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Balzelli d’Italia

Fisco: le cento trappole per imprese e famiglie

federalismo municipale) che disinvoltamente concede ai comuni, previo referendum
locale, di realizzare nuove tasse o reintrodurne di più antiche (vedi il caso dell'imposta
di soggiorno, sui cani o sulle insegne), in sostituzione delle vigenti.
Siamo contrari al federalismo? No, ma in un'ottica di riforma, meglio sarebbe che i
tributi e le compartecipazioni locali siano assegnati ai vari livelli di governo facendo
ricorso al principio di correlazione tra prelievo e beneficio connesso alle funzioni
esercitate, nel segno della responsabilizzazione finanziaria. Ciò permette infatti di
visualizzare i tributi assegnati come se fossero “ricavi”, in analogia alle logiche di fondo
aziendali.
Ma l’inventiva fiscale non ha limiti, come dimostrano gli esempi passati. Una volta
c’erano la tassa sui pianoforti e quella sulle banane. Oggi queste antiche imposte sono
state abolite. Ma sotto mentite spoglie operano altri antiquati balzelli, che con un pò di
spirito (ma sempre attenendoci ad un criterio oggettivo di basi imponibili reali) abbiamo
ritrovato all'interno delle nuove imposte.
Abbiamo quindi provato a suddividere la rassegna dei 100 casi in alcuni capitoli: dalle
paleo-tasse alle imposte “esoteriche”, dalle tasse in maschera, a quelle contenute nelle
bollette, ad altri prelievi surreali, come la tassa sull'esposizione della bandiera tricolore
o le tasse macabre, che riguardano defunti e cimiteri, fino al balzello sui lumini.
Abbiamo poi scoperto altre categorie d'imposta: le tasse sul movimento, quelle aeree
(su gru e tralicci), quelle sotterranee (su tubi, fogne e botole), fino alle cosiddette
“imposte spietate”, cioè tasse che magari all'insaputa del legislatore colpiscono chi è
già in difficoltà (disoccupati, invalidi, studenti fuori sede, famiglie numerose, sfrattati).
Ci sono poi le “imposte burocratiche”, cioè prelievi relativi a funzioni pubbliche già
finanziate per altra via con la fiscalità generale, che tuttavia vengono imposti a
chiunque voglia adire a tali servizi, dalla giustizia al catasto. Per arrivare infine a due
capitoli cardine: il fisco “lunare”, cioè un sistema tributario burocratico ed auto-referente
lontano dai cittadini e dalla stessa comprensibilità alla luce di una comune intelligenza
e senso comune; ed il fisco che perseguita l'impresa, vista come un limone da
spremere per ottenere nuovo gettito.
Cosa dimostra l'esercizio? Che l'Italia delle cento tasse cui si riferiva un famoso saggio
di una ventina d'anni fa, sotto l'apparente modernità degli attuali tributi, continua ad
esistere. E che la distanza che ci separa dall'Europa è ancora considerevole.
In quale altro paese europeo possiamo oggi trovare vecchi arnesi come l'imposta di
bollo, quella sulle concessioni governative o la tassa sull'ombra?
Non stiamo parlando di bruscolini. L'imposta di bollo dà un gettito di 6 miliardi di euro,
analogo il gettito dell'imposta di registro, l'imposta sostitutiva 600 milioni di euro, le
concessioni governative 1,3 miliardi, l'imposta sulle assicurazioni quasi 3 miliardi,
l'IRAP preleva dall'economia 27 miliardi di euro, l'imposta di pubblicità 300 milioni,
TARSU e TARI circa 4 miliardi, l'accisa sui carburanti (e sull'aria) 21,5 miliardi, la tassa
sul televisore (ex canone di abbonamento) rende 1,7 miliardi, le varie componenti
fiscali sulle bollette altri 2 miliardi, la trascrizione al PRA 1,3 miliardi.
La sottolineatura di storture e della componente “sadica” dei legislatori, ci consente di
evidenziare la necessità di correre ai ripari per riportare dentro gli argini questo fiume in
piena, riducendo la pressione fiscale dal 43,5% attuale al 39,5% in 4 anni e
semplificando il tutto attraverso una consistente riduzione degli adempimenti fonte di
costi, di perdite di tempo e di ansie per gli imprenditori e per i cittadini.

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