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intro 2015 (1) .pdf



Original filename: intro_2015 (1).pdf
Title: Microsoft Word - intro_2015.docx
Author: Witch-King of Angmar

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19° Giorno del Dodicesimo Mese dell’Anno degli Dei 14 della Terza Era – Monti dell’Azeuhr
Inverno...Neve...Gelo...Che magnifico giorno per Fundan, figlio di Kandun, giovane nano di Eldrasia. Si alzò di buon mattino, sistemò
con cura la barba, pettinandola elegantemente, fece poi lo stesso coi suoi capelli; camminò deciso fino al grande stanzone scavato
nella roccia all’interno della sua casa. Sulle maniglie d’oro c’era della polvere, erano anni che nessuno apriva quelle porte e si
apprestava a farlo lui.
Suo padre, Kandun, era uno dei comandanti della Guardia Reale di Re Domir IV , sfortunatamente mori’ pochi mesi dopo la sua
nascita e non ebbe mai l’onore di conoscerlo, tuttavia la madre a lungo narrava le grandi gesta del padre, e periodicamente,
emissari del Re venivano a farle visita per accertarsi che stesse bene e non mancasse nulla. Fin da piccolo aveva deciso di voler
seguire le orme del padre e di entrare a servire nella Guardia Reale.
Dietro quelle porte, vi era custodita con cura l’armatura del padre. Oggi l’avrebbe finalmente indossata; compiva infatti la
maggiore età e come tradizione si apprestava a partire per Efizia, dove avrebbe forgiato le sue armi e le avrebbe portate indietro,
consacrandosi cosi’ alla vita da guerriero. Cosi’, una volta indossata l’armatura, raccolto le poche cose necessarie per il viaggio,
un maglio da fabbro, diede un bacio sulla fronte della madre e lasciò casa sua.
Dopo aver camminato per circa dieci ruote, si trovò di fronte il Tavoliere di Ubdar,una splendida piana all’interno di una conca
tra le montagne, interamente innevata col sole di mezzodi’ che si specchiava sulla neve: avrebbe dovuto sorridere alla vista di
quello spettacolo scavato tra i picchi, eppure vi era qualcosa che non andava, era turbato, regnava una calma insolita, uno
strano silenzio. Si avvicinò ulteriormente a quella piana e poi d’un tratto un immenso boato, fatto delle urla inferocite di
migliaia di uomini e dal clangore metallico di migliaia di lame, gli penetrò le orecchie, un polverone di neve si sollevò di fronte
ai suoi occhi e mano a mano che la neve scendeva, veniva allo scoperto un esercito dalle enormi dimensioni. Poteva vedere orde
di barbari armati fino ai denti, uomini a cavallo, arcieri, macchine da guerra e giganti con armature di metallo. Questa imponente
armata era apparsa cosi’, all’improvviso, subitaneamente, possibile? Si udivano gli ordini strillati dai vari comandanti nella loro
lingua. Fundan rimase impietrito, terrorizzato, mille pensieri gli attraversavano la testa, non sapeva cosa fare, a meno di
quattro balzi da lui era apparso questo imponente esercito; voleva fuggire, provare a dare l’allarme...No...”Le sentinelle dei nani
avranno già scrutato quest’armata e si staranno già preparando” pensò...”Non posso fuggire...”Cominciavano a cadere fiocchi di
neve, tirò fuori il maglio da fabbro e lasciò andare le sue cose per terra, era deciso a correre contro questa armata, cosi’ fece
per correre, ma si fermò subito dopo pensando “No, mio padre non avrebbe mai fatto una cosa così stupida, non vorrebbe mai vedermi
gettare la mia vita in questo modo”... Raccolse le sue cose da terra, si voltò e cominciò a correre sulla strada del ritorno,
quando una strana sensazione di improvviso calore lo colse alla gola, cadde a terra, una freccia gli aveva trapassato il collo.
Ripensava a sua madre mentre era disteso in terra con la faccia contro il terreno ricoperto di neve, portò un braccio al petto,
versò una lacrima che divenne ghiaccio quasi istantaneamente, e cosi’ si spense Fundan, figlio di Kandun, con la neve che
gentilmente cominciava ad adagiarsi su di lui...

