretta, per poi cambiartela in mano: l'ha
fatto a Pitigrilli, a Buzzati, a FelIini, a me, a molti altri ...
E se uno, di fronte a piccoli, ma eloquenti prodigi del ge
nere, si aggrappa al puntiglio intellettualistice del u gioco
di prestigio N, vuol dire che sarebbe capace di mantenere
un puntiglio del genere anche di fronte al prodigio ben pia
grande di un seme clie si trasforma in pianta, e della pianta
che genera il fiore, e poi i1 frutto, e poi ancora il seme...
Ai puntigliosi non conviene dar retta.
u

A sera inoltrata ci trovammo seduti in due poltrone contigue poste ad angolo retto, nella N sala verde n dove s'erano svolti tutti quei giochi apparentemente casuali, e invece
diretti da una precisa volontà ordinatrice e finalistica. Come uno scafo momentaneamente affidato al libero gioco delle correnti, 1a conversazione si stava a poco a poco orientando verso una tematica che implicava argomenti di spiritualità e di religione. Mi chiese, a un certo punto: E reIlpioso, lei? i ~ . C Naturalmente. a E mi saprebbe dare una
definizione sua propria dclla divinith? 3 Obiettai che si poteva, tutt'al pia, riferirsi a un qualche aspetto del divino; e in
quest'ordine di idee, non esitai a formulare un certo enunciato che parve colpirlo; ma fu un attimo, e subito Ia conversazione, come la barca deviata da un brusco colpo di

-q-l';

Enigmi a Torino

Genie di jroniiera

remo, riprese su un filo piU concreto. Chi lo sa perch6,
volle che mi alzassi, che andasi a prendere uno qualsiasi

dei molti mazzi di carte francesi rimasti abbandonati sul tavolo, e tornassi da lui. Eseguii, presentendo, naturalmente,
che K stava per succedere qualcosa a. Non volle toccare il
mazzo; mi pregò invece di impacchettartu nel mio fazzoletto da taschino, annodandone bene i capi, e di mettere il
pacchetto appena corzfezionato in un posto qualsiasi, a
mio piacere. Optai per un vaso d'argento situato su uno
scaffale, a notevole distanza da noi.
I1 suo sguardo, sempre mobile e irrequieto, in quel momento mi parve assorto e fisso. Per la prima volta il suo discorso cominciò a farsi per me incomprensibile. * Mi occorre
un po' di grafite i4 10 udii che diceva a e potrei prenderla,
volendo, nelIa cartoleria afl'angolo; ma no, non ce n'b bisogno: C'& una matita nel terzo tiretto della scrivania, r,
Poi si riscosse, riprese I'abituaIe vivacith di sguardo e mi
disse: a E riuscito, deve essere riuscito. E sempre riuscito P.
E( Ma di che si tratta? i> a L'esperimento. Dov'b il mazzo di
carte impacchettato? Lo prenda, sciolga i legacci, guardi
le carte una ad una. n Eseguii. Giunto all'asso di cuori,
trovai, sotto il simbolo del seme, una frase che pareva
tracciata a matita da una scrittura alta e scattante, che in
seguito seppi essere la sua; corrispondeva a quella particolare definizione della divinith che io avevo enunciato
poc'anzi a sua richiesta. C'era scritto: K I1 Signore dalla
lenta parola: Dio 3. Mi chiese: Lei crede che quella frase sia scritta, non è vero? Provi un po' a soffiare a . Bastb un soffio leggerissimo, e la polvere di grafite con cui
la frase era stata tracciata si disperse subito nell'aria; ne
rimase una traccia leggera che rimossi automaticamente

E I5

col pollice, dopo di che strofinai i1 dito sul fazzoletto, per
eliminare la macchia. Al mattino dopo, i1 quadratino di
tela imbrattato di un grigio plumbeo era ancora li, a provarmi che il fatto inverosimile era accaduto realmente.

