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Catalogo della mostra itinerante MATRIARCAS .pdf



Original filename: Catalogo della mostra itinerante MATRIARCAS.pdf
Author: Silvia Favaretto

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MATRIARCAS
Catalogo della mostra itinerante

Quarantaquattro matrioske
ispanoamericane presentate
in una mostra itinerante
dall’Associazione Culturale
Progetto 7LUNE

MATRIARCAS
Catalogo della mostra itinerante di matrioske ispanoamericane

CC Creative Commons
copyright di ogni singola opera e dei testi
di proprietà di ogni artista
In copertina: opera dell’artista messicana
Guadalupe Araceli Moreno, MATRIARCA,
xilografia
Le foto delle MATRIARCAS sono state
scattate da Lourdes Soto
Prima edizione, Maggio 2016

MATRONAS
di Claudia Carbonari
La matrioska è una bambola tipica della tradizione russa composta da parti di diverse
dimensioni realizzate in legno, ognuna delle quali è inseribile in una di formato più grande.
La bambolina più grande si chiama "madre" da cui appunto matrena, ovvero matrona, e
nel suo diminutivo matrioska, mentre quella più piccola si chiama “seme”.
A idearla verso la fine del XVIII secolo fu Savva Mamontov, facoltoso industriale,
collezionista d'arte e mecenate, che nella propria tenuta di campagna volle riunire attorno
a sé pittori e artigiani dell'arte tradizionale dei contadini russi.
La suggestione arrivò però a Momontov da lontano: la sua collezione di giocattoli era
arricchita da pezzi provenienti da tutto il mondo, tra i quali una figura in legno
rappresentante il vecchio saggio Fukurokuju (personaggio della mitologia giapponese)
proveniente dall’isola di Honsu, che al suo interno conteneva altre quattro figurine. A sua
volta questo artefatto giapponese si relaziona strettamente con l’antica tradizione delle
scatole cinesi.
Se la matrioska nasce perciò con l’intenzione di essere una bambola “etnografica”, vestita
con i costumi tradizionali regionali per rappresentare la cultura e la storia di un popolo, è
indubbio come essa sia in grado di trasmettere delle inquietudini e dei significati condivisi
trasversalmente in culture anche molto diverse. Il suo invito come gioco alla scoperta, il
suo essere una raffigurazione concreta dei diversi livelli psichici della mente, dei legami
familiari e, in senso più ampio, della fertilità e dell’abbondanza femminile, sono valori che
l’essere umano da sempre riconosce e cerca di comprendere, attraverso anche
l’elaborazione di archetipi.
La matrioska è certamente il souvenir russo per eccellenza, simbolo dell'arte popolare di
questo paese, ma è anche diventata al giorno d’oggi un’icona spesso decontestualizzata
dalle sue radici nella tradizione slava, per entrare nel vocabolario della cultura pop
universale. Essa è infatti un oggetto riproducibile, una bambola, sulla cui superficie
tridimensionale l’opera artistica può essere letta da prospettive diverse. E non solo consiste
di una superficie da incidere, dipingere, scolpire, ciò che la contraddistingue è la presenza
di un contenuto.
Da sempre la funzione della bambola è di riprodurre attraverso il gioco e l’immaginazione
una certa visione della realtà, in particolare proiettando su di sé l’immagine della donna e
dell’essenza femminile secondo i modelli sociali correnti. Perciò la lettura delle Matronas
qui presentate non dev’essere solo di tipo estetico in quanto sculture – lo sguardo che
percorre l’oggetto tridimensionale – ma soprattutto conoscitivo, perché si attiva nello
spettatore la curiosità per manipolare la bambola, aprirla, e “scavare” in profondità per
comprenderne il senso.
L’oggetto matrioska proprio per quei significati intrinseci che la qualificano e di cui si è già
accennato, rappresenta il pretesto ideale per l’artista di dare un’interpretazione soggettiva
del proprio essere e dell’universo femminile, sia in un’ottica artistica che concettuale.
È quindi partendo da questi presupposti che l’Associazione Culturale Progetto 7LUNE ha
pensato di sviluppare questa collaborazione con 47 artisti latinoamericani, stimolando
attraverso un’azione quasi ludica il rapporto tra i pittori e le matrioske, che diventano il
riflesso di loro stesse ed espressione del proprio e personalissimo modo di fare arte.
Usare una matrioska russa come strumento per esprimere la propria arte latina non è
quindi così fuorviante come potrebbe sembrare ad un primo sguardo, anzi, gli artisti
riescono perfettamente a comprendere la struttura espressiva della bambola
reinterpretandola e facendola propria, secondo una capacità sincretica che è una tipica
qualità dell’arte sudamericana.
I

