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giornalino di Modena .pdf



Original filename: giornalino di Modena.pdf
Author: Christian Fornara

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L’ECO DI MODENA

Durante il Medioevo e il Rinascimento i festeggiamenti in
occasione del Carnevale furono introdotti, dalle strade, anche
nelle corti europee ed assunsero forme più raffinate, legate
anche al teatro, alla danza e alla musica.
Nel Medioevo, il Carnevale garantiva l’allegria e la sospensione
momentanea delle regole e della morale comune. Gli uomini
vestivano abiti femminili, i ricchi si travestivano da poveri,
perché secondo antica tradizione semel in anno licet
insanire…è lecito essere folli una volta l’anno! I banchetti e i
rituali erano accompagnati da danze dedicate anch’esse alla
divinità della terra. Così, ad esempio, il “saltarello” laziale
(antica danza popolare) imitava con i suoi movimenti sinuosi il
crescere delle spighe di grano nei campi.
Il Rinascimento, sembra segnare un periodo di grande fortuna
per il Carnevale. Le persone, di diversa estrazione sociale,
partecipavano in massa a feste sfarzose e spettacoli organizzati
per il divertimento di tutti. Particolarmente famose erano le
mascherate su carri, chiamate “trionfi”, accompagnate dai
canti carnascialeschi, organizzate a Firenze da Lorenzo de’
Medici. I primi carri carnevaleschi sfilavano per esibire la
grandezza dei signori e permettevano al popolo sfrenati
baccanali. A Roma, Milano, Bologna, Ferrara, Mantova, si

costruivano carri allegorici che rappresentavano scene
mitologiche, episodi della Bibbia, allegorie di vizi e di virtù,
storie della Grecia e di Roma, segni astrologici, favole e
leggende dei santi. Antico simbolo trionfale romano, il carro
dei Trionfi di Carnevale diviene nel Rinascimento strumento di
una propaganda politica e culturale che costruiva una visione
del mondo ricca e articolata offerta al ‘popolo’ dall’élite al
potere.
Il trionfo era il massimo onore che nell’antica Roma veniva
offerto ad un generale che tornava in patria dopo aver
conseguito un’importante vittoria e consisteva in un corteo
cittadino formato dalle truppe vittoriose con alla testa il
triumphator, il trionfatore. Allo stesso modo, chiaramente in
chiave giocosa, anche nella Firenze rinascimentale, i trionfi
consistevano in una sfilata di carri addobbati, circondati da
persone in costume che intonavano canti (detti per l’appunto
carnascialeschi) su versi e musica composti per l’occasione.
,

, '

.
.

Intervista al Camerlengo
1. Partiamo dalle tue origini, quando hai iniziato a interessarti
alla via della Chiesa?
Faccio parte di un Casato, quello dei Borgia, che ha visto
storicamente tra i propri membri alcuni degli esponenti più
influenti in seno alla Chiesa. Diciamo che fin da piccolo fui
allevato a pane, latte e Libri delle Virtù.
2. Raccontaci un po’ del tuo percorso ecclesiastico.
Divenni parroco di Parma nel lontano 1460 e quasi subito dopo
anche Pro Nunzio Apostolico per il Ducato di Milano e Ufficiale
Giudiziario per l’Arcidiocesi di Ravenna. Poi ricevetti l’incarico
di Vescovo di Piacenza e da lì il percorso prese vie inaspettate, ad
esempio mi trasferii al sud, dove divenni anche Primate degli
Stati Pontifici e del Mezzogiorno d’Italia. Troppe cose, una vita
troppo lunga da narrare in poche righe. Ad oggi siedo
nell’organo di Governo della Santa Chiesa Aristotelica, come
Cardinale Romano prima ancora che come Camerlengo.
Amministro anche una Congregazione, quella della Diffusione
della Fede a cui fanno capo tutte le azioni volte a portare la
Parola di Dio in ogni luogo.
3. Raggiungere un proprio stile e identità, quanto è importante
per un Cardinale?
La strada che percorriamo per arrivare a una nostra identità è
altrettanto lunga quanto quella che ci conduce alla Virtù. È una
strada che non termina in questo
mondo, dal momento che possiamo
dirci compiuti solo dopo aver
raggiunto la massima espressione
di noi stessi come figli di Dio. E
questo non è che un desiderio che
ci spinge ad operare per il bene.
4. Quali sono i tuoi punti di
riferimento?
Un uomo di fede dovrebbe avere
come punti di riferimento la
Parola di Dio, gli insegnamenti dei
Profeti e l’esempio della comunità
dei Santi e dei Beati. La Fede è il
faro che illumina il nostro
cammino. Detto questo, trovo
esemplari quei parroci che si prodigano per i bisogni spirituali
della collettività, ma anche quei Cardinali che svolgono il
difficile compito di reggere sulle loro spalle il peso della Chiesa
universale.
5. Cos’è la fede per te?
È come ti ho detto: è la luce che rischiara il nostro cammino, è il
calore che ti avvolge quando ti senti abbattuto, è la forza che ti
spinge a mettere un piede dopo l’altro e a procedere verso la
glorificazione di Dio. La fede è la speranza che si possa un
giorno edificare il Regno di Dio sulla terra.
6. Esprimi in 3 parole l'emozione della tua elezione a
Camerlengo.
Timore, gioia, responsabilità
7. Quali sono i tuoi progetti come Camerlengo?
La Chiesa, la Chiesa, la Chiesa. Bada bene, la Chiesa non è la
mera

