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Brion pdf .pdf



Original filename: Brion pdf.pdf
Title: Microsoft Word - Documento1
Author: Francesco

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Note dai Master
Nessuna nota presente
Note

...come appare...
I lineamenti sono quelli tipici di un uomo che si aggira sulla trentina
abbondante d'anni e sono dolcemente pronunciati, definendo un volto nel
complesso bello ed armonioso. I capelli sono castani, tendenti ad una varietà
di colore piuttosto chiaro, li porta corti ai lati e un poco più lunghi sopra ove
rimangono sempre molto ordinati componendo un taglio bello quanto classico.
Sotto il collo cerca di tenere la barba il più possibile rada, invece la lascia
crescere un poco più lunga sulle altre parti del visto, cioè su tutta la superficie
delle guance, il mento e sopra le labbra carnose, le quali nascondono un
sorriso perfetto e smagliante. I suoi occhi azzurri come cristalli adornano
il volto, queste sue iridi chiare però lasciano intravedere una lieve nota di
malinconia come se fossero limpidi specchi in cui si riflette un triste ricordo.
Ha sempre condotto una vita sana all'insegna del lavoro manuale, si è
difficilmente servito di grandi strumenti per facilitarsi il lavoro, preferendo
sfruttare la propria forza fisica. Questo comporta che lui abbia da sempre
un fisico ben allenato e che sia molto resistente nelle prove fisiche.
Con allenamenti concentrati non ci sarebbe differenza tra lui ed un soldato.
E' piuttosto alto e slanciato, la sua statura si aggira intorno al metro e ottanta.
...il suo vero Io...
Brion è il tipico uomo che proviene dalla campagna, non è abituato a stare

nelle grandi città dove il trambusto cittadino riecheggia da ogni angolo.
I grandi agglomerati urbani sono troppo movimentati per lui, le botteghe
e le mille case ammassate non fanno di certo parte del suo ambiente,
preferirebbe di gran lunga città poco frequentate o non troppo "moderne",
per esempio starebbe più volentieri a Edoras piuttosto che a Minas Tirith.
E' generoso, preferisce far star bene gli altri piuttosto che se stesso e questo
è sintomo di un grande altruismo, nelle decisoni che deve prendere analizza
sempre tutto ciò che potrebbe conseguirne anche se a volte, quando viene
colto più nel profondo, si dimostra più impulsivo anche se ugualmente risoluto.
Cerca sempre di evitare di arrabbiarsi, preferendo notevolmente le parole ai
gesti, a cui giunge molto difficilmente anche se provocato. E' cortese, educato
