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001

FEBBRAIO/MARZO
2017
DISCOVERING MOUNT ETNA
while fire is sleeping

O più facilmente “montagna di fuoco”, era uno
dei molteplici nomi che gli arabi utilizzavano per
riferirsi al monte Etna, il vulcano attivo terrestre
più alto della placca euroasiatica, sito in Sicilia.

Il colore caratteristico della corteccia, che va dal
bianco all’ocra, spicca prepotentemente tra le
pendici ricoperte di lava nera, creando un colpo
d’occhio molto suggestivo.

La sua superficie è caratterizzata da una ricca
varietà di ambienti che alterna paesaggi urbani,
folti boschi che conservano diverse specie botaniche endemiche ad aree desolate ricoperte
da roccia. Tra gli esemplari di flora endemica più
diffusi nella zona del vulcano troviamo con grande sorpresa la “Betula Aetnensis”, una pianta
appartenente alla famiglia delle Betulaceae.

La caratteristica più peculiare, che la differenzia
dalle altre specie del genere Betula, è un apparato conduttore adattato a sopravvivere in
condizioni di caldo e freddo estremi, che consentono a questa specie di colonizzare ambienti
preclusi ad altre specie arboree. Le altezze oscillano dai 4 ai 15 metri di altezza, ma potrebbero
diminuire con l’aumentare dell’altitudine.

É il nome della conca presente sul versante
orientale dell’edificio vulcanico, formatasi più di
65.000 anni fa a causa del collasso dei centri
eruttivi del Trifoglietto I e del Trifoglietto II, i
primi crateri attivi sul suolo etneo.

Tra i principali coni eruttivi del vulcano troviamo
anche il recente Mongibello (o anche Montebello), la Voragine nata all’interno del Cratere
centrale nel 1945 e la Bocca Nuova originatasi
sempre al suo interno, nel 1968.

La Valle del Bove si presenta desertica, ricoperta da colate laviche recenti (1991-’93 e seguenti)
ed occupa una superficie di circa 37 chilometri
quadrati. Il recinto craterico all’interno del quale
si trova la valle si sviluppa per un perimetro di
circa 18 chilometri e presenta a nord e a sud pareti dall’altezza variabile tra i 400 e i 1.000 metri.

L’attività maggioritaria in tempi storici è stata
connessa a quella delle nuove bocche sommitali, di piu recente formazione: il Cratere di NordEst, il Cratere di Sud-Est ed il Nuovo Cratere
di Sud-Est, formatosi nel 2007, che in seguito
all’intensa e frequente attività stromboliana e ha
raggiunto l’altezza dei crateri precedenti

O Astragaleto, è la denominazione del paesaggio altomontano etneo, caratterizzato da una
tipica formazione pulvinare che si insedia su
sabbie vulcaniche incoerenti e permeabili. Si
tratta di una vegetazione arbustiva composta
da poche specie pioniere capaci di sopravvivere
in un ambiente inospitale di lave e sabbie incoerenti. Quasi tutte le specie sono presenti anche
in altre montagne mediterranee ma sull’Etna si
sono differenziate ed adattate all’ambiente vulcanico assumendo forme peculiari. Oltre i 3000
metri nella fascia altimetrica del deserto vulcanico, troviamo un vasto territorio di lave recenti
totalmente sterili.

Rumex Scutatus Aetnensis, Anthemis Aetnensis, Senecio Aetnensis, Viola Aetnensis,
Berberis Aetnensis sono alcune delle specie
di arbusti presenti sul suolo dell’altipiano, tutte
caratterizzate dal possedere un portamento appressato al suolo per resistere al forte vento,
alla forte intensità luminosa e alla siccità delle
alte quote formando una curiosa vegetazione
detta “a cuscino” (pulvino) che ricopre e trattiene le sabbie inerti. Tra questi più tipico è l’Astragalo o Spino Santo, un endemismo etneo che
caratterizza il paesaggio alto montano proteggendo le ripidi pendici delle aree terminali. Da
qui il nome Astragaleto,

Magma Mag è il prototipo di una rivista ideata con lo scopo di esaminare tematiche inerenti all’ambiente, in particolare lo studio dei
complessi vulcanici e della loro flora e fauna.
Tutte le foto sono state realizzate durante
un’escursione sulle pendici ed i crateri estinti
del vulcano Etna, nell’ Autunno del 2015.

Progetto Grafico & Fotografico
Stefano Di Mario
Accademia Albertina di Belle Arti di Torino
Tecniche Grafiche Speciali
Prof. Pasquini


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