Il linguaggio che ognuno ha scelto di usare è strettamente relazionato con un’intima
visione del sé, la linfa creativa alla base della loro opera ha origine dalle radici indie o al
contrario dal melting post culturale che l’America latina ha vissuto, dalle tecniche
artistiche più accademiche o da una pittura più intuitiva e naif.
In ogni caso la matrioska si è trasformata in delicato strumento di indagine interiore e di
presa di coscienza della propria complessità femminile, psicologica, fisica e “genetica”,
libero quindi da sovrastrutture culturali o tecniche.

II

L’arte oggetto e le nostre matrioske
di Carmen Parada
L’arte oggetto integra i mezzi tradizionali, pittura o scultura, con elementi considerati non
ortodossi per la loro struttura. Può essere considerata come un modo di realizzare oggetti
tridimensionali nei quali gli elementi interagiscono fuori dal proprio contesto abituale
dando loro una finalità diversa.
Cerca di attirare l’attenzione, di fare in modo che la gente si svegli dalla propria
quotidianità e percepisca la vita in maniera differente, rifiutando ciò che è stabilito.
Qualsiasi gesto, qualsiasi oggetto per quanto inutile possa sembrare, può essere utilizzato
per creare, se non bellezza, qualcosa di diverso, qualcosa che faccia riflettere sulla
possibilità che ci sia di più rispetto a ciò che ci viene presentato, che ognuno possa essere
l’artefice della propria vita. Fa in modo che il soggetto non sia solo spettatore ma parte
dell’opera, che si allontani dai convenzionalismi e per questo utilizza tutto ciò che la vita e
la natura ci offrono.
L’Arte-Oggetto eleva a dignità d’arte gli oggetti semplici e quotidiani come dimostrazione
che l’arte è, soprattutto, un atteggiamento mentale che risiede nello spettatore e che,
mediante la collocazione di questi oggetti in una sala d’esposizione, è possibile apprezzarne
le qualità estetiche e non solo quelle legate all’utilità. Nel momento in cui un oggetto, che
non sia spazzatura, viene tolto dal suo contesto abituale nel quale realizza una funzione
pratica per poi, a sua volta, inserirlo in una dimensione in cui nulla di utile esiste, tutto può
essere decorativo. Ciò che determina il valore estetico non è più un procedimento tecnico,
ma un atto mentale, un atteggiamento diverso rispetto alla realtà. I suoi inizi risalgono agli
anni Sessanta e il suo primo creatore è stato Marcel Duchamp.
L’invito a rappresentare le donne del proprio paese su di un supporto quale la matrioska si
inserisce perciò in questo tentativo di coinvolgere gli artisti ispanoamericani nella
realizzazione di un oggetto artistico non più esclusivamente legato all’aspetto ludico ma
piuttosto al forte contenuto simbolico che si colloca perfettamente nella finalità
sorprendente e a tratti sconcertante del maestro francese.