I1 giorno successivo mi presentai a fui con un fotografo,
secondo gli accordi. Era il giovane dipendente di un'agenzia fotografica abituata a servire i giornalisti; l'opera sua
avrebbe completato il mio a servizio 3 con ilIustrazioni adeguate. TI mio improvvisato collaboratore non sapeva nuIla
dell'enigmatico signore che andavamo a intervistare; immaginarsi dunque come sgranò gli occhi quando il dottor
Rol s i rivolse a lui con queste domande, dopo averci introdotto nel suo studio: a Lei è. sposato da pochi mesi, v e
ro? E la sua mogliettina b bruna, con occhi neri? W . I( 9,
ma come diavolo D « Aspetti. Come mai si sente sem.pre mezzo addormentato? Come ora, ad esempio. Lei soffre di astenia, e lo sa perche? GlieIo dico io. I motivi sono parecchi, ma in primo luogo C'& lkppendicite cronica
di cui soffre: non b vero, forse? a K Si, ma lei come fa a
sapere tutte queste cose? Mi ha fatto spiare? D a Bisogna
che si liberi presto da questa appendice che non va: glielo
dico per il suo bene, mi creda. Poi c'B un'altra cosa. Non
B igienico che due giovani coniugi si abbandonino a certe
effusioni a tarda sera, quando sono stanohi e snervati; Io
sfom pregiudica il riposo, e poi l'organismo ne risente,
C'& il pericolo delI'esaurimento, a Iungo andare. Meglio
occuparsene al mattino, quando si è ben riposati. Ora mi
dica: B vero o no che lei ha vinto 37.000 lire al totocdcio? Perb ha perso molto di ppi9 se tiene conto di tutte le

...

l

l

l I6

Gente di jrontiera

somme che ha giocato in parecchi anni. Mi creda: non B
i1 caso di insistere. B
Stavo1ta lo stupore aveva addirittura bloccato le facoit& di reazione verbale del giovanotto, i1 quale volgeva non
più a Rol, ma a me, i suoi occhi spalancati, pieni di inespresse domande. Tuttavia Ia sua meraviglia - non esente
da qualche timore, al principio - si trasformò in interesse quando seppe, da me, che avevamo a che fare con uno
dei rarissimi soggetti dotati di <t doppia vista D, e in grado di frugare pressochi si piacere nella mente altrui. Allora si prestò molto volentieri a collaborare ad altre esperienze che ci portarono via un paio di osette e di cui ho reso conto in un altro libro, nel quale mi riferivo, in particolare, a1Ia lettura a distanza di libri chiusi. A un certe
momento il giovanotto si era quasi completamente dimenticato che aveva un compito preciso da svoIgere: quello di
far briIlare ogni tanto qualche lampo al magnesio, per cogliere il nostro ospite negli atteggiamenti più caratteristici;
ma rimediò negli ultimi minuti. Poco prima che ci congedassimo da1 nostro ospite, questi sedette un momento alla
scrivania, scarabocchib qualcosa su un foglio e coperse lo
scritto con la mano; subito dopo chiamb accanto a sé il fotografo e lo pregò di dire un numero qualsiasi. u Di quante cifre? B a Come preferisce. n a Allora, facciamo 753. D
a Strano: lo avevo già scritto. n Era vero,

Fu i1 primo ciclo dei. miei incontri con Rol, cui poi ne
seguirono altri. Ci volIero anni perché potessi mettere a
fuoco abbastanza bene aIcuni aspetti rjpclsti della sua personalith, e dovetti utilizzare i suggerimenti di persone che
lo conoscevano da anni, per indurlo a confermare certi

W i g m i a Torino

117

episodi. Chi era ii misterioso signore che si presentava
ogni tanto al reparto Incurabili di certi ospedali, e s'intratteneva indisturbato con gli ammalati più gravi? Tutti lo riverivano, da1 personale sanitario alle suore. Si accostava
ai pazienti che soffrivano di piu, ne prendeva le mani con
delicatezza tra le sue e conversava amabilmente con loro
per una diecina di minuti, poi si eclissava. Seduta stante
- e per la durata di alcune ore - quelli cessavano di avvertire le proprie sofferenze, per virtù delI'anestesia psichica indotta in loro dal visitatore sconosciuto. Superfluo dire
che si trattava di Rof, il quale possiede delle limitate capacità
guaritorie di cui si vale quando e come pub, con il pieno gradimento di alcuni medici che lo conoscono ormai da anni
e lo hanno messo a1Ia prova tante volte. u Li guarirei, se potessi, ma non arrivo a tanto 3 mi rispose, quando gli chiesi
conferma di quelle sue visite periodiche agli ospedali; e
aggiunse: a Tutto quel10 che posso fare b di risparmiar 10ro qualche ora di sofferenza. 2 un impegno morale n.
Una volta si trovò presente a un'operazione chirurgica
subita da una sua parente; era li come semplice osservatore, ma in camice bianco, guanti di gomma e maschera di
garza sul viso, come tutti gli altri. Operava Dogliotti, il
noto chirurgo da poco scomparso, e naturalmente questi
aveva le sue buone ragioni per desiderare la presenza di
RoI a1 suo fianco (né fu l'unica volta). A un certo mornento gli operatori si trovarono di fronte a un serio probIerna:
per effetto dell'anestesia, la lingua della paziente si era retroflessa e stava bIoccando la respirazione; non si riusciva
a tirarla indietro neppure con le pinze. I1 pericolo di morte
per asfissia stava diventando di momento in momento pih
grave. F u allora che l'osservatore a estraneo chiese e ot-