e intelligente anche se, avendo vissuto in un villaggio sperduto tra le colline,
non è mai riuscito a studiare come si deve le materie più esclusive.
Il suo animo si apre volentieri a tutte le genti, serba solo rancore per gli
Haradrim e coloro che provengono dall'Est più in generale, questo per quello
che gli accadde in passato più che per semplice discriminazione razziale.
Trova divertimento con facilità, anche un qualsiasi oggetto può trasformarsi
in un ingegnoso giocattolo che lo potrebbe impegnare a lungo, non ama
invece passatempi più frivoli come la pipa e le bevande di spirito, anche
se non disdegna affatto una coppa di vino in compagnia di tanto in tanto.
Per il resto è un uomo tra i più solari che si possano incontrare, scherza
volentieri e cerca di passare più tempo possibile in compagnia degli amici.
Non lo si vedrà mai frequentare luoghi simili a bordelli o case di piacere,
e nemmeno lo si potrà mai cogliere mentre tenta di sedurre una donna,
anzi lui crede che non sarà mai più capace di provare quel sentimento che
provava e che prova tutt'ora per la sua moglie, che tanto gli manca.
Ha imparato da solo a cacciare per procurarsi qualcosa da mettere sotto i
dentidurante il suo primo lungo viaggio, è inoltre stato istruito alla pesca sin
da quando era piccolino, in più anche se non è un gran artigiano è in grado di
fabbricare statuine di legno con una discreta abilità che ha ereditato dal padre.
E' estremamente portato all'attività bellica, di qualunque tipo, ma non ha mai
approfondito questo lato di se ma sopratutto non ha mai avuto l'occasione di
impugnare un arma ed adoperarla, è vero ha ucciso due uomini ma l'ha fatto
con arnesi che venivano utilizzati per coltivare i campi. In combattimento
però si mostra audace e coraggioso, anche se a volte è un po' avventato.
Per quanto riguarda la religione la situazione diventa un po' contorta:
da bambino e da adolescente non ha mai creduto nell'esistenza degli
Dei, bensì pensava che fossero gli Uomini a scrivere il loro destino, poi
imparò dalla donna che divenne sua moglie imparò ad adorare i Valar
e a pregarli nonostante continuasse a rimanere sempre un po' scettico.
...un profondo dolore...
Il ricordo della moglie è la cosa che più lo caratterizza, Brion non passerà
mai un attimo della sua vita senza che il pensiero ricada su di lei, porta
sempre al collo un ciondolo di legno che le aveva regalato dopo averlo
composto lui stesso agli albori della loro storia. A volte questi ricordi gli