III

PROLOGO
di Silvia Favaretto
Non so perché ma le matrioske hanno da sempre richiamato la mia attenzione. Non
ricordo il primo esemplare che ho avuto tra le mani, da bambina, ma ricordo l’irresistibile
necessità di aprirle tutte, di scoprire man mano le varie bambole interne fino ad arrivare
con una certa frenesia alla bambolina più piccola, la INDIVISIBILE. E’ passato molto
tempo, ma questo oggetto continua a darmi la stessa sensazione ogni volta che una di
queste affascinanti opere dell’artigianato russo si trova fra le mie mani. Forse da sempre a
sedurmi è stata la sensazione di riuscire mentalmente ad andare oltre l’apparenza,
disfacendomi man mano dei vari strati che avvolgono il nostro vero io, togliendoci quelle
maschere che indossiamo per essere meglio accettati nella società, dai nostri familiari, dai
nostri colleghi. Aprire la bambola più grande e trovarne dentro delle altre sarebbe come
spogliarsi pian pianino di ogni strato aggiunto e arrivare al nocciolo del nostro essere,
trovare la nostra essenza, la più pura, la più intima, la più nascosta, la più integra.
Non so perché ma le matrioske hanno da sempre richiamato la mia attenzione... Mi ricordo
quando per la prima volta mi sono sentita una di loro: all’ottavo mese di gravidanza
quando già avevo messo su circa 18 chili e non riuscivo più ad allacciarmi le scarpe e
tantomeno passare dalla porta della doccia. La creaturina che amavo con tutto il cuore si
muoveva instancabilmente nella mia pancia, giorno e notte ed io avevo la sensazione
costante di essere abitata, mi sentivo involucro, mi sentivo custode, mi sentivo scrigno. Le
matrioske sono, in effetti, una rappresentazione della straordinaria capacità della donna di
generare, portare a spasso per nove mesi e dare alla luce un nuovo essere umano, completo
anche se piccolissimo, così come quella bambolina minuta, l’ultima, quella che non si può
aprire ulteriormente, nascosta e messa al riparo tra gli organi della bambola più grande.
Di sicuro mano a mano che crescevo ho cominciato a percepirle come una metafora
dell’unione familiare: la mia bisnonna che aveva generato mia nonna, le mie adorate nonne
che avevano generato mio padre e mia madre, la mia mamma che aveva generato me ed io
che ho generato il mio stesso cuore, il piccolo Manuel. La struttura della matrioska lo dice
chiaramente: ogni donna è contenuta dalla vita di altre donne.
Il legame con il passato, l’eredità della vita delle nostre madri (perché quello sono le
nonne, altre madri nostre), un figlio che ci lega alle nostre radici, una certezza che ci da
fermezza e forza. Percepisco molto chiaramente il mio contenitore latente: le mie nonne si
prendono cura di me, mia madre mi protegge, io faccio scudo a mio figlio, tutte siamo
un’unica dimora, abitata dal sangue di questo matriarcato che è stato così fondamentale
nella mia educazione.
Non so perché ma le matrioske hanno da sempre richiamato la mia attenzione... Riconosco
che la loro solidità, la loro forma poco attraente, cicciottella, me le hanno sempre fatte
risultare simpatiche... il loro sorriso nonostante tutto, nonostante dicano loro che sono
grasse, o che coprano loro la testa, che le releghino alla tradizione e la campagna, che le
emarginino come oggetti obsoleti, che le discriminino perché sono russe... Sarà perché
sento un profondo e dolce legame, in questo momento della mia vita, con delle donne
meravigliose delle quali mi sento sorella e che provengono da altri paesi, ma che
percepisco come se io stessa le contenessi e loro contenessero me.
Amo le matrioske: loro sono metafora di tutto ciò che di femminile amo al mondo. Come
Presidente dell’Associazione Culturale Progetto 7LUNE ho desiderato che la gente le
IV

