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Massoneria e Sette segrete Epiphanius.pdf


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passato”, vengono riscritti i giornali e i libri delle epoche anteriori. Va peraltro rilevato che tutte
le cennate concezioni della storia, al di là delle loro anche stridenti diversità, poggiano su un
fondamento comune: la dottrina romantica e spenceriana del progresso e della modernità, e cioè
la dottrina secondo cui l'umanità sarebbe in perpetua e infallibile marcia ascensionale, onde il
presente, il “moderno”, sarebbe sempre necessariamente migliore del passato e il futuro, del pari
ineluttabilmente, migliore del presente.
Ne segue che il passato, l'antico, viene giudicato tanto più favorevolmente quanto più è
simile al moderno e lo prepara, e tanto più negativamente quanto più se ne discosta e gli si
contrappone.
È evidente quanto una simile visione della vicenda umana, che assurdamente bandisce il
concetto di decadenza delle civiltà, sia funzionale a qualsiasi regime che detenga attualmente il
potere, perché esso, in questa prospettiva hegeliana della storia, appare sempre come un legittimo
punto di arrivo, un necessario gradino della scalinata del progresso.
In questo ordine di idee ogni salutare ripensamento, ogni sguardo rivolto al passato per
stabilire confronti, suggerire soluzioni, denunciare errori o addirittura artificiose deviazioni e
sopraffazioni, è irremissibilmente bollato come “anacronistico”. Il motto fatale “indietro non si
torna” nel contesto della dottrina del progresso indefinito e della infallibilità e ineluttabilità della
storia, narcotizza lo spirito critico e fa sì che coloro che sono bensì malcontenti dello stato attuale
delle cose, ma hanno assorbito dalla scuola e dai mass media questa filosofia, anziché volgersi
indietro per individuare il punto in cui eventualmente la strada è stata smarrita, spingano ancor
più oltre le tendenze presenti, interpretandole come altrettante frecce indicatrici del cammino
infallibile del progresso della storia umana divinizzata.
Se quanto si è sin qui detto è esatto, e non pare facile metterlo in dubbio, se ne deve
necessariamente desumere che chi orwellianamente manipola la storia, occultandone o
deformandone eventi e creando miti, non crede affatto che essa sia sacra e infallibile, perché se vi
credesse si guarderebbe bene dall'alterarla e dal violarla arrangiandola. Si deve dunque
concludere - anche questa illazione si impone come inconfutabile - che costoro considerano
l'umanità come divisa in due categorie: la loro, e cioè quella ristretta ed elitaria dei manipolatori e
piloti, e quella sterminata e massificata dei manipolati, vittime del loro gioco illusionistico.
È invero sotto gli occhi di tutti il dato di fatto che lo stato centralizzato figlio della
Rivoluzione Francese, sbandierando a ogni momento una libertà che invece combatte in radice
aggredendola nelle intelligenze, impone propri standardizzati e rimaneggiati programmi scolastici
in ogni disciplina, ma in particolare appunto in storia e in filosofìa, unificate all'insegna della
citata dottrina hegeliana e romantica ma anche spenceriana e comtiana, e quindi positivistica, del