 

 
4° Giorno del Secondo Mese dell’Anno degli Dei 15 della Terza Era – Monti dell’Azeuhr – Campo Nanico
Era da poco calato il sole, e nel campo regnava uno strano stato di quiete; erano poche le fiaccole accese, le più grandi erano
quelle poste all’ingresso di un grande tendone. Da questo, usci’ silente, e col capo chino, il Comandante Thorgrim; aveva il volto
segnato dal dolore ed era visibilmente dolorante. La sua armatura portava i segni di una cruenta battaglia, profondi sfregi,
ammaccature e rattoppi di maglia attaccati grossolanamente.
Borin, il suo giovane attendente, anch’egli dall’aspetto logoro si avvicinò rispettosamente e poi con reverenza prese parola:
<<Comandante, ho eseguito le sue disposizioni, il figlio del Re è in viaggio verso la meta scelta da Lei, sono riuscito a dissuaderlo
dall’utilizzare il circolo rituale ed è partito sotto mentite spoglie, ho personalmente avvisato tramite un messaggero chi di
dovere, per quanto riguarda il suo arrivo...>>
Thorgrim annui’ con aria amareggiata per rivolgere all’attendente qualche breve parola:
<<Bene, bene...Ora va nel campo e avvisa tutti che partiremo nel giro di qualche ora; stiamo attendendo che la Principessa Diak
ultimi il rito funebre per il nostro Sire, non appena data alle fiamme la sua pira, ci metteremo in viaggio. Avvertili di portare
esclusivamente lo stretto necessario, non sarà un viaggio semplice, e mi piacerebbe che riuscissimo ad essere il più veloci ed agili
possibile. Va ora...>>
Borin fece un breve gesto affermativo guardando il suo Comandante, poi si voltò e si diresse velocemente verso il campo.
Camminando tra le poche tende rimaste, mentre era alla ricerca delle persone da avvisare, lo sconforto si impadroni’ del cuore
del buon soldato. Ripensava agli assurdi giorni appena trascorsi, ai suoi compagni brutalmente uccisi, all’inverosimile modo in cui
avevano perduto la loro roccaforte e all’improbabile fuga alla quale erano costretti; non gli rimaneva altro che raccogliere
le ultime cose rimaste e partire per una non ben precisata meta...
Nel frattempo un gran numero di persone si era radunato di fronte alla tenda ove la salma del Re era stata deposta, vi era un
gran silenzio poiché tutti cercavano di udire le parole pronunciate dalla Principessa Diak; la quale si apprestava ad ultimare il
rito funebre, pronunciando parole nella loro antica lingua mentre rispettosamente camminava incensando Dormir IV°; terminò
quella triste usanza ponendo la sua mano sulla fronte del caduto mentre sussurrava poche indecifrabili parole.
Re Dormir IV° era adagiato sopra una pira di legno, con la sua ascia sul petto. Dei nani operosi, cominciarono a smontare il
grande tendone in una surreale atmosfera; calarono il grande lembo di tessuto che ricopriva lo scheletro in legno, e si
allontanarono.
Thorgrim prese una torcia, e lentamente si avvicino alla pira del Re dandole fuoco, poi si allontanò, guardò i presenti e parlò
loro:
<<Coraggio, non possiamo permetterci di aspettare ancora...>>
Fece un ultimo inchino verso la pira in fiamme, si voltò e con gli altri presenti che religiosamente lo seguivano, si allontanò.

 

 
4° Giorno del Secondo Mese dell’Anno degli Dei 15 della Terza Era – Monti dell’Azeuhr – Roccaforte nella Montagna