provocheranno momenti di tristezza, di sconforto e di rabbia, potrebbe
trattarsi di attimi oppure di giorni interi e spesso cerca di consolarsi
parlando con qualcuno di fidato oppure cercando di distrarsi o ancora,
traendo conforto da quel ciondolo, unico ricordo che gli è rimasto di lei.
Unica cosa, bisogna stare estremamente attenti quando si intraprendo
discorsi in quest'ambito con lui, una sola parola spinta, irrisoria o volgare
rischierebbe di scatenare in lui un'ira che ben pochi uomini sono in grado
di manifestare. Sempre per via di ciò che accadde tempo addietro sarà
difficile vedere Brion girare per le strade atteggiandosi o mostrandosi
liberamente, solitamente indossa una cappa di colore scuro che lo copre
da capo a piedi, questo è per lui simbolo della malinconia che lo affligge.
Amicizie
Affetti
Lùthien

"...Un uomo può vivere con mille paure,
può vivere nonostante i troppi difetti...
...un uomo può vivere cieco,
può vivere sordo,
può vivere muto,
può vivere monco...
...ma quando un uomo
viene privato dell'anima
le cose si fanno più difficili..."

Animali
Storia
Una storia triste...
...una storia da raccontare.
"...Brion era un giovane ardito, ciò a cui puntava altro non era che una
propria gloria personale, quella sensazione di essere invulnerabile
ad ogni minaccia, ed effettivamente lo era: nel suo paesino natale
di giovani ragazzi come lui ve ne erano molti ma tutti questi provavano
un certo timore verso di lui, nessuno di questi gli arrecava offesa
o almeno, dopo averlo fatto una volta, non avevano più osato ripeterlo.
Un ragazzo con la tempra del guerriero nonostante non avesse nemmeno
una lontana idea di come si maneggiasse una spada oppure un bullo?
Chiamatelo come volete, fatto sta che il ragazzo cresceva attirando su di se
l'interesse delle persone del villaggio e guadagnandosi da loro il rispetto
che si deve ad un principe, ma di nobile in lui e in quel villaggio c'era ben poco!
Si trattava per lo più di pescatori e vecchi artigiani, le donne venivano escluse da
ogni lavoro se non quello di coltivare qualche ortaggio per la propria famiglia,
di cui avevano il dovere di occuparsi a tempo pieno, e badare ai figli.
Le giornate erano piuttosto monotone, la piccola società che si era instaurata
nel villaggio aveva il solo scopo di mantenere il benessere interno dedicandosi
solo poche volte a commerci con l'esterno, Brion di suo seguiva il padre
tutte le mattine ed ogni volta erano di ritorno con qualche pesce,
a volte piccoli e a volte più grandi, il pomeriggio invece lo osservava
mentre intagliava piccole statuette di legno che si usavano come giocattoli,
quello era un'arte che non aveva ancora imparato ma che non aveva mai amato.
Un giorno, quando gli inverni che gli pesavano sulle spalle erano quasi venti,
dalla riva del fiume passò un carro, era strano non ne aveva mai visto uno simile,
tanto strano che l'immagine gli rimase impressa nella memoria
come un carattere su un libro: i cavalli che lo trainavano erano neri e possenti,
i loro occhi erano iniettati di sangue come se fossero di ritorno da una battaglia,
il carro puzzava ed era una sorta di cella mobile, protetta da sbarre di ferro,
il legno di cui era ricoperto il fondo del mezzo era marcio e macchiato di sangue,
dietro a quelle sbarre vi erano uomini e donne, alcuni vecchi ed altri giovani.
C'era anche una bambina che si stringeva al petto del padre, moribondo.
A condurre quel carro di morte era un trafficante di schiavi, sembrava dell'Est,
si trattava di un Haradrim probabilmente ma era difficile a dirsi perchè quel
villaggio era tanto sperduto tra le colline, che li non si erano mai visti altro
che Gondoriani, che per un qualche motivo avevano sperduto la loro meta.
Tutti rimasero con lo sguardo fisso su quel carro, nessuno era abbastanza ricco
da permettersi uno schiavo, ne tanto meno aveva intenzione di comprarne uno!
Anzi, se quel villaggio fosse stato ricco di guerrieri quel mercante non
l'avrebbe di sicuro fatta franca, sta di fatto che tutti rimasero li guardare
mentre il carro proseguiva per la sua strada. Già, tutti tranne uno:
Brion si sentì abbastanza coraggioso da parlare «Chi siete?!» provò a chiedere
accorgendosi che di quel coraggio era rimasto solo che un lieve pallore,
il mercante non lo ascoltò o meglio non lo sentì, quindi Brion ripetè «Chi siete?!»
questa volta l'uomo che guidava il carro lo sentì e non parve affatto contento

