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Ridurre i veleni 1 .pdf


Original filename: Ridurre-i-veleni-1.pdf
Title: Senza titolo
Author: Alessandro Adami

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Come ridurre i veleni nell’aria:
studio bresciano fa scuola in Europa
Il progetto Opera del dipartimento di Ingegneria già
applicato in Emilia
Come ridurre i veleni presenti nellʼaria di diverse regioni del Nord Italia e dellʼEuropa?
Applicando un modello matematico che — tenendo conto delle soluzioni più economiche
— vada a ridurre una o più fonti inquinanti (traffico, industria, riscaldamento domestico e
allevamenti zootecnici) a seconda del territorio. Pochi sanno che la ricetta è «made in
Brescia», messa a punto dal dipartimento di Ingegneria meccanica-industriale. Si tratta del
progetto Opera, premiato dalla direzione generale Ambiente dellʼUnione Europea perché
tra i migliori del programma Life+ (che si prefigge lʼobiettivo di ridurre le emissioni del 20%
entro il 2020).
A semplificarne i suoi contenuti è la professoressa Maria Luisa Volta, coordinatrice
scientifica del gruppo di modellistica di controllo dei siste- mi ambientali (coordinatrice del
gruppo è invece la professoressa Giovanna Finzi). Un progetto da 2,3 milioni di euro,
finanziato per metà da Bruxelles. Capofila dello studio è lʼArpa Emilia Romagna, che sta
già applicando il modello nella sua regione. Progetto che la direzione generale europea
per lʼAmbiente ha messo a disposizione gratuita di tutti gli stati membri (ad oggi è già
utilizzato in Portogallo e in Francia, nella regione dellʼAlsazia). Resta la domanda clou:
come ridurre lʼinquinamento atmosferico, quello che ogni anno nella sola Europa è
responsabile di 420mila decessi? «Il nostro modello matematico studia non solo le
soluzioni più efficaci ma anche quelle più economiche — spiega la professoressa Volta —.
Riusciamo anche a calcolare qual è il beneficio di minore mortalità e morbilità correlato ad
una diminuzione del particolato nellʼaria. Una valutazione economica dei benefici; se la
gente è meno esposta si ammala meno ed il sistema sanitario risparmia somme notevoli». Un aspetto per nulla secondario questo, in un periodo in cui — causa la crisi
economica — le azioni per la riduzione delle emissioni sono state delegate ai singoli Stati
(e in Italia alle regioni) che a volte sembrano anteporre la tutela delle attività produttive alle
ragioni ecologiche.
Il modello studia anche gli inquinanti secondari (come ammoniaca, biossidi dʼazoto,
biossidi di zolfo) che sono pre- cursori delle polveri sottili «ma non cʼè una ricetta valida
per tutte le regioni — aggiunge Volta —. Ad esempio in Emilia ha un forte peso sulla
produzione di particolato il traffico, lʼagricoltura ma anche il riscaldamento domestico ed è
su questa variabile che è risultato più conveniente intervenire». Uno studio che ha
suscitato lʼinteresse anche della regione Lombardia. Applicato alla nostra provincia, ad
esempio, co- sa ci direbbe? «Che è lʼammoniaca ad avere un peso notevole
sullʼinquinamento atmosferico (fino al 70% nelle zone rurali); ammoniaca presente nei
liquami sparsi sui terreni agricoli con la fertirrigazione». Insomma, il forte carico zootecnico
della provincia (1,4 milioni di suini, 400mila bovini, quasi 45 milioni tra polli e tacchini) non
sarebbe responsabile solo del- lʼinquinamento delle falde.
Lo studio — se applicato sulla città — potrebbe riservare delle sorprese: lʼinceneritore ad
esempio, non sarebbe per nulla la prima causa dʼinquina- mento: «ricordiamoci che produce calore ed energia sostituendo le emissioni di 75 mila abitazioni equivalenti a bassa
quota». Andrebbero quindi valutati il peso dellʼindustria pesante e del traffico. Resta
lʼauspicio di vedere applicato al più presto questo modello anche in Lombardia. Per sfatare
il vecchio detto «nemo profeta in patria».
Pietro Gorlani


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