struttura, l’edificio fatto di pietra, no. Quando parlo di Chiesa io
mi riferisco a ciascun fedele, ogni singolo uomo e ogni donna
che vivono le loro vite rivolti all’Altissimo. Certo, il Sacro
Collegio governa la Chiesa come struttura, ma ogni nostro atto
deve essere volto ad aiutare i fedeli nel loro percorso di fede, a
fortificarne la Comunità. Una Chiesa Romana al servizio della
Chiesa Universale è lo scopo che mi prefiggo.
8. Tra le tue esperienze e partecipazioni, quali ricordi con
soddisfazione?
Sono vecchio, molte cose mi hanno dato soddisfazione. Forse,
quella che ricordo maggiormente è stata l’esperienza di Primate
della Chiesa del Sud e Reggente del Regno delle Due Sicilie; in
quell’occasione riuscii a trovare un fruttuoso e sano equilibrio
tra potere spirituale e temporale. Fu una cosa buona e la ricordo
con piacere.
9. Cosa ne pensano i tuoi amici e familiari della tua scelta di
intraprendere questa strada?
Credo che pensino o abbiano pensato – è passato tanto tempo
ormai da quando ho intrapreso questa strada – che non si può
che salutare con gioia l’arrivo della chiamata di Dio. Sì, sono
stati felici insieme a me e credo che lo siano anche oggi. Non mi
è mai mancato l’appoggio della famiglia e degli amici più cari,
poiché essi sapevano che sarebbe stato ciò che più di tutto mi
avrebbe completato come uomo e come figlio di Dio.
10. Vuoi lanciare un messaggio ai fedeli che ci leggeranno?
A tutti i fedeli, carissimi figli miei, fratelli e sorelle nella Fede, la
Chiesa è con voi e voi con Essa poiché non c’è modo di
distinguere le due parti. Siate pii e forti allo stesso tempo, operate
per il bene di tutti e difendete il vostro Credo. Dio Onnipotente ci
guarda e ci protegge, rinnoviamo. Gli quotidianamente il nostro
amore come Egli fa con noi. Restiamo uniti, non facciamo che
nessuno si senta abbandonato o lasciato indietro.
Intervista redatta da Christian Dondi de Falconieri, detto Spartaelcid