I

I

li

I

I

7
Gmte di frontiera
---

tenne il permesso di inserire la sua mano sotto la nuca ddla paziente: dopo di che, la lingua venne addirittura scaraventata al di fuori, e la respirazione riprese regolamente.
A raccontarmi questo episodio h stata la stessa persona che
fu allora salvata in extremis; poi ne ho avuto conferma da
Rol. Essendo lui cosi schivo dal parlare di se stesso quanto meno per certi argomenti - molte delle cose che lo
riguardano possono essere apprese solo da altri.
Come questo fatto, ad esempio. Durante l'occupazione
tedesca di Torino, vi fu un certo personaggio che si sobbarcb il difficile compito di andare a trattare ogni tanto
con le autorità occupanti, allo scopo di ottenere da loro il
rilascio di quaIche ostaggio italiano sul quale incombeva
la prospettiva della deportazione, o peggio. Questo rnessaggero era Ro1, i1 quale peraltro non andava a chiedere favori gratuiti, che non sarebbero stati certamente concessi;
aveva una sua precisa contropartita da offrire, e tak, anche, da avere molto eEetto. Valendosi del fatto che certi
suoi esperimenti a carattere magico avevano mandato addirittura in visibilio gli dti esponenti della Konamandaniur,
aveva stipuf ato con quelli un patto che fu poi rigorosamente mantenuto da entrambe le parti: per ogni tre ore di esperimenti che lui avesse eseguiti, i tedeschi avrebbero rilasciato une degli ostaggi italiani. E furono in parecchi a
beneficiarne.
Quando ne ho chiesto conferma a lui, B andato a prendere un fascio di documenti: erano attestazioni di enti
comunali o di organizzazioni ddla Resistenza, e trasformavano la leggenda in storia. Parecchie altre cose si potrebbero dire a suo riguardo, venute a galla mentre io davo una rapida scorsa a certi carteggi intercorsi tra lui e al-

Enigmi a Torino

119

ti esponenti di governi o di case regnanti ed ex regnanti
d'Europa; ma i tempi non sono ancora maturi per renderle
di pubblico dominio. Posso dire soltanto questo: a quanto
risulta da una tale documentazione, nessuno di quei personaggi che in tempi relativamente recenti si trovarono in
alto nelle sfere politiche o dinastiche, e che ora sono quasi
tutti scomparsi ddla scena, mostrò mai di prendere alla
leggera i suoi avvertimenti.., Evidentemente conoscevano
bene il dottor Rol e sapevano, tra l'altro, che a volte egli
antivede il futuro, come risulta da numerose testimonianze
e anche dalla mia.(&. in proposito Universo proibito),

Qual B iI retroscena che si nasconde dietro le sue insolite capacith? Come al solito, è intessuto di enigmi. Le versioni sono svariate, e non è facile ridurla a un'unica e p r e
cisa interpretazione. Pitigrilli, che si occupb di RoZ molti
e molti anni prima che ce ne interessassimo noi, parla di
una ri iniziazione D che i1 personaggio in questione avrebbe ricevuto a Parigi da parte di un rnedium polacco; i1 che
farebbe rientrare il tutto nel solito quadro convenzionale
della trasmissione di certi determinati poteri da maestro
a discepolo; ma noi crediamo poco a questo genere di
a eredith esterna n, mentre crediamo assai di pih alle I n e
sauribili capacità che ha madre natura di far scaturire ogni
tanto, dal grembo dell'urnanità, qualche soggetto che si distingua in qualche modo dalla M norma a statistica. In altri
termini, dotati si puO nascere, ma non si diventa: anche
se le circostanze giocano poi non di rado un ruolo importante ne1 portare a galla, o nel far maturare, le attitudini
latenti.
Secondo lo stesso Rol, che ama per sua natura le versioni


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