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16

CORRIERE DELLO SPORT - STADIO

BOLOGNA

GIOVEDÌ 15 MARZO 2018

L'INTERVISTA

L’attaccante uruguaiano ripercorre in esclusiva
il lungo e angoscioso inizio della sua avventura
a Bologna: l’ansia, le diagnosi e l’uscita dal tunnel

AVENATTI

«SOLO 2 MESI DI VITA
POI SONO RINATO»
«Vi racconto il mio dramma: dissero a mia
moglie che se un test al cuore fosse andato
male non sarei potuto vivere a lungo»
di Furio Zara
BOLOGNA

5
Gare in rossoblù

Debuttò
il 4 febbraio
contro la Fiorentina

«Q

uel giorno i medici hanno telefonato a Jessica,
mia moglie, e le hanno detto: se l’esame al cuore è positivo, Felipe ha poco più di due mesi di
vita; se è negativo avrà una vita normale. Ma tutto questo io l’ho saputo solo dopo…».
Questa è una storia dolorosa e bellissima, come è bellissima la vita quando ci fa sapere che c’è; è una storia di ansie, pianti e speranze mentre le nostre giornate e il pallone rotolano da un’altra parte. E’ una grande storia d’amore di una donna per il suo uomo, sono sempre le donne a
farsi carico di tutto. Questa è la storia di un ragazzo fortunato che è nato due volte. La prima in Uruguay, ventiquattro anni fa. La seconda in un giorno di inizio dicembre del
2017, quando è venuto al mondo già adulto, muto per le
parole che non riusciva a dire, in lacrime perché la felicità che aveva dentro aveva trovato il modo di manifestarsi. Questa è la storia del calciatore Felipe Avenatti.

L'INIZIO DI TUTTO. «Arrivo a Bologna a luglio dell’anno
scorso, tutto mi sembra un sogno. Penso: è la mia grande
occasione. Sono un calciatore di ventiquattro anni, gioco in serie A, sono felice. Faccio la visita medica prevista
dal club. Quando finisco il dottore mi chiede di uscire, restano dentro lui e il mio procuratore. Capisco che qualcosa
non va. Tachicardia ventricolare. Mi dicono che è una cosa
seria, devo fare un altro esame, ma non prima di un mese e
mezzo. Torno a casa, sono distrutto. Salto il ritiro con i miei
nuovi compagni. Penso: non è la cosa peggiore. Mi sforzo di
essere ottimista, lo sono sempre stato. Vado ad abitare nella nuova casa con Jessica. Tutte le mattine ci alziamo, non
sappiamo cosa fare. Sono giù, sto male, sono confuso, agitato, preoccupato. Dopo un mese e mezzo rifaccio la visita. Non è cambiato niente. Né meglio, né peggio.
Penso: non ho mai avuto problemi, cosa mi sta
capitando? I medici dicono che devono rivedermi, ma deve passare un altro mese.
Intanto mi terranno sotto controllo.
Vado all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, due volte alla settimana. Comincio ad avere paura. La notte non dormo. Con Jessica
cominciamo a pensare ad un futuro senza calcio. Diciamo:
torneremo in Uruguay, mi rimetterò a studiare. Jessica è la
mia «Gladiatora», mi ha sorretto, ha sorriso per me quando io non ne ero capace. Rifaccio la visita. Una mattina
mi chiama uno dei medici. Sento che è emozionato, ha
la voce rotta. Mi dice: Felipe, stai tranquillo, possiamo festeggiare. Non capisco, guardo Jessica, sta piangendo, mi
abbraccia. Solo dopo ho saputo che una settimana prima
i medici le avevano detto: se questo esame al cuore è positivo, Felipe rischia di morire, pensiamo non possa avere
più di due mesi di vita; se è negativo avrà una vita normale. Sapeva tutto, non mi aveva detto niente. Ora posso dirlo: quel giorno sono nato di nuovo».
QUEL GIORNO. «Mi ricordo che una sera viene a cena da noi

Diego Perez, «El Ruso». Ci sediamo a tavola e gli dico: Diego, non so se continuerò a fare il calciatore, ma la mia vita
ora ce l’ho. Sono vivo, ma non sono ancora un calciatore.
Vado in America, a Manhattan, da un luminare, un cardiologo di fama mondiale. Altro esame. Mi dice: abbiamo scoperto cos’è. Ascolta, ora provo a spiegartelo con parole mie:
il dottore mi dice che quando il mio cuore raggiunge certe
pulsazioni va in corto circuito. Mi visitano di nuovo. Esco
dalla sala. Chiedo: come è andata? Nessuno mi dice niente.
Arriva il luminare: Felipe, ho una notizia buona e una cattiva. La notizia cattiva è che si tratta di una malformazione
congenita, ce l’hai da sempre e te la tieni. La buona notizia