Leggende Modenesi e non
UN VILLAGGIO SCOMPARSO
Nella mitica selva
Lovoleta, situata in una
non precisata zona
della bassa tra Carpi e
Mirandola, esisteva, tra
il IX° e il XII° secolo un
ricco e fiorente
villaggio, Flexum.
Fondato da Longobardi
era forse il più importante della zona. I suoi abitanti
coltivavano la terra ma, come avveniva nell’Alto Medioevo,
traevano la maggior parte del loro sostentamento dal bosco
cacciando animali selvatici, allevandovi maiali allo stato brado,
raccogliendo radici, frutti, erbe, funghi. La selva Lovoleta era
stata a loro assegnata dai re Longobardi ed i loro diritti erano
stati confermati in seguito. Ma un bosco così importante
interessava anche i monaci di Nonantola che, abili falsificatori,
sostenevano documenti alla mano, il loro diritto di proprietà.
La causa andò avanti con alterne vicende fino a che, esasperati
un giorno a Reggio gli abitanti di Flexum bastonarono il messo
imperiale che aveva dato ragione ai monaci. Flexum fu
distrutto e del paese si è persa ogni traccia se non quelle sui
documenti. Ancor oggi però, nelle notti di nebbia, tra Carpi e
Mirandola molti viaggiatori raccontano di avere attraversato
un villaggio medioevale dai fieri abitatori.

Oggi si cucina!

El Brazo de Gitano
Il Brazo de Gitano è un dolce tradizionale spagnolo, diffuso
soprattutto nella provincia di Huesca, ma presente un po' in tutta
la penisola.
il Brazo de Gitano si prepara facilmente e può essere guarnito e
decorato in tanti modi.
L'origine si dice risalga al 1200-1300, quando un monaco
spagnolo importò in patria un dolce conosciuto in Egitto al quale
inizialmente venne dato appunto il nome di "brazo egipciano".
In sostanza è un tronchetto di pan di spagna che può essere farcito
in vari modi. Il più tradizionale e gustoso è quello con
"cremadina" ossia crema pasticcera.
Non è un dolce tradizionalmente natalizio, ma si usa molto
prepararlo o comprarlo proprio per le festività di fine anno.
Ingredienti:
Per la pasta:
200 g di farina 00
100 g di burro
50 g di zucchero semolato
1 uovo + 1 tuorlo
1 cucchiaino di lievito
Per la farcitura:
400 g di latte
3 tuorli
50 g di zucchero semolato
40 g di farina 00
1 stecca piccola di cannella
1 bicchierino di rum
semi di una bacca di vaniglia
Per la decorazione:
30 g di zucchero a velo vanigliato
Preparazione: 40’ + 40’ di cottura in camino
Farcitura: scaldate il latte con gli aromi, lasciatelo in infusione
finchè diventa tiepido, poi filtratelo.
Montate a parte i tuorli con lo zucchero e, quando sono molto
soffici, unite gradualmente la farina stemperando con il latte
tiepido.
Sempre mescolando addensate la crema sulla brace, quindi
allontanatela dal calore e aromatizzate con il rum.
Mescolate ogni tanto la crema mentre la lasciate raffreddare.
Pasta: in una ciotola impastate tutti gli ingredienti con il burro fatto
a pezzetti, poi lavorate la pasta sul piano infarinato finchè sarà
omogenea.
Stendete la pasta in un recipiente a rettangolo.
Spalmatelo con la crema senza arrivare a coprire i bordi e
avvolgetelo morbidamente a rotolo adagiando la giuntura della
pasta verso il basso.
Chiudete la pasta anche alle estremità.
Dopo la cottura di 40 minuti circa, trasferite il rotolo sulla gratella
e cospargetelo con lo zucchero a velo vanigliato

Ricetta scritta da Seraphine Charlotte Von Bismark, detto seraphine23

Intervista al Cancelliere Imperiale Anthonis
These would be the questions:
1. We start from your origins, when you started to get interested in
the path of Diplomacy?
2. Tell us a bit about your journey as an Imperial diplomat
3. To achieve one's own style and identity, how important is it for
an Imperial Chancellor?
4. What are your points of reference?
5. What is diplomacy for you?
6. Express in 3 words the emotion of your election as an Imperial
Chancellor
7. What are your projects as Chancellor?
8. Among your experiences and participations, which memories
with satisfaction?
9. What do your friends and family think of your choice to take this
path?
10. Do you want to send a message to the citizens of the Empire
who will read us?
In order to understand my journey on
the path of Diplomacy, one has to
understand my family. The family de
Ligne is one of founding families of
Holland, they set out a frame work of
laws and heraldry, long before Imperial
structure included Holland. At that time
Holland only interacted with Flanders.
Yet diplomacy, also via the Church was
the basis to make sure many found a
home in Holland. Our family were
filled with leaders of the Church, Law
makers and Counts of Holland.
From this tradition I was born, my
father a diplomat for Holland, the
Church and then he became Emperor. I
was taught by Bishop Nikolaj de Ligne
about the Church, Faith, History, Heraldry, Law, Literature and the
Empire of course. So naturally I became involved in Law as judge
of Holland and other position on the Council. I was ambassador for
Holland, even briefly Chancellor, so when I was invited by my
liege lord Imperial Duke of Julich Findecano de Brancion to join
the Imperial Chancellery as Imperial Chancellor of England, I felt
it my duty to serve and aid the Empire. Not too long after when
Duke Findecano stepped down I was invited as Vice-Chancellor, a
term I fulfilled under Emperors Pius, and Elias, then when Ceasare
was elected Emperor he offered me his vacant spot, that of Imperial