conoscesse e vedesse nella loro simbologia la forza di tutte le donne del mondo, le mie
sorelle che – straniere, in sovrappeso, maltrattate – non smettono di lottare, giorno dopo
giorno, senza dimenticarsi, una dentro all’altra.
Ricordo esattamente il giorno in cui il piccolo seme di quest’idea partita da me ha trovato
la consueta accoglienza tra le braccia della mia Vicepresidente e amica Sarah Grimaldi. Era
il 4 ottobre 2015, eravamo in un vaporetto che navigava verso Murano, portavamo con noi
le 127 opere di Arte Postale che andavamo ad esporre all’interno della rassegna Arts
Connection. Il giorno stesso ne parlammo con Carmen Parada, nostra responsabile del
settore Arte all’interno dell’associazione, eccellente artista e grande amica. L’entusiasmo di
Carmen era l’ultimo passo per abbracciare questa avventura che, quasi sei mesi dopo si
concretizza in una Mostra Itinerante suggellata da questo catalogo digitale: 45 matrioske
ispanoamericane dipinte a mano da artisti provenienti da 8 diversi paesi dell’America
Latina, per un totale di 315 bambole da esporre.
Trecentoquindici intense, originali, eterogenee e sorprendenti statuine dipinte che
rappresentano la meravigliosa varietà delle donne ispanoamericane e di tutte le donne del
mondo in loro racchiuse. Trecentosette pezzi di legno intagliato che provengono dalla
Russia e contribuiscono, con il loro acquisto a 18 euro da parte degli artisti, a raccogliere
denaro per i bambini orfani russi curati dalla Fondazione Maria Sophia con la quale
abbiamo stretto un contratto verbale di esclusiva per l’approvvigionamento delle matrioske
ancora da dipingere, inviate dalla Responsabile Polina Verstappen in più di dieci paesi al
mondo. Trecentoquindici sorrisi apparsi sul mio volto ad ogni pacco consegnato nella
nostra sede di Venezia da parte delle poste italiane o dei corrieri: aprire i pacchi e scoprire
queste meraviglie è stato emozionante e commovente. Commovente perché in questi
piccoli (appena 13 centimetri e mezzo la più grande) contenitori di legno ho ritrovato i
legami familiari, generazionali, l’appartenenza o il rifiuto delle tradizioni nazionali, il
riconoscimento di un’etnia, la valorizzazione di un passato e di una eredità storica e
geografica da parte di ognuno dei partecipanti. Non si è trattato di semplici opere d’arte
spedite ad una galleria. Questo progetto ha profondamente a che vedere con una
definizione del sé, con una riconsiderazione delle nostre origini, a volte addirittura con una
ricollocazione del nostro essere all’interno di coordinate della femminilità non sempre
riconosciute, non sempre accoglienti, non sempre manifeste.
Trecentoquindici sono le rappresentazioni femminili che ci parlano da questo catalogo di
un messaggio di sorellanza e solidarietà tra donne: le bambole più grandi custodiscono e
proteggono le più piccole, gli involucri più solidi tengono al riparo quelli più fragili, chi
riesce a stare all’esterno fa da scudo a chi ancora non se la sente. Queste matrioske
MATRIARCAS sono così simboliche che rendono evidente la necessità di appoggiarci,
prendersi cura fra donne anche di chi non è in grado di difendersi da sola, fortificarci
finché anche le più deboli diventino scudo, scrigno e contenitore di altre vite. E non è,
come potrebbe sembrare, un discorso esclusivamente al femminile: abbiamo bisogno dei
nostri uomini, abbiamo bisogno che anche loro ci appoggino e credano in noi così come noi
li appoggiamo e crediamo in loro. É per questo che è così importante che anche due artisti
di sesso maschile abbiano aderito al nostro bando assieme a 43 artiste di sesso femminile.
Vorrei però soffermarmi, in questo prologo, su degli aspetti intrinseci a questi oggetti
d’arte, prima di intervenire, nella postfazione, su una possibile tassonomia e
interpretazione dei risultati ottenuti con le MATRIARCAS ricevute.
Una matrioska ha principalmente due funzioni: essere un giocattolo ed essere un
contenitore. Comincerò dal secondo punto: la matrioska è, per la sua struttura, una
scatola. Nella quasi totalità dei casi è una scatola di legno che si chiude avvicinando le due
parti, con un semplice contatto che sigilla la chiusura senza bloccarla in modo definitivo.
Non ci sono cioè né chiavi né lucchetti, con una semplice pressione delle mani si può
V


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