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Author: c.salvi

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L'UNIONE SARDA.it > Primo Piano (Pagina 2)
Edizione di sabato 26 gennaio 2013

Politiche, ecco chi spera
Sondaggio Piepoli: nell'Isola favorito il Pd, buone chance per Grillo
Cinque parlamentari al Pdl, tre per la coalizione Monti e per Sel
Sì, vabbè: sondaggi ce ne sono così tanti che è imprudente prenderli troppo sul serio.
Infatti proliferano i siti web che fanno la media tra i vari istituti: praticamente, sondaggi
al quadrato. Ma in Sardegna, complici le liste bloccate e una certa concordia dei
pronostici, non è impossibile immaginare l'album delle foto dei futuri parlamentari.
I partiti isolani da ieri si rigirano tra le mani la rilevazione elaborata - regione per regione
- dall'Istituto Piepoli, e pubblicata dal quotidiano La Stampa. A darle retta, e
completando il calcolo per la Camera (i due rami del Parlamento hanno sistemi elettorali
distinti, e per Montecitorio è più arduo fare ipotesi), il Pd sardo dovrebbe avere 12
parlamentari, il Pdl 5; 3 la coalizione Monti, 2 o 3 Sel e così il Movimento 5 Stelle. Delle
altre liste, ci sperano Centro democratico-Diritti e libertà e Rivoluzione civile.
CHI VINCE Nel sondaggio Piepoli il dettaglio locale c'è solo sul Senato, che divide i seggi
su base regionale. Nell'Isola, quattro al Pd e uno ciascuno per Sel, Pdl, Scelta civica
(Monti) e 5 Stelle. Possibili sorprese, il quinto seggio del Pd a danno di Sel, o il secondo
del Pdl (ma montiani o grillini dovrebbero andare molto male). Difficile che il Pd regali un
posto agli alleati centristi.
Alla Camera, invece, voti e seggi rientrano nell'unico calderone nazionale: li smista un
meccanismo così articolato che potrebbe variare il totale dei deputati sardi, in teoria 17.
A titolo puramente orientativo, proiettando nell'Isola le previsioni nazionali di Piepoli, il
Pd potrebbe contare su 8 deputati e sperare nel nono (Gavino Manca), mentre non è
sicuro il secondo di Sel (Silvia Doneddu). Il Pdl sarebbe a 4 (ma c'è chi ne prevede 3 e chi
5). Uno ciascuno per Udc, Scelta civica e 5 Stelle: con quest'ultima lista più vicina al
secondo eletto. Per Antonello Pirotto, capolista di fatto di Rivoluzione civile (Ingroia è
candidato ovunque), bisogna anzitutto vedere se la lista supererà lo sbarramento
nazionale del 4%. Piepoli è ottimista.
LE INCOGNITE I partiti hanno anche i loro maghi dei numeri, capaci di intuire in anticipo
gli esiti delle urne. Per il Pd sardo (e non solo) è Tore Corona, che attualmente a Roma
coordina la mobilitazione dei volontari nelle regioni in bilico: se Bersani avrà una
maggioranza piena al Senato, dovrà dire grazie anche a lui. «Piepoli accredita al Pd 284
deputati, noi diciamo tra 288 e 295: siamo lì», ragiona Corona. «Ma su come saranno
divisi tra le regioni, possiamo solo elaborare alcune simulazioni». Quella per l'Isola «non
esclude per noi il nono deputato e il quinto senatore: partite aperte».
Nel Pdl il cabalista è Domenico Mugoni: «I sondaggi con il 35% di indecisi - sottolinea l'ex
presidente del Consiglio provinciale di Cagliari - in realtà fotografano lo zoccolo duro
dell'elettorato, più ideologico». Per esempio il voto per Berlusconi è spesso sottostimato.
«E oggi l'incognita sono le liste solitarie: Grillo, Ingroia, Giannino». Inoltre «alla Camera il
voto in certe regioni vale meno che in altre. Per assegnare i seggi si determina un
quoziente uguale dappertutto. Nel 2008 alla maggioranza servivano circa 53mila voti per
eleggere un deputato, alle minoranze 57mila». Ma se nell'Isola 53mila voti possono valere
il 5,5%, in una circoscrizione lombarda a volte non raggiungono il 2.
«Io prevedo un quoziente di 52-53mila voti per le minoranze», dice il leader Udc Giorgio
Oppi, che di solito azzecca i risultati elettorali (anche altrui) fino al secondo decimale:

«Un dato che peserà molto sarà l'affluenza. In Sardegna, tra 2006 e 2008, siamo calati dal
77% al 72. Ora non mi sorprenderebbe il 67-68». In ogni caso «non mi sembra che Piepoli
abbia scoperto granché, i suoi dati più o meno coincidono con molti altri. Specie sul
Senato: sia per l'assenza di una maggioranza assoluta che per lo scenario sardo».

L'UNIONE SARDA.it > Primo Piano (Pagina 3)
Edizione di sabato 26 gennaio 2013
Il leader di M5S parla ai 350 azionisti e delegati. «Distrutta una banca»

Show di Grillo contro Profumo
SIENA Dieci minuti per sfogarsi, per raccontare la propria rabbia, per esternare tutte le
perplessità sul futuro della banca. Questo il tempo concesso ai soci di Banca Monte dei
Paschi di Siena dal presidente Alessandro Profumo. Un tempo sufficiente per chi come
Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle è abituato a parlare in pubblico. Meno per i
vecchi azionisti della banca, senesi abituati ad una città sulla prima pagina dei giornali
solo per il Palio.
Quello di Grillo è uno show annunciato. Una presenza che non poteva passare sotto
silenzio visto che già giovedì sera, durante un comizio in piazza, aveva attaccato
pesantemente il Pd, colpevole di «aver creato una banca partito e un partito banca», e di
averla poi «distrutta». Alessandro Profumo respinge, però, con decisione l'accusa di Grillo
che parla di un «buco da 14 miliardi». «Non esiste nessun buco di questa cifra» replica il
presidente.
Davanti agli oltre 350 azionisti e delegati presenti, quasi un record, è stato proprio lui il
primo a presentarsi nell'auditorium del Monte definendo il presidente Profumo,
impassibile, «inadatto perché indagato». Un riferimento all'inchiesta sulla vicenda
Brontos (risale a quando Profumo era in Unicredit), per la quale la procura di Milano ha
ottenuto il rinvio a giudizio. Arrivando all'assemblea dice:«Quello che hanno fatto alla
banca Monte dei Paschi è peggio della Tangentopoli, di Craxi e di Parmalat insieme». E
poi ha continuato ad attaccare il Pd e Giuseppe Mussari («incapace anche di fare un
bonifico»), parole raccolte da quei piccoli azionisti che lo scorso anno non avevano visto
positivamente l'arrivo di Profumo. Tanto che per un attimo lo stesso Grillo ha invitato i
soci a non esagerare dicendo che mediterà se ricorrere alle sedi idonee per tutelarsi.
Profumo, dal canto suo a fine assemblea dice che «spera di far ricredere Grillo» e
assicura la sua indipendenza e quella di Viola dalla politica.
Tante le accuse all'ex presidente Mussari e all'ex direttore generale Vigni in circa 7 ore e
40 di interventi durante quell'assise diventata uno sfogatoio nel quale molti senesi hanno
fatto sentire la loro rabbia per «la fine della nostra banca». A rassicurarli ci ha provato
ancora Profumo dicendo che il nuovo management farà di tutto «per rendere contenta la
città, e lo faremo facendo la banca». Poi, però, lui e l'ad Fabrizio Viola, confermano il
taglio alla sponsorizzazione della squadra di calcio, al basket, dopo quello per il Palio già
annunciato.


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