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EGE 2 MIRYAM TRAVISANI .pdf



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COLOURFAIR
n. 25 GENNAIO 2017
€ 2,50

ARTIGIANATO
Il colore naturale

MOSTRE

Allievi e nuove
proposte

LA STAMPA
A RUGGINe

DIARIO DI VIAGGIO

23.05.2016

di Miryam Travisani

Q

argilla, la infeltrivano in modo da poterne ottenere
un tessuto completamente nuovo impiegato per
la lavorazione di alcuni capi, tra cui i cappelli che
rientrano nella tradizione del panno casentino, di
derivazione toscana, importata dalla famiglia Monanni, proprio originaria della regione.
Successivamente la tintoria si è ampliata, investendo nell’acquisto di un locale in cui furono messe
a disposizione le primissime lavanderie a gettoni,
chiamate invalco o valchiera. In merito a questo,
Emanuele ci ha tenuto a raccontarmi un episodio
degli anni ’60 riguardo suo nonno, il quale chiacchierando con un conoscente riguardo la lavorazione del feltro, gli chiese se fosse possibile poter
lavare i capi senza farli infeltrire: lavando i capi a
basse temperature e abbassando il numero di giri
della centrifuga delle lavatrici riuscirono proprio
ad ottenere i primi lavaggi delicati per la lana.
Un altro aneddoto molto bello riguardante la tin-

uesta mattina sono stata ospite di
Emanuele Francioni, attuale gestore
dell’Antica Stamperia Carpegna, realtà
artigianale ancora oggi attiva esistente
da fine 1800 che porta avanti l’antica tradizione
marchigianaromagnola della stampa a ruggine
su tessuto con matrici di legno: una delle poche
attività di artigianato artistico tradizionale presente sul territorio del Montefeltro, riconosciuta con il
marchio “1M …botteghe dell’eccellenza artigiana”. Quella di Emanuele costituisce la sesta generazione nella famiglia Monanni in cui la tecnica
dell’intaglio è passata di padre in figlio.
La bottega nasce come tintoria di pezza e filato e
come laboratorio di lavorazione del feltro fino agli
anni ’40-’50 per poi passare alla sola stampa su
tessuto: la lavorazione avveniva in mulini per la farina con l’impiego di martelli in rovere che, pigiando la lana in grandi vasche riempite di acqua e

3

toria riguarda il fatto che a loro si rivolgevano
i militari che, tornati dalla guerra facevano tingere i propri cappotti da verde a blu o nero,
in modo da poterli riutilizzare come capi per le
grandi occasioni.
I tessuti da sempre impiegati nel laboratorio sono
canapa e cotone tessuti a mano, mito e seta.
Lo stampo che contraddistingueva le stamperie
presenti sul territorio fino agli anni ’50 era l’effige
di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali
domestici, usato un tempo per decorare le coperte dei buoi durante il lavoro dei campi per
evitare che si ammalassero, durante le processioni religiose e le feste di paese; considerata una
delle testimonianze della cultura religiosa popolare presente sul territorio.
Mentre Emanuele mi stava mostrando il vastissimo campionario della stamperia, ho avuto l’onore di conoscere suo nonno passato in visita dalla stamperia, vecchio proprietario della stessa, il
quale notando che stavamo guardando insieme
una tovaglia bianca stampata con motivi floreali
in ciano, ha tenuto a raccontarmi di quando le
donne del paese gli portavano i tessuti da stampare specificandogli Il colore che in questo caso
veniva impiegato veniva e viene chiamato blu
guado, pur non essendo effettivamente di origine vegetale e prevedeva un fissaggio ad acido
solforico. Questo non viene più impiegato dalle
aziende eccetto qualcuna che ne sta terminando le rimanenze.

La tradizione sta cambiando, la nuova generazione sta portando un’aria di rinnovamento sia
da un punto di vista incisorio, con la sperimentazione di nuovi materiali e colori, sia dal punto
di vista della veste grafica del laboratorio. Per
quanto riguarda i legni impiegati per le matrici,
questi sono solitamente in pero e noce, nel laboratorio sono però presenti esemplari in sorbo
e olmo che, benchè abbiano dimensioni simili,
variano notevolmente nel peso per differente
densità. I legni più leggeri infatti sono più soggetti
a tarli. La qualità del legno dipende anche dalla
sua stagionatura e dal tipo di taglio. omogeneo,
benchè non sia semplicissimo poiché il colore è
denso, ma facilmente spalmabile. veniva impiegato veniva e viene chiamato blu guado, pur
non essendo effettivamente di origine vegetale e prevedeva un fissaggio ad acido solforico.
Questo non viene più impiegato dalle aziende
eccetto qualcuna che ne sta terminando le rimanenze.
gianato in un momento storico,quale quelle della seconda metà dell’Ottocento in cui la produzione industriale stava portando al decadimento
La tradizione sta cambiando, la nuova generazione sta portando un’aria di rinnovamento sia
da un punto di vista incisorio, con la sperimentazione di nuovi materiali e colori, sia dal punto
di vista della veste grafica del laboratorio. Per
quanto riguarda i legni impiegati per le matrici,
questi sono solitamente in pero e noce, nel laboratorio sono però presenti esemplari in sorbo
e olmo che, benchè abbiano dimensioni simili,
variano notevolmente nel peso per differente
densità. I legni più leggeri infatti sono più soggetti
a tarli. La qualità del legno dipende anche dalla
sua stagionatura e dal tipo di taglio. omogeneo,
benchè non sia semplicissimo poiché il colore è
denso, ma facilmente spalmabile.


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Falle fitte
che devono trattenere
lo sporco!



PER QUANTO RIGUARDA I NUOVI MATERIALI

impiegati, Emanuele sta lavorando con colori ad
acqua per xilografia, impiegando il rosso, il verde, il blu e il giallo;
con un colore ottenuto dal caffè
e con matrici più piccole e più comode da maneggiare (come nella nuova linea Limoni in foto)


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