Il fianco della montagna, dov’è sito l’ingresso della città scavata nella roccia era quasi completamente distrutto,
fino al grande Tavoliere di Ubdar; erano evidenti i segni di una feroce battaglia: c’erano uomini che raccoglievano i
cadaveri e li separavano, ammucchiavano i nani morti in grandi mucchi per poi darli alle fiamme, mentre riservavano
ai loro commilitoni un trattamento diverso, grande era il loro spirito religioso, e dopo averli disposti ordinatamente
su delle grandi pire e aver svolto dei riti funebri collettivi, davano alle fiamme anche loro. Vi erano altri uomini che
si occupavano di ripulire il campo dai resti delle macchine da guerra e dai corpi di giganti e bestie. Sui due valichi
montani che costituiscono l’ingresso in questo regno ghiacciato, stavano ergendo delle fortificazioni a difesa dei
territori appena conquistati.
All’interno della città nella montagna si respirava un’aria quasi festosa; echeggiavano rumori di baldoria e canti di
vittoria; all’interno dei grandi saloni gli uomini del nord festeggiavano tra di loro facendo baldoria, mangiando e
bevendo soprattutto ciò che avevano trovato nelle cantine della grande città. Le case di coloro che dimoravano
all’interno della montagna erano state saccheggiate di ogni bene depredabile; i forzieri reali fecero la stessa fine;
parte del bottino venne spedito nuovamente al di fuori dei confini di Eldrasia per finanziare l’arruolamento e
l’armamento di nuove truppe.
In una parte della città invece vi erano uomini differenti, che non cantavano e non si ingozzavano, erano
tranquillamente seduti vicino ai camini o riuniti intorno a tavoli a parlare e banchettare tranquillamente: non
avevano l’aspetto di uomini del nord, anzi erano estremamente ordinati e appoggiate sui fianchi delle strade e
all’interno delle case un tempo appartenenti ai nani, c’erano le loro armature di piastre, estremamente ben lavorate.
Addentrandosi ulteriormente nel cuore della montagna, percorrendo dei larghissimi ed illuminati cunicoli, si arrivava
fino alla Sala del Trono: si poteva osservare la magnificenza di una struttura nanica, si poteva apprezzare la qualità
della loro maestria. La sala aveva forma ottagonale, e su ogni lato vi erano degli enormi camini che rendevano la
sala vivibile. Sul lato opposto all’ingresso, il trono scolpito nella roccia, domina l’intera sala. Di fronte al trono,
era stato allestito un grande tavolo ove sedevano i comandanti dell’armata vittoriosa, sul centro del tavolo vi
era una grande mappa di Eldrasia, con piccoli oggetti di legno; probabilmente una mappa tattica.
<<NO!>>
Esclamò adirato un uomo vestito di pelliccia con la testa di un lupo come copricapo.
<<Non intendo prendere altri ordini da qualcuno che non sia uno di noi! Da quando ubbidiamo come gattini
ammaestrati?>>
Dopo questa sua esclamazione, altri uomini seduti al tavolo, tutti con vestiti tipici delle tribù del nord si unirono
alle dichiarazioni dell’uomo, degenerando velocemente in una sorta di caos. Ai due capi opposti del tavolo vi erano
due figure, le uniche in estremo silenzio; improvvisamente la figura più vicina al trono, un uomo, o più probabilmente
un orso date le sue dimensioni si alzò in piedi:
<<BASTA!>>
Tutti improvvisamente fecero silenzio, dando attenzione “all’orso”.
<<Noi non prendiamo ordini da nessuno, abbiamo deciso di scendere e prendere ciò che ci spetta di diritto. Abbiamo avuto
la fortuna di incontrare degli onorabili amici, con i quali condividiamo parte dei nostri interessi, ed insieme abbiamo
deciso di portare avanti questa battaglia. Non c’è nulla di disonorevole ad accettare dei consigli...>>
Guardò poi negli occhi l’uomo che aveva esclamato no all’inizio
<<E se i miei occhi non mi ingannano, questi consigli, che noi abbiamo deciso di accettare, insieme alla nostra forza,
hanno permesso di conquistare una inespugnabile città nanica!>>
Tutti si sedettero, e l’uomo al capo opposto del tavolo si alzò. Aveva i capelli bianchi, ed era alto non più di un
metro e settanta, molto magro, aveva dei vestiti di ottima fattura, attese che tutti fossero in silenzio, poi prese
parola:
 

 
<<Miei stimatissimi amici, vi prego non fraintendete i nostri consigli e il nostro contributo. Il vostro capo ha parlato
bene, sottolineando che ciò che è realmente importante è il raggiungimento degli obiettivi comuni. Il mio sovrano è
ben contento di offrirvi tutta la nostra sapienza, che unita alla vostra incredibile capacità di battaglia ha già dato
dei risultati eccezionali. I miei...I nostri sono solo dei suggerimenti su come utilizzare al meglio le risorse che vi
abbiamo ceduto, ovviamente spetta a voi l’ultima decisione su come utilizzarle. Ma suvvia, non lasciamoci traviare
da questi tediosi discorsi, dato che vorrei annunciarvi che mentre noi conversiamo cosi’ piacevolmente, Eldrasia sta
ricevendo il nostro regalo di benvenuto, mi auguro che questo ennesimo gesto, possa darvi dimostrazione della nostra
buona fede e buona intenzione nei vostri confronti. Sono certo che la nostra sarà un’alleanza forte e duratura...>>
Il suo breve discorso riscosse un discreto successo tra i presenti che alzarono i boccali alla sua salute e cominciarono
a conversare di argomenti più leggeri.
Al finire del suo discorso, mentre tutti bevevano e applaudivano, il grosso uomo osservava la mappa di Eldrasia, al
centro di essa, all’altezza di Manas Drul vi era una piccola statuina di un omino con una corona; sorrise, mentre
col dito faceva cadere la piccola statuina...

 


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