POI L’ULTIMA
VISITA, LA
TELEFONATA
E LE LACRIME
DI JESSICA...
LEI È LA MIA
GLADIATORA
LA SCHEDA

ALL’INIZIO
GIOCAVA
COME REGISTA
BOLOGNA - Felipe

QUANDO
HO AVUTO
L’IDONEITÀ
HO PIANTO
SENZA
RIUSCIRE A
FERMARMI

UN LUMINARE
AMERICANO
MI HA DETTO
CHE POSSO
CONTINUARE
A FARE
IL CALCIATORE

«Ero El Varilla
Sono figlio
unico, molto
alto e troppo
coccolato»

è che tutto questo non pregiudica nulla. Puoi
continuare a
fare il calciatore. Da mesi non
correvo, non
facevo niente.
La prima corsa dietro a un
pallone la faccio con Jessica
e con mio nipote: un’emozione fortissima. Torno in Italia, e ottengo l’idoneità. E’ l’8 dicembre 2017, al Paladozza:
sono nervoso, faccio la visita, mi danno l’idoneità e comincio a piangere, senza fermarmi, senza dire niente, davanti
al dottore, non riesco a dire una sola parola, solo lacrime».
LA PRIMA VITA. «Da ragazzino mi chiamavamo «El Varilla»,

è una barra di ferro, perché sono alto e lungo: i miei amici più intimi mi chiamano ancora così. Mio nonno e mio
papà hanno giocato a basket, siamo tutti alti in famiglia,
io sono un metro e novantasei centimetri e mezzo, se vogliamo essere precisi. Sono figlio unico. Certo, coccolato e
viziato, va bene, ma va anche male perché hai tutti gli occhi addosso. Da bambino avrei voluto un fratello, così almeno un po' di attenzioni i miei le avrebbero dedicate a
lui. Ho giocato anch’io un anno a basket, ma per divertimento. Sono tifoso del Peñarol, il mio idolo è Henry. Fino
a tredici anni ero nella squadra del mio quartiere a Montevideo, l’Union Vesinal; poi sono entrato nelle giovanili
del Club Atletico River Plate: stavo bene, era casa mia. Mi
hanno detto che mi avevano venduto alla Ternana due ore
prima di una partita, che non ho più giocato, per non correre il rischio di farmi male. A fine carriera tornerò lì e la
giocherò, la mia ultima partita col River Plate di Montevideo. I quattro anni a Terni sono stati belli, formativi, sono
cresciuto, ho imparato a cavarmela».

Avenatti è nato a
Montevideo il 26
aprile del 1993. Tre
le squadre
professionistiche
in cui ha giocato:
River Plate di
Montevideo,
Ternana e
Bologna, da
quest'anno. La
scorsa estate durante le visite
mediche a Bologna
- gli è stato
riscontrato un
problema cardiaco
che l'ha costretto
ad un lungo stop.
Dopo molti esami
è arrivata - a
dicembre l'idoneità. A
gennaio
l’uruguaiano ha
cominciato ad
allenarsi con la
prima squadra, il 4
febbraio ha
debuttato in serie
A entrando nel
finale di BolognaFiorentina 1-2.
Avenatti mancino - è un
centravanti
classico, ma ha
cominciato la sua
carriera - nelle
giovanili - da
regista, per poi
spostarsi a fare la
mezzala sinistra.
fu.za.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

BOLOGNA

GIOVEDÌ 15 MARZO 2018

CORRIERE DELLO SPORT - STADIO

17

L'INTERVISTA

Cambiamenti in vista
della sfida con la Lazio
FELIPE AVENATTI
24 ANNI
ATTACCANTE
URUGUAIANO
SI È FORMATO
NEL RIVER PLATE
DI MONTEVIDEO
GETTY

E IN ATTACCO
TUTTO IN GIOCO
Oggi seduta blindata
chance per Palacio

Roberto Donadoni, 54 anni, durante l’allenamento di ieri SCHICCHI

6

di Matteo Fogacci

Mesi di stop

Appena arrivato a
Bologna gli vennero
riscontrati problemi
cardiaci che lo
costrinsero a visite
accurate. Fermo da
luglio a dicembre
2017: da gennaio si
allena con la squadra

«Bologna,
l’ho già detto,
è la mia occasione. Voglio
dimostrare a
questa società,
che mi è stata così vicina, di
meritare di
vestire questa
maglia. Credimi, questa squadra è migliore di quello che sembra, ci
manca poco, ma il salto di qualità lo faremo. Io e Jessica abbiamo appena traslocato, stiamo montando i mobili, in un
appartamento in centro a Bologna. Con noi c’è Bam Bam,
il nostro carlino. Bologna è bella, la gente è appassionata.
Io e Jessica andiamo in giro per le piazze, se stiamo a casa
guardiamo Netflix, ora stiamo vedendo la serie «Vikingos». A me piacciono i film horror, Jessica invece prende
paura e poi non dorme più, così mi tocca vedermeli da
solo. Devo ringraziare tante persone, Jessica prima d tutti,
i miei procuratori, Paco Casal e Daniel Delgado, Riccardo
Bigon e Marco Di Vaio che mi sono stati vicini, come tutti, dirigenti, allenatori e compagni. La mattina che è successa la tragedia di Astori io e mia moglie eravamo a letto,
abbiamo sentito la notizia, ci siamo guardati negli occhi e
siamo rimasti in silenzio per un tempo eterno. Penso che
dobbiamo tutti vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo,
penso che ogni partita vada giocata come fosse una finale di Champions, penso che ogni pallone vada rincorso,
finché hai fiato per correre. Se chiudo gli occhi mi vedo in
spiaggia, il mio posto preferito per il relax, oppure mi vedo
in campo, a provare a fare gol, oppure mi rivedo quel giorno di dicembre, muto per l’emozione troppo forte, in lacrime, mentre penso che è finalmente finita e poi subito dopo penso: è appena cominciata, la mia nuova vita».
LA NUOVAVITA.