«Sudicio verme! Come osi rivolgermi la parola?!» scese dal carro con un balzo
e si mostrò meglio a lui e agli altri abitanti, che nel frattempo si erano radunati
li intorno: non era particolarmente atletico o muscoloso, era un uomo di media
statura piuttosto grasso, il volto era sfregiato più o meno dappertutto ma ciò
che colpiva di più era quel ghigno malefico che aveva stampato in faccia.
L'Haradrim non aveva visto chi era stato a parlare perchè aveva condotto
il mezzo qualche metro in la e ormai gli abitanti erano spariti dalla sua vista,
perciò pretese di saperlo interrogandoli «Chi si è permesso di parlare?
Chi vuole sapere chi sono?!» il suo tono era sprezzante e la frusta che impugnava
nella mano non lasciava presagire nulla di buono, anzi la fece schioccare
nel vento per una volta. Quelli intorno a Brion lo fulminarono con lo sguardo,
maledicendolo per la sua sfrontatezza e anche lui cominciava a pentirsi del
proprio gesto. Le mamme presero in braccio i figli, stringendoli al seno,
mentre un uomo proprio di fianco a lui provò a fare un passo avanti
per frapporsi tra la sua famiglia e il trafficante, stava per farlo anche Brion
quando udì un altro schiocco e poi un grido. Ronan, così si chiamava l'uomo
che tentò di opporsi alle intimidazioni del mercante di schiavi, giaceva a terra
e sul petto aveva un segno rosso e perdeva del sangue, con le mani cercava
di massaggiarsi in preda al dolore ma poi dovette subire un altra frustata
che gli colpì le mani, perciò rimase a terra trattenendo le lacrime per il dolore.
Non riuscì a trattenerle Aigel, la moglie di Ronan, e una donna di fianco a lei fu
costretta a metterle le mani davanti alla bocca per non farla urlare.
«Questo sciocco verrà con me! Così imparerà a parlare! Sarà fortunato se
troverà qualcuno disposto a comprarlo prima di arrivare al Cancello Nero!»
l'Haradrim si recò verso Ronan a passo svelto e, dopo avergli fatto perdere i sensi
con un calcio sulla tempia, lo afferrò per i capelli trascinandolo verso la cella,
a questo punto Aigel morse le mani che la trattenevano e gridando corse verso
il marito. Il trafficante la guardò sorridente «Uhm...come vorrei che le tue cosce
corrano anche verso di me! E sono sicuro che lo faranno ben presto! » le tirò un
forte schiaffo con il dorso della mano e poi, sempre prendendola per i capelli la
buttò con ben poca grazia dentro la cella insieme a Ronan. «C'è qualcun'altro?!
C'è qualcun'altro?!» chiese a gran voce quella canaglia, nessuno questa volta
rispose, tutti avevano troppa paura per farlo, invece Brion era in preda all'ira più
funesta anche se, come gli altri, non riusciva ancora a far nulla.
Il mercante esibì una risata maligna tanto quanto quella di un orco e si voltò
per richiudere la cella, i prigionieri dall'interno lo guardavano come se volessero
implorare pietà «E voi cosa diamine avete da guardare!!?» allungò le sue mani
sporche verso uno di quegli schiavi, con le dita gli stringeva le guance avidamente
e poi gli levò di dosso una scura e logora cappa che gli copriva il volto:
era una donna, sembrava giovane, doveva avere appena qualche anno in meno di
Brion, aveva i capelli lunghi e neri, gli occhi erano di un verde splendente e la sua
bellezza riluceva nonostante tutto e, per quanto ne sapeva lui, poteva anche
essere un'Elfa! Il malvivente poi la spinse facendola cadere all'indietro.
Lo sguardo di Brion era attratto da quella giovane schiava che dopo la caduta
era volta verso di lui con il muso sul legno della cella e, alla vista del suo dolce
viso adornato da quelle iridi gonfie di lacrime, Brion, non seppe più trattenersi.
Strinse i pugni, che ora tremavano per la rabbia «lasciala stare!!» gridò facendo
riecheggiare le sue parole per svariate leghe. Il trafficante si voltò furibondo
tornando verso gli abitanti, più precisamente verso di lui perchè questa volta
l'aveva visto e aveva anche riconosciuto la stessa voce di prima «Allora eri tu!!»
disse soltanto questo ringhiandogli contro e fece vibrare la frusta ancora una