Chancellor. Now under Emperor Freas I am continuing in that role.
Then regarding my styles versus
other chancellors, I guess you have
to ask our longer serving
ambassadors. I see that I lack
certain skills, which I try to
complement in the Chancellor team
by my vice-chancellors. In that
sense, I have been very lucky to
have great people working as vicechancellors, but also great
ambassadors who have heart for
the Empire and toil the dirt of our Imperial Diplomatic garden. It
needs care and love, and hard work. We as an Empire have an
identity and from the Emperor comes his vision. Of course, I can
plot policies for my Imperial Post, and for them I have the Imperial
Council, and also members of the Imperial Diet, who comment on
policies and decisions of Diplomatic nature, so if done well, the
work of any Imperial Institute is always within a framework, if you
mean that with reference.
An interesting question, what is Diplomacy for me? From early on
I have been taught the power of the word. It was through dialogue
that Aristotle convinced his peers of his insights, it was through
dialogue that new truths were found. Christos did not take a sword
and an army to spread his divine meaning, he talked, he found the
dialogue and taught us the importance of it. It is the nature of
mankind, and as such we much always weight the words we use. It
can induce war, it can heal people. As such I see diplomacy, in
dialogue to understand the other party while at the same time
choosing those words that help the situation. If we need to be firm,
we can use strong words, if we want to avoid conflict we can chose
others. In both cases the short-term effect may be the same, but the
long-term implications are also to be considered. So with those
power of words and keeping in mind we need to ask for atonement
for our sins, I do feel proud to be Chancellor, it gives me joy to
work for the glory of the Empire and I feel fulfilment to work hard,
as Christos taught us is our purpose to deserve Jah’s love.
As such we are involved in ad-hoc tasks, and
several projects as well. Not all borders of the
Empire are that clear, so together with the
Heraldry we discuss these, we are improving
our bonds with the Helvetian Cantons, as
crucial partner for the Empire, and we are
building understanding and relationships with counties in Balkan,
as our Emperor stated in his promises to the Empire. In addition,
we need strong alliances against pirates, so together with the
Imperial Navy we seek treaties if they are beneficial for our allies
and the Empire. It keeps you awake, and this hard work keeps me
also looking forward. It is vain to look back and tally successes,
while so many things are still not resolved.
[a bit of silence]
Family and friends, well it was hard for my late wife to see me
away as much as I was. After our son passed away, I really found
healing in working hard, while Parel needed Jah more each day to
manage such loss. Sadly, she passed a while back praying in a cold
church with the loving nuns in Rotterdam. Friends in Holland I

have seen less during the long hours in Strasbourg, but somewhere
I expect that they see me on a path they knew I was going to take.
New friends emerged from my travels as Diplomat and also in the
castle.

[a smile]
A message to the Empire? Be the best person you can be, belief in
who you are and from that strength draw meaningful words. We all
are members of a complex and unique collection of extraordinary
people who need each other in the Empire, because we all are the
Empire. Every heart beats blood into its life, and we need every
limb of it to be strong.
Intervista redatta da Christian Dondi de Falconieri, detto Spartaelcid

L’angolo degli indovinelli

Questa cosa ogni cosa divora, ciò che ha vita, la fauna e la flora; i
re abbatte, e così le città, rode il ferro, la calce già dura; e dei
monti pianure farà.

Perché un corvo somiglia a uno scrittoio?


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