30
30 GOL IN B

I gol segnati in serie
B con la Ternana.
Avenatti ha giocato con
le «Fere» dal 2013 al
2017, sempre in coppia
con l’amico Cesar
Falletti. 137 le presenze.
2016-17, la stagione più
prolifica: 12 gol. Con la
Ternana sono anche 15
gli assist

«Qui è la mia
occasione
ma tornerò
al River Plate
a Montevideo»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

3
Le squadre
precedenti

L’attaccante ha
esordito con il River
di Montevideo, poi
Luqueno e Ternana

30
Gol in B
con la Ternana

E’ il bilancio di
Avenatti che aveva
come compagno
Falletti

almeno sessanta minuti la
sua fisicità si è fatta sentire, mentre pure Palacio entra in gioco, per mettere in
difficoltà un reparto arretrato, quello biancoceleste,
che è fisicamente molto attrezzato ma potrebbe patire la sua velocità e capacità
di giocare uno contro uno.

BOLOGNA - Primo allenamento della settimana ieri
per il Bologna e situazioni tattiche che cominciano
ad essere studiate in vista
della partita di domenica
sera a Roma con la Lazio.
Sul campo principale Donadoni ha lavorato per una
prima parte solo con dieci IL LIMITE. Inoltre bisogna
uomini. Tante indicazio- tenere conto che se l'atni, tante situazioni di gio- tacco della Lazio con 66
co per imparare a memo- reti è il migliore di tutto il
ria i movimenti del 3-5-2, campionato, la difesa con
con Destro e Verdi in avan- 36 gol subiti è solamente
ti, mentre nel reparto arre- la decima del campionatrato, nonostante il rientro to, con sole quattro reti in
di Gonzalez dopo la squa- meno del Bologna. Ecco,
lifica, i difensori utilizza- allora, che potrebbe esseti sono stati De Maio, Ro- re questo l'unico limite di
magnoli ed Helander. Suc- una squadra che sta viagcessivamente sono usciti giando con il vento in popsul campo, dopo un lavo- pa ma lascia agli avversari
ro in palestra, tutti gli altri un po' di spazi.
Dopo la feper partitelrita che lo ha
le a campo ricostretto ad
dotto e comDzemaili
uscire domepleto. Da reginica scorsa
strare il rientro
si è ripreso
con l'Atalanta,
in maniera di
All’Olimpico
si è completaPalacio con
lo svizzero
mente riprei compagni,
so anche Blementre ancoci sarà
rim Dzemaili,
ra terapie per
le cui prestaOrsolini e Poli,
zioni, comuncosì come prosegue tra terapie e allena- que, non sembrano lasciamento personalizzato il re- re molto il segno rispetto
cupero di Da Costa. Da rile- alle potenzialità mostrate
vare, nella prima parte del- la scorsa stagione. Per lui
la seduta, l'utilizzo come sarà importante la sosta per
mezzala sinistra di Krejci riprendere una condizioal posto di Dzemaili, con ne che non sembra la miDi Francesco esterno di de- gliore. Al Bologna mancastra e Keita a sinistra. Nel- no anche le sue reti. Se è
le azioni d'attacco il ceco vero che ha bagnato il suo
è stato chiamato a trasfor- ritorno con una rete, da almarsi in attaccante aggiun- lora non solo non ha più
to, lasciando Di Francesco centrato la porta, ma sono
più bloccato per evitare i venute meno anche le tante occasioni che era solito
contropiedi avversari.
Da oggi sedute di alle- procurarsi. Così come si atnamento a porte chiuse e tendono da parte di Dondunque sarà difficile capi- sah, che sta giocando con
re se quanto visto sarà poi quella continuità che serattuato domenica all'Olim- ve per migliorare la propria
pico. Nonostante le criti- forma fisica, le galoppate
che per il tardivo ingresso che lo hanno messo in luce
di Destro contro gli orobi- nelle scorse stagioni e che
ci, c'è da registrare la pos- tutti i tifosi sperano presto
sibilità di rivedere Avenatti di rivedere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
fin dall'inizio, visto che per


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