volta che saettò verso il giovane viso di Brion, ma quella frustata non giunse mai
a bersaglio, venne bloccata dalla propria mano, che dopo essersi aperta ora
stringeva la parte terminante della frusta richiudendosi a pugno, il palmo
sanguinava vistosamente e la mano tremava ancor più di prima per il dolore
appena accusato. L'Haradrim tirò indietro la frusta, lui però non lasciò la presa
e quindi il mercante si vide costretto ad avanzare verso di lui furibondo!
Aveva sicuramente l'intenzione di colpirlo o magari di ferirlo, se non ucciderlo
con uno di quei pugnali che portava al cinturone, o almeno questo è quello
che passo per la mente di Brion che quasi inconsciamente strappo di mano
un rastrello ad un abitante di fianco a lui e con questo colpì la testa del trafficante
di schiavi che cadde a terra morto in un lago di sangue e polvere.
Tutto sembrava andare male, invece, grazie a lui la speranza e la gioia erano
tornate, tutti quindi corsero verso il carro per liberare Ronan, Aigel e gli schiavi.
Nel frattempo la ragazza dai capelli corvini aveva visto tutto quanto e lo guardò
meravigliata, quando lui si voltò i due sguardi si incrociarono ed entrambi
brillarono ardentemente, lei riuscì persino a sorridere dopo chissà quanto tempo.
Nei giorni a venire, alcuni schiavi mangiarono qualcosa e poi tornarono verso le
loro case da cui erano stati strappati, altri invece si inserirono nella vita del
villaggio, andando a farvene parte a tutti gli effetti. Tra questi, vi era anche la
ragazza dai capelli corvini e così Brion e Lùthien, così lei si chiamava, ebbero
modo di approfondire quello sguardo e già dopo poco tempo scoprirono che la
passione bruciava nei loro cuori, così gli sguardi e i sorrisi divennero baci e i baci
sfociarono in un forte amore, degno dei più bei racconti delle Ere passate.
Brion rimase subito colpito dal suo nome, che appunto rievocava la leggenda di
Beren e di Lùthien che lui conosceva molto bene, infatti l’unico modo per far
divertire i bambini del villaggio era quello di raccontare loro le epiche storie dei
Tempi Remoti, e questa era forse una delle sue preferite.
Dunque, i giorni divennero mesi e i mesi anni e in tutto questo lungo tempo
Brion mutò il suo essere imparando da lei le vere virtù di una vita votata
all’amore e alla preghiera verso i Valar, anche se su quest’ultimo concetto lui
rimase sempre un po' scettico preferendo credere che siano gli Uomini stessi
a crearsi il proprio destino, eppure lei sapeva sempre come far ascoltare
i propri consigli, che lei diceva provenire direttamente dagli Dei.
Gli anni passarono ancora e Brion non era più un ragazzo ma ormai un uomo,
e dopo tutto questo tempo nacque in lui il desiderio di un erede che Lùthien
sarebbe stata certamente felice di accogliere nel suo grembo. Accadde però che
una sera comparvero delle fiaccole all’orizzonte, tutti gli abitanti si ritrovarono
cominciando a scambiarsi pareri sulla cosa: dovevano essere almeno una ventina
di persone, si pensò inizialmente ad una sezione dell’Esercito che passava di lì
per qualche affare oppure una carovana di mercanti ma invero si trattava d'altro.
Le urla belluine, i canti di battaglia e il trambusto suggerivano che si trattasse di
un gruppo di barbari, di briganti o di chissà cos'altro! E così effettivamente era.
Alcuni cominciarono a gridare, altri corsero dai figli, altri fuggirono mentre un
pugno di impugnò gli attrezzi per l’agricoltura come armi, benché tutti
sapessero che non sarebbero mai riusciti a sopravvivere a uno scontro diretto
per via dell’inferiorità, della loro esperienza e per la mancanza di armi vere.
Brion andò immediatamente da Lùthien, la baciò e le promise che si sarebbero
rincontrati presto, ma che ora doveva scappare insieme a tutti gli altri,

