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Brescia rivista .pdf



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STORIA

Il castello,
il duomo,
e il
Capitolium

UNES C O
A Brescia
la Valcamonica
con le sue antiche
incisioni rupestri.

LEONESSA
D’ITALIA

STORIA
“Lieta del fato
Brescia raccoltemi,
Brescia la forte,
Brescia la ferrea,
Brescia leonessa
d’Italia,
beverata nel sangue
del nemico.”
Giosuè Carducci

LA LEONESSA
D’ITALIA
Brescia (Brèsa, Bressa o Brèh in dialetto bresciano) è un comune italiano di 196 083 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia in
Lombardia. È il secondo comune della regione
per popolazione dopo Milano ed ha un agglomerato metropolitano che conta 672 822 abitanti. La sua provincia è la sesta più popolata
d’Italia dopo quelle di
Roma, Milano, Napoli,
Torino e Palermo. È la
diciassettesima
città
più popolosa d’Italia e

la sesta non capoluogo di regione.Fondata dai
galli oltre 3200
anni fa ai piedi
delle Alpi, Brescia fu la capitale
dei galli cenomani e in seguito divenne colonia romana con
il nome di Brixia. Per circa
400 anni, dalla prima metà
del XV secolo fino alla fine
del XVIII secolo, ha fatto
parte della Repubblica di
Venezia.
Divenne austriaca dal
1815 al 1859, passando poi
al Regno d’Italia.
L’UNESCO ha dichiarato
come patrimonio mondiale dell’umanità, facente parte del sito “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”, sia l’area monumentale del foro
romano, sia il complesso monastico longobardo di San Salvatore-Santa Giulia, all’interno del
quale si trova il Museo della città.
La città di Brescia è anche soprannominata “Leonessa d’Italia” per i dieci giorni di resistenza
agli austriaci durante il Risorgimento Italiano
(dal 23 marzo al 1º aprile 1849).
L’Adelchi di Alessandro Manzoni e Gli aeroplani a Brescia di Franz Kafka sono ambientati in
questa città. L’Adelchi di Alessandro Manzoni e
Gli aeroplani a Brescia di Franz Kafka sono ambientati in questa città.

IL DUOMO VECCHIO
Il Duomo vecchio, ufficialmente concattedrale invernale di Santa Maria Assunta, è la concattedrale di Brescia, titolo che divide con l’adiacente Duomo nuovo. Costruito a partire dall’XI
secolo sopra una precedente basilica, ha subito più di un ampliamento nel corso dei secoli ma
ha conservato intatta l’originale struttura romanica, che ne fa uno dei più importanti esempi
di rotonde romaniche in Italia.
La cattedrale contiene anche numerose e importanti opere, fra le quali spiccano un sepolcro di
Bonino da Campione, l’organo di Giangiacomo Antegnati, il sarcofago marmoreo di Berardo
Maggi e il ciclo di tele del Moretto e del Romanino realizzato per la cappella del Santissimo
Sacramento della Basilica di San Pietro de Dom e qui trasferite dopo la sua demolizione. Di
grande importanza è anche la cripta, risalente al VI secolo ma restaurata nell’VIII secolo.

CAPITOLIUM
Ma cos’è, anzitutto, il Capitolium?
È qui – come nelle altre città romane che lo ospitano – il tempio dedicato alla Triade Capitolina (Giove,
Giunone, Minerva) che era custode
dell’eternità di Roma e del suo dominio sul mondo. Quello di Brescia
fu fatto erigere da Vespasiano (dopo
il 70 d.C.) nell’ambito di una più ampia ristrutturazione urbanistica della
città: una delle più popolose e ricche
del Nord Italia (come già si diceva), e
inoltre situata in una posizione strategicamente importante, nel mezzo
della Pianura Padana e del suo sistema viario, vicina sia al Po, sia alle valli
alpine, sia al Garda, e neppure troppo
lontana dagli sbocchi marini adriatici
della Venetia et Histria, regione augustea cui era stata annessa. E il princeps
non mancò di segnalare il suo intervento edilizio con una monumentale
iscrizione – oggi mutila e solo in parte
leggibile – posta sull’architrave del
pronao del tempio: tutti (ma proprio
tutti!) dovevano, infatti, sapere che
quella meraviglia era opera della benevolenza verso Brixia dell’Imperator
Caesar Vespasianus Augustus.

IL CASTELLO
Arroccato sul colle Cidneo, in un contesto naturalistico che rappresenta uno dei “polmoni verdi” della
città, il Castello costituisce uno dei più affascinanti complessi fortificati d’Italia, in cui si possono ancora
oggi leggere i segni delle diverse dominazioni. Il Mastio centrale, le imponenti mura merlate e il torrione
narrano di un’influenza viscontea, mentre i possenti bastioni e l’ingresso monumentale con ponte levatoio
testimoniano della potenza della Serenissima, che resse la città per più di quattro secoli.
Già teatro delle celebri Dieci Giornate di Brescia, il Castello ha oggi abbandonato ogni retaggio belligerante
per offrirsi con i suoi pendii dolci e sinuosi alle passeggiate dei visitatori, che dal cuore della città vecchia,
piazzetta Tito Speri, possono accedere alla sommità del colle attraverso il percorso di Contrada Sant’Urbano.Al suo interno, il Castello sorprende con stradine ricche di mistero, ambienti nascosti e un panorama
fra i più coinvolgenti, che abbraccia l’intero centro abitato, consentendo di spingere lo sguardo sulle pendici
dei Ronchi e sulle valli.
Suggestivi il giro delle torri e la Strada del soccorso, una via di fuga viscontea che ha segnato gli assedi
succedutisi nella storia della città.Seguendo i camminamenti si scopre del Castello anche il suo equilibrato
eclettismo, in cui convivono, in un’armonia del tutto naturale, uno dei più antichi e pregiati vigneti della
città, accoccolato su uno dei pendii del colle, i retaggi romani, come i magazzini dell’olio con vasche conservate fino a oggi, i baluardi medievali e una locomotiva del 1909, resa “Prigioniera del Falco d’Italia”, per
la gioia dei visitatori più piccoli.

“Reggio ancor non obblia che dal suo seno , La favilla scoppiò, donde primero , di nostra libertà corse
il baleno. Mostrò Bergamo mia che puote il vero, Amor di patria e lo mostrò l’ardita, Brescia, sdegnosa
d’ogni vil pensiero.”
Vincenzo Monti


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