lei pianse mentre lui cercò di trattenere il pianto per infonderle una maggiore
sicurezza nonostante dentro di lui, sentiva l’animo stridere per il dolore.
Leì fuggì oltre il fiume, insieme alle altre donne, ai bambini e agli anziani.
Pochi minuti dopo nel villaggio si consumò un breve scontro tra una piccola
avanguardia dei barbari e gli uomini del villaggio, Brion ne stese uno con una
grossa pala e lo finì con uno dei coltelli che usava per sfilettare il pesce, anche gli
altri non se la cavarono male tanto che l’avanguardia venne sopraffatta anche se
ormai erano rimasti appena in sei in grado di opporre resistenza, dovettero quindi
scappare anche loro, però seguirono un sentiero opposto a quello intrapreso
dagli altri per evitare che i barbari giungessero anche sulle loro tracce.
Gli ultimi ricordi che ha di quella notte sono quelli dei barbari che in fretta e furia
riuscirono a raggiungerli quando erano ancora ai dolci pendii della collina, vide un
suo amico morire trafitto da una freccia, gli altri accelerare e dileguarsi.
Lui invece si voltò e ciò che vide fu solamente un grosso bastone che gli arrivò
dritto in faccia rompendogli il naso e facendolo cadere a terra, svenuto.
Quando riprese i sensi albeggiava, le prime luci del mattino illuminavano l’area
e la prima cosa che vide fu un corpo disteso accanto a lui, si alzò di scatto
ricordando cos’era successo durante la notte e domandandosi perché lui,
al contrario di tutti gli altri che giacevano morti con le carni pregne del loro stesso
sangue, era sopravvissuto. Forse l’avevano risparmiato volontariamente,
forse vedendolo a terra l’avevano creduto morto o forse i Valar l’avevano protetto
con la loro benedizione. «Lùthien!» sussultò lasciandosi alle spalle la strage
sulla collina e cominciando a correre a perdifiato verso il villaggio, lì si fermò
un attimo per contemplare quell’ammasso di macerie che ne era rimasto,
camminò sconcertato sino a quella che una volta era la sua casa, era distrutta:
c’erano frammenti delle pareti qua e la, segni di un incendio ovunque e
qualunque oggetto avesse avuto un valore, seppur infimo, era sparito!
Ma non c’era tempo da perdere doveva guadare il fiume e cercare gli altri
abitanti con la speranza nel cuore di rivedere la sua amata, che come mai
prima d’ora sentiva distante. Traversò il fiume a nuoto senza curarsi di
raggiungere un punto dove l’acqua sarebbe stata meno profonda, nel giro di
pochi minuti era sull’altra sponda e riprese a correre tanto veloce che il vento
che gli sferzava addosso cominciava ad asciugare le fradice e ormai logore vesti.
Non passò che una mezz’ora probabilmente, Brion raggiunse un piccolo bosco
e vi si addentrò convinto che lì poteva essere un buon posto per nascondersi
di cui sicuramente gli abitanti avrebbero approfittato. Forse non fu solo lui a
pensarlo infatti altri si spinsero al’interno del bosco alla ricerca degli abitanti
prima di lui, qualcuno che a differenza sua non aveva buone intenzioni: i barbari.
Trovò per prima una vecchia signora, era seduta ai piedi di un albero, poteva
sembrare che stesse dormendo ma in realtà la vita nel corpo era spirata già da
qualche ora, proseguì più allarmato che mai, la mente era infestata da pensieri di
morte e sventura, gli occhi cominciavano a prudere come se non dormisse da
troppo tempo, le gambe seguivano un ritmo del tutto loro che mai Brion si
sarebbe aspettato di reggere, infine vide un varco tra gli alberi, la luce filtrava
dalle fronde. Si avvicinò a quella radura rallentando il passo, non appena vide ciò
che celava si sentì il mondo crollare addosso: c’erano cadaveri ovunque, madri e
figli abbracciati nel loro sangue, persone trafitte alle spalle, altre ancora erano
state colte di sorpresa dalle frecce ed altre donne, le più giovani e le più belle
erano a terra, il loro corpo nudo era coperto solo da macchie di sangue, alcune
avevano delle incisioni nella carne scolpite brutalmente da coloro che dovevano

essersi approfittate di loro. Brion non procedette più di corsa, mosse il capo
prima a destra e poi a sinistra osservando terrorizzato quello scenario che aveva
davanti agli occhi, poi le iridi ricaddero sul corpo di una di quelle donne nude,
aveva i capelli neri, le forme del seno prosperoso ci somigliavano, sembrava lei.
Camminò ciondolando per la radura, il passo era insicuro e più di una volta rischiò
di cadere a terra, sentiva un grosso peso sul cuore che voleva trascinarlo a terra,
intanto la mente suggeriva che fosse solo una sua illusione oppure che non aveva
ancora ripreso i sensi del tutto, un incubo, qualunque altra cosa meno che la
realtà, non voleva credere a quello che stava vedendo. Ad ogni passo che faceva
verso quel corpo sentiva gli occhi gonfiarsi di lacrime e le forze venire meno,
infine lo raggiunse e cadde in ginocchio in un forte tonfo, guardò il cadavere e
sentì che la mente non cercava più di negare, il volto era il suo, le labbra erano
le sue e in più al collo aveva ancora legato il suo pendaglio, un dono che lui
stesso le aveva fatto tanti anni fa. Allungò le mani nel tentativo di poggiarle sul
suo corpo, non vi riuscì, anzi le alzo verso il cielo maledicendo qualunque Dio per
averle fatto questo, maledicendo il fatto di non essere stato lì con lei,
maledicendosi per non essere morto lui al suo posto e maledicendo tutto quanto!
Si coprì gli occhi per non guardare più, scosse il capo una moltitudine di volte e
iniziò a piangere e singhiozzare, poi trovò la forza di toccare il cadavere di
Lùthien e non appena la sfiorò dal proprio corpo uscì un poderoso urlo che si
estese per miglia e miglia, gli uccelli fuggirono dalle fronde e se ci fosse stato
qualcuno li con lui probabilmente sarebbe morto incrociando il suo sguardo
iracondo. Rimase per molto tempo lì di fianco alla sua amata, le carezzò i capelli
ancora un volta e le diceva qualcosa che lei non saprà mai, le dichiarava il suo
amore, le diceva che sarebbero stati insieme ancora e per sempre ma queste
parole erano inutile e gettate al vento, infine la prese delicatamente in braccio e
la portò via da quella radura, tornando a capo chino verso il villaggio, non sembrò
un uomo a chi lo vide sulla via del ritorno, sembrava un fantasma, un corpo vuoto
che portava in braccia la sua anima, e chi dopo di lui passò per quella radura non
poté mai dire se vi erano più lacrime o sangue.
Quello stesso pomeriggio, non appena ritornò a calpestare la terra del villaggio,
cominciò a rovistare tra le macerie estraendone alcune travi di legno, in più prese
della legna da ardere che conservavano in un magazzino anch’esso distrutto.
Con queste cose eresse una pira funebre, che non fu certo un opera egregia ma
considerata la sua condizione era fatta abbastanza bene, ogni pezzo di legna era
bagnato dalle sue lacrime che continuavano a sgorgare da quando l'aveva trovata.
Per ultimi, raccolse dei bendaggi che aveva casualmente trovato nelle macerie di
una casa, erano sporchi e sgualciti in alcuni tratti ma di meglio non riuscì a
trovare, quindi con questi avvolse il di lei corpo, la sue pelle era ancora rosea e
delicata al tatto. La coprì fino alle spalle e prima di continuare nel bendaggio le
disse ti amo un’ultima volta e la baciò, le sue labbra erano ancora soffici ma quel
bacio per lei era vuoto, privo di passione, altro non era che un triste addio.
Le slegò il pendaglio dal collo e se lo mise lui, poi le coprì anche il viso.
Brion attese la sera e sistemo Lùthien sulla pira, poi accese con calma una torcia
e si avvicinò, trasse un respiro profondo e cominciò ad appiccare il fuoco in ogni
sezione della pira assicurandosi che prendesse fuoco omogeneamente.
La vide così quell’ultima volta, tra le fiamme, per ricordarla come il suo popolo
avrebbe fatto. Quella notte lei se ne andò ricongiungendosi agli Dei che tanto
amava, e con lei se andò anche una parte del cuore di Brion che ora che la sua

unica ragione di vita era svanita si domandava quale sarebbe stato il suo destino,
così vagò solo per giorni interi e quella marcia solitaria lo stava inconsciamente
conducendo lentamente verso Minas Tirith, lontano da quel villaggio, lontano
da quella tristezza con il solo ricordo nel cuore e nell’animo..."

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